Apri Analytics, scopri che il traffico sul tuo sito web c’è, le visite arrivano, ma gli utenti se ne vanno subito: bounce rate alto. Ed ecco che scatta l’ansia.
Il mio sito non funziona. Sto buttando soldi e tempo. Google mi penalizzerà. Le persone scappano dal mio sito.

La verità è che il bounce rate alto è uno dei dati più fraintesi del web. Infatti spesso viene interpretato come l’indice di un’esperienza utente fallimentare. Ma parliamo di un segnale grezzo, che va letto nel contesto giusto. Certo, alcune volte indica davvero un problema reale; altre, invece, racconta semplicemente che l’utente ha trovato subito ciò che cercava ed è andato via soddisfatto.
In sostanza quindi il bounce rate alto può essere un segnale negativo, un segnale neutro o addirittura positivo. Il punto allora non è abbassare il bounce rate a tutti i costi. Ciò che serve è contestualizzare precisamente questo segnale e sapere cosa fare di partenza per evitare che le persone scappino dal tuo sito senza nemmeno rendersene conto.
Indice dei contenuti
Cos’è davvero il bounce rate
Il bounce rate indica la percentuale di utenti che entrano in una pagina del tuo sito e se ne vanno senza compiere altre interazioni: zero click, zero cambi pagina, zero eventi tracciati. Una visita di rimbalzo, appunto: una toccata e fuga.
Il problema nasce quando questo numero viene letto fuori contesto. Molti lo interpretano come un giudizio assoluto sulla qualità del sito, ma il bounce rate non misura la soddisfazione o la qualità del tuo sito, misura solo un comportamento. Questo indicatore ci dice solo una cosa: l’utente non ha fatto altro oltre a ciò che vedeva subito.
Un utente infatti potrebbe:
- entrare in una pagina,
- trovare le risposte che cercava,
- chiudere la scheda.
Tecnicamente si tratta di un rimbalzo. Dal punto di vista dell’esperienza è un successo.
Ma perché il bounce rate viene frainteso?
Il fraintendimento nasce dal fatto che per anni il bounce rate è stato usato come una sorta di termometro universale della performance. Ma in realtà è un dato che ha senso solo se incrociato con:
- il tipo di pagina web,
- l’intento di ricerca dell’utente,
- l’obiettivo del sito.
Un articolo informativo, una pagina di contatti o una landing molto focalizzata hanno dinamiche completamente diverse rispetto a un e-commerce o a un sito multipagina.
Quando il bounce rate alto NON è un problema
In molti casi un alto tasso di rimbalzo è del tutto fisiologico, se non addirittura sano.
Succede spesso con i contenuti informativi. Un utente cerca una risposta precisa, arriva sul tuo articolo, la trova in qualche secondo e se ne va. Non naviga, non clicca, non esplora. Semplicemente non aveva bisogno di altro.
In casi come questo il bounce rate racconta efficienza, non fallimento. E lo stesso vale per siti mono-pagina, dove l’obiettivo è fornire un’unica informazione, un contatto o lanciare un messaggio chiaro in unico spazio.

Alcune query implicano risposte rapide e puntuali
Eh sì: l’intento di ricerca dell’utente è fondamentale per interpretare il bounce rate. Se il tuo contenuto intercetta bene un intento di ricerca che non necessita azioni e approfondimenti, il rimbalzo è una conseguenza naturale: questo cosa ci insegna?
Che quando leggiamo il bounce rate dobbiamo domandarci se quel valore è coerente con lo scopo della pagina: vuoi che l’utente segua un percorso lungo o vuoi una conversione immediata?
Quando invece il bounce rate è allarmante
Se stai portando traffico verso un sito che dovrebbe accompagnare l’utente a esplorare, approfondire o compiere un’azione, se vedi bounce rate alto allora hai un problema.
Qui hai poco da relativizzare: devi capire dove c’è stato il cortocircuito.
In pagine di servizio, nelle home page o nelle landing pensate per convertire, l’utente arriva con aspettative e obiettivi:
- capire chi sei, cosa fai e come lo fai,
- se sei affidabile,
- cosa può ottenere.
Se se ne va immediatamente significa che qualcosa non ha funzionato nei primi secondi. E spesso questa scelta non è totalmente consapevole.
E cosa può indicare in questi casi un alto tasso di rimbalzo?
- Un disallineamento tra promessa e contenuto.
- Mancanza di chiarezza.
- Esperienza che genera frizione.
- Problemi tecnici e di esperienza utente.
L’utente non scappa quindi perché ha analizzato il sito e non gli è piaciuto. Ma ha percepito che non valeva la pena restare, dedicare tempo, attenzioni, aspettative.
Ed è in questo territorio che vanno ricercate le cause.
Le 5 cause più comuni di bounce rate alto e cosa fare per evitarlo
Quando il bounce rate è alto – e non dovrebbe esserlo – raramente c’è un solo colpevole. Nella maggior parte dei casi si tratta di segnali combinati: di più micro-problemi che sommati rendono l’esperienza utente poco invitante. E questi segnali spesso non vengono interpretati e analizzati uno per uno, ma lanciano un unico messaggio immediato:
Qui non fa per me.
Se vuoi evitare che un utente pensi questo, osserva le cause più comuni di bounce rate: scopri cosa NON fare per capire cosa fare.

1) Incoerenza tra aspettativa e realtà
L’utente arriva da una ricerca, da un annuncio o da un link con delle aspettative piuttosto chiare. Se il contenuto mostrato complica l’aspettativa o trasgredisce una promessa, la fiducia si rompe prima ancora che inizi la lettura. Oggi che è sempre più difficile distinguere tra truffe e offerte e tra realtà e finzione, le persone sono sfiduciate e hanno bisogno di coerenza. Diamogliela, per quanto possiamo. Evita di fare promesse che non puoi mantenere soltanto per sgraffignare attenzioni.
2) La pagina manca di chiarezza
Ciò che è chiaro o che piace a te comunicativamente, non è detto che sia in linea con la comprensione dell’utente che atterra sulla tua pagina e con il suo linguaggio. Molte attività trascurano le indagini di mercato, lo studio del target e del suo linguaggio, puntando tutto sull’offerta.
Il tuo prodotto e il tuo servizio possono essere di qualità altissima e a un buon prezzo, perché fai impresa onestamente. Ma se scrivi testi introduttivi vaghi, se cerchi di impressionare con slogan autoreferenziali o preconfezionati, se parli di te senza chiarire prima cosa può ottenere l’utente per se stesso, lo stai allontanando: perdi l’opportunità di far conoscere la tua offerta a chi potrebbe apprezzarla. E qua è inutile puntare i piedi e dire:
Eh ma non è colpa mia se la soglia di attenzione si è abbassata e la gente non ha voglia di leggere!
L’utente va accompagnato: sei tu che devi andargli incontro, non il contrario. Spesso basta asciugare e cambiare l’ordine dei contenuti per invogliare l’utente ad approfondire e a capirti.
3) Attrito cognitivo
Per favore: non darmi troppi stimoli.
Questo è quello che ti potrebbe dire un povero utente bombardato tutto il giorno da annunci, feed social e pubblicità di ogni tipo. Se si trova davanti layout confusi, troppe opzioni e call to action, ed elementi che competono tra loro per attirare l’attenzione, percepirà sforzo. E la via d’uscita più semplice è scappare.
4) Non accompagni i passi dell’utente
Se l’utente non capisce cosa può e dovrebbe fare una volta atterrato sulla pagina, ti trovi davanti a un problema fondamentale di UX: l’assenza di un prossimo passo chiaro per l’utente.
Questo accade quando non tracci adeguatamente un percorso preciso: se manca, il rimbalzo diventa la conclusione naturale.
5) Scarse prestazioni, scarsa leggibilità, inaccessibilità, sito no responsive
Già: il bounce rate non è solo una pura questione di interfaccia utente. Le cause più comuni si possono anche ricercare in errori tecnici. Anche qui non è sempre il singolo problema a generare il bounce rate, ma è la combinazione di più fattori che nell’insieme causano effettivi problemi di fruibilità della pagina. Se un sito è lento, non voglio aspettare che si carichi e non voglio usufruire dei contenuti a bocconi: potrei pensare addirittura che è la mia connessione a non funzionare. Quindi mi distolgo dal tuo sito, aggiorno la pagina, la cambio… insomma: faccio tutto tranne che approfondire il tuo sito. Se il font che utilizzi per scrivere i contenuti mi è ostico, e se non rispetti una gerarchia tipografica coerente col contenuto, farò fatica a leggerti e il tuo messaggio non mi arriverà mai fluido. Quindi scapperò!

Peggio se sono ipovedente o daltonico e il tuo sito non è accessibile
E se stai pensando una cosa tipo:
Eh non è che ora – con tutto quello che ho da fare – devo mettermi PURE a fare i siti per ipovedenti e daltonici… quanti saranno? 4 gatti?
Ricrediti, perché solo in Italia si stima ci siano circa 2 milioni di persone con disabilità visiva e 2 milioni e mezzo di persone daltoniche. Per intenderci, superano la popolazione di Milano e Torino sommate insieme. E sì: queste persone vanno sul web e sono clienti come tutti gli altri.
L’ultimo problema tecnico da non sottovalutare MAI riguarda i siti responsive.
Oggi è fondamentale (a prescindere dal bounce rate) avere un sito ottimizzato sia per desktop, sia soprattutto per mobile. La maggior parte degli utenti oggi visita i siti da mobile: se si trova davanti un sito spezzato (perché è stato solo sviluppato per desktop) la professionalità e la chiarezza vanno a farsi benedire.
E la conseguenza – come puoi immaginare – spesso è un bello, velocissimo rimbalzo.
Il bounce rate non va temuto: va capito
Su strumenti come Google Analytics ti può capitare di vedere frecce rosse: segnali allarmanti che qualcosa non va e che bisogna agire subito per risolvere il problema.
Lo scopo di questo articolo è farti fare le domande giuste prima di agire, perché (come abbiamo visto nel caso di mono pagine informative e articoli) il rimbalzo può anche essere segnale di efficienza, a prescindere da freccette rosse e da quello che non va bene per altri.
Ma anche perché – in generale – non è bene agire sul dato senza aver capito cosa rappresenta. Infatti il bounce rate non è una diagnosi: è un sintomo, un dato, un indice.
Quindi non ha senso darsi l’obiettivo in sé di ridurre il bounce rate, perché potrebbe portarti a fare scelte che in realtà lo vanno ad alzare, come ad esempio inserire più call to action, più pulsanti o ridurre troppo all’osso i tuoi contenuti.
Da dove partire per abbassare il bounce rate
Perciò, prima di farti spaventare e ossessionare dalle metriche, ti invito a leggere il comportamento umano dietro questo dato. Nel pratico, quindi, se hai un sito multi pagina o una qualsiasi pagina web che invita a un’azione che non viene fatta, parti dalle 5 cause più comuni.
Usale come base per analizzare il tuo sito (o farlo analizzare), con lo scopo di rispondere a questa domanda:
l’esperienza che sto offrendo ha davvero senso per chi arriva sul sito?
Parti da qui e troverai chiarezza.










