Il neuromarketing nel 2025 riguarda ognuno di noi. Molto facilmente infatti – oggi più che mai – ci si può ritrovare nella condizione sia di consumatore che di venditore. Se hai un pastificio artigianale oggi (più di 10 anni fa magari) è molto probabile che ti faccia la pagina Instagram e l’account TikTok per sponsorizzarti. Ma ciò (ovviamente) non esclude che tu veda altre pubblicità altrove, e pure troppe. E questo è soltanto un esempio su un milione che si potrebbero fare. Il concetto è che oggi si può vendere davvero di tutto e molti che prima non potevano farlo, ora hanno più mezzi per buttarsi nella mischia. Più media e più persone che sponsorizzano, ci conducono a una saturazione del mercato e a sovrastimolazioni sensoriali (per non parlare del brainrot).
Questi fattori vanno tutti tenuti da conto per vivere consapevolmente i media e operare con efficacia nel marketing digitale: e il neuromarketing nel 2025 lo fa, più di quanto abbia mai fatto. Sapere cos’è il neuromarketing, capire a cosa serve, come si sta sviluppando e le sue applicazioni è molto importante oggi per chiunque sia esposto a pubblicità e a contenuti sul web, e per chi lavora dietro le quinte.
È tutta una questione di percezione
Le ultime tecnologie più sorprendenti si basano tutte sul nostro cervello. Vedi le reti neurali, che sono alla base degli ultimi modelli di IA e degli studi che si stanno facendo in tutto il mondo sull’intelligenza artificiale generale. L’obiettivo è capire il più possibile – a livello strutturale – una delle zone più criptiche del nostro corpo, di cui ancora sappiamo poco. Ma oggi sappiamo un bel po’ su come il cervello inconsciamente interpreta – ad esempio – colori, forme e linguaggio, sia visivo che verbale. Questo attraverso studi che riusciamo a fare non solo direttamente in ambito medico scientifico, ma anche sociologico.
I social ad esempio, la realtà virtuale, la realtà aumentata e il metaverso sono tutti campi dove si riesce a capire ancora meglio come la percezione umana si modella intorno a nuovi media, cosa vi succede all’interno, e quindi come i media stessi creino modelli percettivi. Oltre a questo approccio più indiretto (e con maggiore rischio di essere speculativo) ci sono strumenti che ci permettono di indagare più direttamente la percezione umana, anche relativamente a basso budget. Te ne parlerò meglio più avanti.
Prima è importante sapere che il focus è sulla percezione. La percezione dell’essere umano, che va considerata ed esplorata sempre in qualsiasi strategia di marketing digitale. Ma anche quando ci guardiamo allo specchio o intorno a noi. Infatti la nostra realtà è modellata dalla nostra percezione. Per gestirci o cambiare quello che non ci piace, capire cosa ci accade inconsciamente può darci una mano in ogni aspetto della vita.
Cos’è il neuromarketing
Il neuromarketing è la disciplina che unisce neuroscienze e marketing per studiare come il cervello umano reagisce agli stimoli comunicativi (che siano promozionali o informativi). Lo scopo di questi studi è conoscere e prevedere le scelte degli utenti. In questo modo si ha la consapevolezza per strutturare una landing page, uno spot pubblicitario, un logo o un copy. Utile per anticipare trend, ottimizzare le campagne SEO e SEA e creare connessioni solide.
Entrando un po’ più nello specifico, il neuromarketing nel 2025 si basa sull’analisi di segnali fisiologici e neurali, come le onde cerebrali, il battito cardiaco o i movimenti oculari. Tutte (grosso modo) azioni inconsce. Inconscio che – secondo diversi studi come quello di Gerald Zaltman – sappiamo direzionare il 95% delle decisioni d’acquisto. E il pubblico si può raggiungere da sempre più canali.
Ritornano a Zaltman, ti lascio intanto questo webinar sulle 7 qualità di una mente aperta da guardare quando vuoi. Anche se è rivolto a chi fa marketing, è utile a tutti e ti dà una prospettiva ampia per comprendere meglio il neuromarketing nel 2025, il suo ruolo e le sue implicazioni dirette e indirette:
Come il consumatore può influenzare il neuromarketing
Siamo tutti un po’ venditori e un po’ consumatori. E in pratica viviamo in un mercato che non è mai stato così ampio, sfaccettato e globalizzato. Chiunque ha un cellulare in mano e scrolla su un social, chiunque guarda la tv, chiunque vede un cartellone pubblicitario per strada, viene continuamente chiamato a scegliere di dare attenzione a una cosa piuttosto che a un’altra.
Su questo fa gioco il neuromarketing, che individuando e misurando gli effetti, sperimenta per trovare le cause. Con lo scopo, abbiamo detto, di prevedere e influenzare le scelte di acquisto. Ed è qua che entra in gioco il ruolo proprio del consumatore, che a seconda della sua consapevolezza può fare delle resistenze, andando a influenzare a sua volta le soluzioni che cerca di dare il neuromarketing: ovvero quale stimolo penetra di più il consumatore.
Infatti, se il consumatore sa che la pubblicità ha una certa musica, certe immagini, un certo ritmo di montaggio per influenzarlo, sarà davvero così partecipativo come era prima di esserne consapevole oppure applicherà resistenze? È in questo campo anche che si muove il neuromarketing nel 2025: adattarsi alla crescente diversificazione dei consumatori in termini di consapevolezza. Fattore, questo, che porta questa disciplina, come altre, a migliorare.
Come si sta sviluppando il neuromarketing nel 2025
Nel 2025, il neuromarketing si evolve rapidamente grazie a tecnologie avanzate e a una maggiore accessibilità degli strumenti. L’intelligenza artificiale ovviamente sta rivoluzionando il settore, come sta facendo più o meno in ogni campo. Infatti è utilissima la capacità dell’IA di analizzare grandi quantità di dati neurali in tempo reale per prevedere reazioni emotive con precisione. IA integrabile anche in strumenti più tradizionali come l’elettroencefalogramma e l’eye-tracking – un tempo più costosi e grossolani – che ora sono ora più economici e raffinati, quindi più accessibili anche alle PMI.
Il metaverso intanto apre a studi sul comportamento umano in ambienti virtuali, misurando attenzione e coinvolgimento con visori dotati di sensori biometrici.
Il mercato del neuromarketing, quindi, nel 2025 è sicuramente in crescita da un punto di vista tecnologico. Ma l’innovazione, oggi più che mai, passa anche dai metodi. Soprattutto in Europa, le normative sulla privacy (come il GDPR) e la crescente preferenza verso brand identity più etiche, impongono alla ricerca di trovare nuovi metodi di sperimentazione e raccolta dati. Non scadere nella manipolazione è complicato ma necessario: ed è proprio in questo che il neuromarketing nel 2025 si sta sviluppando.
Ma cosa esiste oggi? Quali sono le applicazioni pratiche di neuromarketing nel 2025?
Applicazioni pratiche di neuromarketing nel 2025
Neuromarketing nella SEO
Nella SEO, il neuromarketing si concentra su come il cervello reagisce ai titoli e alle parole chiave:
- titoli emozionali aumentano la CTR,
- analizzando i dati di eye-tracking, si scopre quali termini o frasi catturano l’attenzione, cosa che permette di strutturare contenuti che rispondono all’intento di ricerca inconscio ed emotivo degli utenti,
- quindi questo si riflette sulla strutturazione grafica del testo, sulla scelta del font e sull’utilizzo di corsivi e grassetti,
- e direziona la ricerca e la scelta di parole chiave per intercettare ricerche spontanee.
Neuromarketing nell’UX
Nella UX, il neuromarketing guida il lavoro di design:
- colori come il rosso creano urgenza, mentre il blu trasmette fiducia, influenzando il tempo di permanenza sul sito.
- l’eye-tracking rivela dove gli utenti guardano, ottimizzando il posizionamento delle call to action,
- quindi si riduce la frequenza di rimbalzo e di abbandono,
- quindi si migliorano le conversioni.
Neuromarketing nella pubblicità
- Analizzando reazioni cerebrali si scopre quali immagini, colori o suoni generano emozioni forti,
- nella pubblicità digitale, si traccia cosa succede nei primi 3 secondi: dov’è andato l’occhio? C’è stata un’emozione significativa?
- Nelle campagne TV e nei social col neuromarketing nel 2025 si possono cogliere le narrazioni che attivano emozioni come l’empatia, importante da identificare nel contest del fund raising,
- piattaforme come Meta già analizzando i dati biometrici per personalizzare i contenuti, quindi per sviluppare algoritmi.
Realtà italiane che applicano il neuromarketing nel 2025
Strumenti utilizzabili
- elettroencefalogramma (EEG), che misura le onde cerebrali per valutare attenzione ed emozioni,
- l’eye-tracking traccia i movimenti oculari, rivelando cosa attira l’attenzione su siti web o packaging: puoi provare strumenti come Tobii Pro.
- la risonanza magnetica funzionale (fMRI), pur costosa, offre una mappatura dettagliata delle aree cerebrali attivate, utile per campagne di alto budget.
- le misurazioni biometriche (battito cardiaco, conduttanza cutanea) monitorano l’eccitazione emotiva, spesso integrate con l’EEG,
- l’intelligenza artificiale potenzia questi strumenti analizzando dati in tempo reale: puoi provare software come Neurons o Emotiv,
- per la SEO, puoi provare tool come Hotjar combinati con eye-tracking.
- per il metaverso, esistono visori dotati di sensori per misurazioni biometriche.
I 6 consigli strategici per usare il neuromarketing nel 2025
- Investi in storytelling emotivo su qualsiasi media: narrazioni che parlano alle emozioni attivano il cervello limbico.
- Testa i tuoi contenuti con A/B testing neurologico: usa quindi eye-tracking o EEG per confrontare titoli o immagini, scegliendo quelli con maggior impatto emotivo.
- Semplifica il più possibile l’esperienza utente: preferisci design chiari e intuitivi, così riduci lo stress cognitivo.
- Personalizza con dati biometrici: analizza reazioni inconsce e adatta le offerte in base a queste.
- Sii trasparente sulla richiesta e l’uso dei dati personali per evitare capitomboli etici.
- Integra il neuromarketing con la tua strategia digitale: quindi ottimizza SEO e UX basandoti su insight neurali per migliorare conversioni.
Ma da dove comincio?
I 6 consigli puoi seguirli uno alla volta già da oggi. Non esistono soluzioni tutte uguali: esiste la tua, che dovrai scoprire strada facendo. Inizia con strumenti accessibili (come l’eye-tracking) e scala verso strumenti più avanzati a mano mano che cresci. Non solo economicamente. Infatti se prevedi di un’utilizzare in futuro strumenti che necessità della presenza e della fiducia delle persone, costruiscitela partendo da quello che puoi: dalla narrazione emotiva, e dagli strumenti che puoi usare per raccogliere i primi dati e migliorare.
Ricorda infine che tu li starai cominciando a usare da oggi, ma non sono cose nate ieri. Occhio a come ti ci approcci. Nel 2025, il successo di un’applicazione di neuromarketing non dipende tanto dalla tecnica e dai numeri: ma dalla capacità di connettersi al subconscio dei clienti senza manipolarli. Questo perché è ciò che paga di più nel lungo termine.