# Sitemap per AI crawler – Kilobit Web Agency > Questo file raccoglie estratti e metadati delle nostre pagine e articoli per supportare i modelli di linguaggio nell’analisi dei contenuti di Kilobit Web Agency, specialisti in realizzazione siti web e digital marketing. > In questo file: 1. Elenco riassuntivo di Pagine e Articoli: [Titolo] – [URL] – [Meta description] 2. Sezione "Detailed Content": Titolo, Published, Modified, URL (e Categorie per gli articoli) Riassunto (prima delle 400 parole) Contenuto (prime 400 parole) --- ## Pagine - [Realizzazione Siti Web Milano](https://kilobit.it/realizzazione-siti-web-milano/): Kilobit web agency su Milano Realizzazione Siti Web a Milano per aziende e startup Milano è una piazza enorme per... - [Realizzazione Siti Web Roma](https://kilobit.it/realizzazione-siti-web-roma/): Kilobit Web Agency su Roma Realizzazione Siti Web a Roma: la presenza digitale per professionisti e imprese Ci si può... - [Promo Palestre](https://kilobit.it/promo-palestre/): Per titolari di palestre che vogliono DAVVERO nuovi iscritti Più iscritti in palestra nei primi 60 giorni — nessun rischio... - [Realizzazione Siti Web Torino](https://kilobit.it/realizzazione-siti-web-torino/): Kilobit Web Agency Torino Realizzazione Siti Web a Torino per aziende, professionisti e PMI Realizzare siti web è la base... - [Gestionale su Misura](https://kilobit.it/gestionale-su-misura/): Il tuo software gestionale su misura! 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Oppure serve cedere la propria immagine, il proprio messaggio, la propria professionalità e la propria arte a sistemi algoritmici che confezionano illusioni di visibilità? No. Quello che ti serve per differenziarti non sono artifici e bolle che si sgonfiano subito: ma uno strumento stabile e collaudato. Costruisci così una presenza digitale autorevole, pronta per la percezione dei clienti che davvero sono interessati a quello che offri, affini alla tua visione, pronti e disposti a sceglierti oggi... ma che ancora ti stai perdendo! Scopri di più Contattaci ora Perché investire nella realizzazione di un Sito Web a Milano? Investire nella realizzazione di siti web a Milano, se hai un’azienda o una startup che si deve avviare e iniziare a far conoscere sulla piazza, significa creare una brand identity digitale e proporla per farla conoscere, riconoscere e scegliere. Un sito pensato apposta per te implica avere uno strumento per intercettare le ricerche dei tuoi potenziali clienti e per misurare il loro coinvolgimento. Darsi la possibilità di differenziarsi senza contorsioni e giri di parole: ma con i fatti, che corrispondono a un’esperienza utente ottimale, a una comunicazione trasparente e personalizzata, al piazzamento sui motori di ricerca e a funzioni che non siano accessorie: ma davvero necessarie. Digitalizzarsi con criterio può farti raggiungere: PRIME POSIZIONI SUI MOTORI DI RICERCA BRAND AWARENESS I CLIENTI CHE FANNO AL CASO TUO Contattaci ora Come Kilobit Web Agency lavora a Milano Il nostro approccio alla realizzazione di siti web professionali, si basa sull’ascolto delle tue necessità specifiche e sullo studio del tuo target, rapportati a studi di mercato e alle migliori e più recenti tecniche di web design e di comunicazione di brand. 1 Prima di tutto troviamo il dominio più rappresentativo e potente per la tua attività insieme al servizio di hosting più affidabile e conveniente 2 Progettiamo l’UX del sito, creando prototipi e alberature 3 Realizziamo contenuti scritti, immagini e video con professionalità e passione 4 Lavoriamo sulla responsività del sito, così che sia fruibile in maniera ottimale su tutti i... --- - Published: 2025-07-28 - Modified: 2025-10-28 - URL: https://kilobit.it/realizzazione-siti-web-roma/ Kilobit Web Agency su Roma Realizzazione Siti Web a Roma: la presenza digitale per professionisti e imprese Ci si può costruire una reputazione e avere clienti a Roma anche senza realizzare siti web. Infatti hai sempre nuovi clienti con canali tradizionali, non devi mai correre loro dietro e hai così tanto lavoro che devi rifiutarlo... vero? Oggi una presenza digitale autorevole in quasi tutti i settori è il veicolo necessario per arrivare dove vuoi, specialmente se sei un professionista o se hai una PMI. L’obiettivo è farti trovare dai clienti giusti quando hanno bisogno di te, quando sono pronti a riconoscerti, a capire la tua offerta e a percepirla come necessaria e conveniente. Hai appena trovato la tua agenzia web su misura, la tua agenzia creativa a Roma, il tuo studio di comunicazione: chi può realizzare il tuo sito web in ogni suo aspetto. Scopri di più Contattaci ora Perché investire nella realizzazione di un sito web a Roma Roma è piena di mercati competitivi per qualsiasi attività. Ed è piena di gente. Cercare di farsi notare da tutti è inutile, come stare fermi ad aspettare che ti chiamino. I siti web professionali, con un web design strutturato e con dietro un lavoro di SEO localizzata e targettizzata, diventano lo strumento che ti evita di fare le capriole sui social e di perdere tempo con i clienti che non sono in linea con la tua offerta. I siti internet professionali quindi sono la chiave per: UNA PRESENZA DIGITALE AUTOREVOLE TRASMETTERE AFFIDABILITÀ TROVARE I CLIENTI GIUSTI Contattaci ora Come lavora la nostra web agency su Roma Kilobit è la tua agenzia web su misura. Così su misura, che ha importato i suoi servizi di realizzazione siti web anche a Roma, studiati per le necessità e le dinamiche del tuo mercato specifico. Noi ti diamo lo strumento e tutte le istruzioni necessarie per sfruttarlo al meglio. Il resto ce lo metti tu, con la tua identità e professionalità:1Prima ti troviamo e prendiamo il migliore dominio, appoggiandoci a hosting validi2Poi progettiamo il sito, partendo dall’esperienza che l’utente dovrà fare3Riempiamo il tuo sito di contenuti scritti, di immagini, video e funzioni speciali4Adattiamo il sito a ogni dispositivo5Ottimizziamo il piazzamento sui motori di ricerca, incluse le prestazioni tecniche del sito6Rifiniamo la user experience in base ai test di usabilità7Integriamo strumenti di analisi e tracciamento8Dopo il lancio, hai il sito chiavi in mano e assistenza Quali... --- - Published: 2025-06-17 - Modified: 2025-12-09 - URL: https://kilobit.it/promo-palestre/ Per titolari di palestre che vogliono DAVVERO nuovi iscritti Più iscritti in palestra nei primi 60 giorni — nessun rischio e ci paghi solo se funziona. 9 palestre su 10 ottengono nuovi iscritti già nel primo mese Gestione gratuita per 2 mesi • Budget pubblicitario flessibile • Zero vincoli La maggior parte dei nostri clienti ottengono risultati già nei primi 30-60 giorni. I dettagli li vediamo insieme in call VOGLIO NUOVI ISCRITTI Caro Titolare di Palestra, Se stai leggendo questa pagina, probabilmente ti riconosci in almeno una di queste situazioni: Ricevo nuovi iscritti solo da passaparola, non dal web. Ho investito in agenzie che promettevano risultati... ma nulla è cambiato Gestire la pubblicità mi ruba soldi e tempo prezioso in palestra. Non so quale promozione attira davvero nuovi clienti. Se ti ritrovi anche solo in UNA di queste voci... ... allora quello che sto per mostrarti potrebbe essere la svolta che cerchi da anni. ma prima, lascia che ti faccia una domanda brutale: Quanti soldi hai già buttato in pubblicità che non ti hanno portato nuovi iscritti? Se sei come il 90% dei titolari di palestra che incontro, la risposta è nell’ordine delle centinaia o migliaia di euro. La Storia di Ogni Imprenditore (Forse Anche la Tua) CAPITOLO 1: Provo a fare la pubblicità da solo Metto qualche annuncio online, stampo volantini, magari provo una campagna su Facebook. Risultato? Arrivano solo curiosi o richieste inutili. CAPITOLO 2: Mi affido a un’agenzia “Portiamo clienti nella tua palestra”, mi dicono. Pago, compilo moduli, aspetto. Passano i mesi... nessun vero iscritto. E in più, ti vincolano con un contratto di almeno un anno. CAPITOLO 3: Punto e a capo Cambio offerte, cambio strategia, cambio agenzia. Ma i risultati non arrivano. E mi sembra di essere sempre fermo allo stesso punto. CAPITOLO 4: Cerco qualcuno che ci creda insieme a me Non un fornitore. Non l’ennesima agenzia. Cerco qualcuno disposto a investire con me, a condividere il rischio e i risultati. Qualcuno che non prometta, ma che dimostri. E adesso ti faccio una domanda: Ma cosa succederebbe se ti dicessi che... ESISTE un modo completamente DIVERSO di portare nuovi iscritti in palestra? NON paghi 1 euro all'agenzia fino a quando non vedi risultati REALINON rischi di buttare soldi in pubblicità che non funzionanoNON perdi tempo con offerte o strategie che non portano nuovi clientiNON ti ritrovi a dover fare tutto da soloUn modo dove... --- - Published: 2025-05-06 - Modified: 2025-10-28 - URL: https://kilobit.it/realizzazione-siti-web-torino/ Kilobit Web Agency Torino Realizzazione Siti Web a Torino per aziende, professionisti e PMI Realizzare siti web è la base di un’attività online su Torino. Un sito è la vetrina, è il manifesto, è l’identità di un brand offerta agli occhi di milioni di persone. Un sito web è l’opportunità di farsi vedere, conoscere e scegliere. Oggi chiunque può improvvisare una pagina con un logo, qualche frase, due immagini e un form di contatto... ma non tutti sanno farla decollare. Noi di Kilobit invece siamo esperti nella realizzazione siti web a Torino e provincia, grazie alla nostra conoscenza del mercato locale e alla nostra esperienza in SEO e SEA, nella creazione di e-commerce, siti WordPress, marketing digitale, social media, siti con CMS personalizzati, grafica e produzione audiovideo: tutto ciò che serve per piazzarsi online e convertire. Non improvvisare! Vai sul sicuro con Kilobit. Scopri di più Contattaci ora A cosa serve la realizzazione di un Sito Web a Torino? Realizzare un sito web a Torino significa annunciare che c’è una nuova attività sulla piazza: è ora di conoscere il tuo brand, la tua visione, e di approfittare dei tuoi prodotti e servizi. La realizzazione di un sito web quindi serve ad avere visibilità online e attrarre clienti nuovi, così da costruire credibilità, autorevolezza e consolidare la propria presenza sul mercato. Quindi il sito web serve come piattaforma di informazione e promozione attraverso una comunicazione verbale ed estetica che rispecchia la tua identità, cosa offri e come. VISIBILITÀ CREDIBILITÀ CONVERSIONI Contattaci ora Gli step della realizzazione di Siti Web professionali Rivolgersi a un’agenzia digitale di Torino per lo sviluppo di siti internet garantisce un lavoro pulito e su misura per le tue necessità e in relazione ai tuoi target locali. Un lavoro metodico, studiato nel dettaglio in nome dell’ottimizzazione tecnica, artistica, narrativa, comunicativa e della sicurezza. 1Scegliamo domini e hosting sicuri e affidabili2Progettiamo una struttura chiara e intuitiva3Creiamo contenuti di alta qualità (0% IA)4Adattiamo il sito web a ogni dispositivo5Ottimizziamo la SEO e le performance tecniche6Curiamo user experience e accessibilità7Integriamo CMS, strumenti di analisi e tracciamento lead8Offriamo supporto e gestione post lancio Quanto costa far realizzare un Sito Web a Torino? Noi di Kilobit proponiamo un servizio modulare sottoforma di 3 pacchetti senza fronzoli. Puoi optare per una landing monopagina, per un sito multipagina completo con CMS integrato, oppure per un e-commerce pronto alla vendita e facile da gestire. Contattaci ora... --- - Published: 2024-02-07 - Modified: 2024-11-05 - URL: https://kilobit.it/gestionale-su-misura/ Il tuo software gestionale su misura! Ottimizza i processi di gestione della tua attività. Seleziona e crea le funzioni ideali per raggiungere adesso gli obiettivi che hai sempre desiderato. Personalizzato per ogni necessità Progettiamo e sviluppiamo un software gestionale aziendale completo, unico, intuitivo e scalabile. Si adatta alle tue necessità, è facile da usare e cresce insieme a te. Piccole e Medie Imprese Un servizio altamente versatile per soddisfare senza distinzioni le esigenze di aziende medie e piccole. Attività Specifiche Negozi, ristoranti, locali, farmacie, panetterie... questi sono solo esempi dei clienti che hanno già scelto Il software gestionale su misura di Kilobit. Contattaci Funzionalità Ottimizzazione della contabilità, gestione del personale, dei clienti e delle forniture. Un software gestionale personalizzato programma, esegue e velocizza i processi che desideri. Monitora, analizza ed elabora rapidamente i dati utili a prendere decisioni, mantenendo tutto facilmente fruibile e al sicuro. Un software gestionale su misura si può integrare con qualsiasi altro software già esistente, diminuisce i costi operativi, amministrativi, di inventario e annulla il carico di lavoro umano su processi automatizzabili, così come le possibilità d’errore, quindi eventuali ritardi e la necessità di effettuare correzioni. Contattaci Il tuo software gestionale su misura in 6 passi Tutto inizia dalla tua volontà e dalla tua immaginazione. A renderle ideali, e poi reali, ci pensiamo noi. Guarda come. Analisi: Kilobit si impegna a comprendere le tue esigenze specifiche per definire insieme come dovrà essere e cosa dovrà fare il software gestionale aziendale. Già da qui adattiamo la tua idea alle migliori opzioni di concepimento e sviluppo. Progettazione: L’idea si definisce ancora di più. Disegniamo l’architettura del software, l'interfaccia e le sue modalità di utilizzo. Facciamo in modo che sia tutto il più semplice ma il più efficace possibile. Implementazione: La prima versione del tuo software gestionale prende vita. Durante questo processo applichiamo metodologie agili per favorire un avanzamento fluido e iterativo, permettendoti di monitorare e testare progressivamente le funzionalità implementate. Collaudo e Debugging: Prima del lancio Kilobit esegue test approfonditi per identificare e risolvere eventuali anomalie o malfunzionamenti, garantendo che il software gestionale personalizzato sia stabile, sicuro, performante e scalabile. Deployment e Formazione: Il tuo software gestionale personalizzato diventa operativo. Kilobit in questa fase si occupa di implementarlo nell'ambiente di produzione, assicurando una transizione fluida e minimizzando l'impatto sulle operazioni quotidiane. Offriamo anche una formazione dettagliata al tuo team. Manutenzione, Monitoraggio e Assistenza: Kilobit ti rimane accanto anche... --- - Published: 2022-07-08 - Modified: 2025-11-03 - URL: https://kilobit.it/agenzia-comunicazione-torino/ A cui tutti vorranno credere. Agenzia di Comunicazione Torino. Personal branding Personal branding Fatti conoscere e apprezzare, difendi la tua immagine. Comunica in modo efficace con il supporto dei dati. Renditi indipendente dai contenuti virali, diventalo tu! Comunicazione indiretta Mostriamo il tuo brand milioni di volte, anche mascherato. Proponi il tuo bene o servizio a utenti realmente interessati. Proteggi e aumenta le prestazioni delle tue campagne. Comunicazione istituzionale Sei un ente o un comune e desideri essere ascoltato? Ottieni la fiducia dai cittadini, fai sapere cosa fai per loro. Difenditi dalle polemiche e passa al contrattacco. I nostri servizi. Ad azione corrisponde comunicazione. Se sei arrivato fino a qui siamo stati bravi a comunicare. La nostra comunicazione prestigiosa è a tua disposizione, consulenza gratuita. Contattaci Parla con i nostri specialisti e proponici la tua idea. Preventivo in 24 ore senza impegno. --- - Published: 2022-05-13 - Modified: 2025-04-17 - URL: https://kilobit.it/agenzia-sviluppo-nft/ Web Agency Torino Realizza il tuo progetto NFT con Kilobit! I nostri sviluppatori blockchain sono al servizio della tua idea: RACCONTACELA Web Agency Torino Realizza il tuo progetto NFT con Kilobit! I nostri sviluppatori blockchain sono al servizio della tua idea: RACCONTACELA Un impatto tangibile nell'universo Blockchain. Forniamo prodotti personalizzati adatti al vostro pubblico di riferimento. Una roadmap coerente garantirà uno sviluppo e un'implementazione rapida, senza intoppi. Prenota la demo gratuita NFT all' avanguardia Utilizziamo tecnologie e strumenti all'avanguardia per costruire la vostra piattaforma NFT. Contattateci per avere una consulenza tecnologica non vincolante. Esperienza radicata Abbiamo un'esperienza consolidata in un'ampia gamma di tecnologie NFT, tra cui ERC 721, ERC 1155, Tron, Tezos, Quorum, IPFS, EOS, Polkadot, catena Binance, dApp personalizzate, Smart Contract e altro ancora. Tokenizzazione dell'arte NFT La tokenizzazione dell'arte di NFT permette agli artisti di avere più potere sulle loro opere. Volete rendere uniche le vostre creazioni? Tokenizzate le vostre opere d'arte digitali utilizzando NFT per rappresentare la vostra unicità in un mondo virtuale. Gli NFT hanno dimostrato di essere una valida opportunità di business. In questo momento tutto il mondo ha gli occhi puntati sui possibili guadagni e valuta potenziali spostamenti di capitali verso queste nuove forme di opere d'arte virtuali. Si tratta di circostanze che vale la pena sfruttare a proprio vantaggio, a patto che si riesca ad agire in fretta. Cominciamo? Sei ad un passo dal prendere la decisione giusta. --- - Published: 2022-05-13 - Modified: 2024-09-24 - URL: https://kilobit.it/comunicazione-social/ Comunicazione Social La comunicazione è lo slancio che assolve un bisogno primario. Comunicare Davvero. Studiamo la comunicazione per i nostri clienti come fosse un abito del sarto, su misura e con il loro stile. Perché affidarsi a una web agency per comunicare efficacemente? Perché l’immagine che abbiamo di noi stessi è diversa da quella che viene percepita da pubblico e utenti. Per comunicare efficacemente è fondamentale mantenere la propria originalità, ma questa deve rispettare i concetti del linguaggio di marketing e della comunicazione social, che si basano su dati misurabili e sulla loro interpretazione variabile a seconda della situazione. Ogni volta bisogna modulare tutto in maniera diversa trovando l'equilibrio giusto tra identità del brand, messaggio, ambiente, target e tempi. Infine si rapporta la propria idea a ciò che c'è in giro, che viene studiato. La nostra web agency ti fornisce la mappa per uscire da un labirinto di idee che rischia di far perdere tempo, denaro e credibilità. Approfondisci Perché affidarsi a una web agency per comunicare efficacemente? Perché l’immagine che abbiamo di noi stessi è diversa da quella che viene percepita da pubblico e utenti. Per comunicare efficacemente è fondamentale mantenere la propria originalità, ma questa deve rispettare i concetti del linguaggio di marketing e della comunicazione social, che si basano su dati misurabili e sulla loro interpretazione variabile a seconda della situazione. Ogni volta bisogna modulare tutto in maniera diversa trovando l'equilibrio giusto tra identità del brand, messaggio, ambiente, target e tempi. Infine si rapporta la propria idea a ciò che c'è in giro, che viene studiato. La nostra web agency ti fornisce la mappa per uscire da un labirinto di idee che rischia di far perdere tempo, denaro e credibilità. Approfondisci Strategia campagne. Una metodologia studiata con professionisti di comunicazione e marketing, in costante evoluzione. Comunicare a Chi? Obbiettivi precisi per campagne accurate ed efficaci. Trasmettere Cosa? Un buon concetto va tradotto in ottimo riscontro nel pubblico. Essere Vincenti Attenendosi alle regole tra cui la possibilità di stravolgerle Essere Costanti La nostra esperienza su più mercati a vostra disposizione. Consulenza per la tua Campagna di Comunicazione. Esprimi la tua necessità ai nostri specialisti. --- - Published: 2021-12-01 - Modified: 2024-09-24 - URL: https://kilobit.it/amazon-fba/ Amazon® FBA Tu vendi, Amazon® spedisce. Cos’è Amazon® FBA. Fulfillment By Amazon®=compiuto da Amazon®. Il servizio che permette di delegare la logistica ad Amazon®. Perfetto per piccoli produttori: qui scopri i vantaggi di questa scelta e come ti può affiancare Kilobit. Perché vendere su Amazon®? Se sei un piccolo produttore potrai approfittare di una piattaforma già affermata, affidabile e solida. Così guadagni in termini di visibilità, fruizione, gestione, logistica e vendite. Ma non sai come vendere su Amazon® da piccolo produttore e come ti possa convenire? In questo ti viene in aiuto un servizio specifico e la nostra conoscenza. Il servizio FBA permette di delegare la logistica ad Amazon®, abbattendo i costi dell'affitto di un magazzino, della sicurezza e del personale. Ciò significa anche risparmiare tempo ed energie. Vantaggi applicabili anche al tuo e-commerce e ad altre tue piattaforme di vendita e diffusione. Ci sono dei costi fissi da sostenere, che in alcuni casi ti conviene sostenere, in altri no: questo dipende da cosa vendi, da quanto vendi e dal tuo mercato. E qui entriamo in gioco noi di Kilobit... dimentica dubbi e incertezze! Noi abbiamo già lanciato diverse attività di vendita di piccoli produttori. Abbiamo studiato la piattaforma in ogni suo dettaglio e abbiamo esperienza nel marketing digitale e nei mercati tradizionali grazie alla nostra variegata rete di professionisti. Quindi, con la nostra consulenza saprai come vendere su Amazon® da piccolo produttore e non dovrai preoccuparti di creare il profilo né di gestirlo. Insomma... pensiamo a tutto noi! Non devi fare altro che contattarci e scoprire di più. Perché vendere su Amazon®? Perché usufruire di una piattaforma già affermata, affidabile e solida, può farti guadagnare in termini di visibilità, fruizione, gestione, logistica e vendite. Il servizio FBA in particolare permette di delegare la logistica ad Amazon®, abbattendo i costi dell'affitto di un magazzino, della sicurezza e del personale. Ciò significa anche risparmiare tempo ed energie. Questi vantaggi sono applicabili anche al tuo e-commerce e ad altre piattaforme. Ci sono dei costi fissi da sostenere, che in alcuni casi ti conviene sostenere, in altri no: questo dipende da cosa vendi, da quanto vendi e dal tuo mercato. Noi abbiamo studiato la piattaforma e i suoi servizi. Grazie alla nostra esperienza nel marketing digitale possiamo fornirti una consulenza approfondita per permetterti di valutare se faccia al caso tuo o meno. Come procediamo. Sceglierci significa affidarsi a una rete di professionisti per... --- - Published: 2021-12-01 - Modified: 2025-04-18 - URL: https://kilobit.it/software-gestionali/ Software E gestionali Le soluzioni di un problema. Cos’è un Software. L'insieme di programmi che eseguono determinate funzioni a scopo pratico. Perché realizzare un Software? Un software risolve problemi gestionali, amministrativi e di fruizione. Automatizza e facilita processi che altrimenti portano via tempo e denaro. Per il tuo sito web o e-commerce puoi avere bisogno di programmi o applicazioni create su misura che eseguano funzioni precise non svolte da altri software già esistenti. I software gestionali nello specifico possono darti una mano con la contabilità, automatizzare i riordini del magazzino in modo che non rimanga mai sfornito, oppure gestire le operazioni di un e-commerce. Questi sono solo esempi delle possibilità offerte da un software. Perché realizzare un Software? Un software risolve problemi gestionali, amministrativi e di fruizione. Automatizza e facilita processi che altrimenti portano via tempo e denaro. Per il tuo sito web o e-commerce puoi avere bisogno di programmi o applicazioni create su misura che eseguano funzioni precise non svolte da altri software già esistenti. I software gestionali nello specifico possono darti una mano con la contabilità, automatizzare i riordini del magazzino in modo che non rimanga mai sfornito, oppure gestire le operazioni di un e-commerce. Questi sono solo esempi delle possibilità offerte da un software. Come procediamo. I concetti chiave del nostro iter sono: chiarezza dell’insieme, studio delle necessità e la strategia per inquadrarle. Infine, azione focalizzata e confronto. CONTATTO Compila il form, telefona o vieni a trovarci per una consulenza gratuita. Concept Definizione dei programmi e delle funzioni che dovranno eseguire. azione Sviluppo del software nella maniera più semplice ed efficace. Online A prodotto finito ti garantiamo un periodo di affiancamento tecnico. Contattaci per realizzare il tuo Software. Proponi la tua idea ai nostri specialisti e ricevi una consulenza gratuita. --- - Published: 2021-12-01 - Modified: 2024-09-24 - URL: https://kilobit.it/seo-e-sea/ Seo e Sea Per essere visibili. Cosa sono la SEO e la SEA. Per SEO (Search Engine Optimization) si intende l'ottimizzazione dei propri contenuti web per i motori di ricerca. Per SEA (Search Engine Advertising) si intende l'ottimizzazione delle campagne pubblicitarie su motori di ricerca. Perché lavorare di SEO e SEA? Perché se si è presenti su internet è inutile trovarsi nelle ultime pagine dei risultati su Google. Le strategie di SEO e SEA permettono in maniere diverse di piazzarsi nelle prime posizioni. La SEO lavora con parole chiave e argomenti specifici. Ha lo scopo di generare traffico organico e gratuito sul tuo sito web o e-commerce. La SEA prevede l'inserimento di annunci pay per click per determinati periodi di tempo. Ha lo scopo di ottenere velocemente picchi di traffico. Questi due approcci si alimentano a vicenda. Lavorare di SEO e SEA quindi fa in modo che molti potenziali clienti trovino te prima della concorrenza, considerando che se aumenta il traffico aumentano i guadagni. Perché lavorare di SEO e di SEA? Perché se si è presenti su internet è inutile trovarsi nelle ultime pagine dei risultati su Google. Le strategie di SEO e SEA permettono in maniere diverse di piazzarsi nelle prime posizioni. La SEO lavora con parole chiave e argomenti specifici. Ha lo scopo di generare traffico organico e gratuito sul tuo sito web o e-commerce. La SEA prevede l'inserimento di annunci pay per click per determinati periodi di tempo. Ha lo scopo di ottenere velocemente picchi di traffico. Questi due approcci si alimentano a vicenda. Lavorare di SEO e SEA quindi fa in modo che molti potenziali clienti trovino te prima della concorrenza, considerando che se aumenta il traffico aumentano i guadagni. Piani SEO e SEA con Kilobit. Sceglierci significa affidarsi a una rete di professionisti per ottenere un servizio veloce e di qualità. Qui scopri come te lo forniamo. CONTATTO Compila il form, telefona o vieni a trovarci per una consulenza gratuita. Strategia Studio delle parole chiave, analisi dei competitor e del mercato. azione Stesura di contenuti e piani di inserimento per indicizzare. Campagne pubblicitarie. Online A prodotto finito ti garantiamo un periodo di affiancamento tecnico. Contattaci per un piano SEA o SEO. Proponi la tua idea ai nostri specialisti e ricevi una consulenza gratuita. --- - Published: 2021-12-01 - Modified: 2024-09-24 - URL: https://kilobit.it/sito-web/ Sito web La base di una presenza in rete. Cos’è un Sito Web. Il Sito Web è uno spazio dove inserire contenuti per proporre la tua immagine, la tua offerta,i tuoi valori e i tuoi contatti: sostanzialmente, il tuo brand. Perché realizzare un Sito Web? Avere un sito è una soluzione pratica per stare su internet con efficacia. Ti rende raggiungibile e visibile in tutto il mondo, ovunque si trovi chi è interessato ai tuoi servizi. Un sito attraverso i suoi contenuti e il suo aspetto mostra l'identità del tuo brand, con la quale l'utente può familiarizzare. Espone la tua offerta chiaramente e in maniera fruibile. Permette di comunicare meglio con la clientela e di fidelizzarla. Il sito web è un biglietto da visita che si evolve al passo coi tempi e con la tua crescita, aggiornandosi a mano a mano con contenuti multimediali, lavori di grafica e ottimizzazione in chiave SEO. Perché realizzare un Sito Web? Avere un sito è una soluzione pratica per stare su internet con efficacia. Ti rende raggiungibile e visibile in tutto il mondo, ovunque si trovi chi è interessato ai tuoi servizi. Un sito attraverso i suoi contenuti e il suo aspetto mostra l'identità del tuo brand, con la quale l'utente può familiarizzare. Espone la tua offerta chiaramente e in maniera fruibile. Permette di comunicare meglio con la clientela e di fidelizzarla. Il sito web è un biglietto da visita che si evolve al passo coi tempi e con la tua crescita, aggiornandosi a mano a mano con contenuti multimediali, lavori di grafica e ottimizzazione in chiave SEO. Il tuo Sito Web con Kilobit. Sceglierci significa affidarsi a una rete di professionisti per ottenere un servizio veloce e di qualità. Qui scopri come te lo possiamo fornire. CONTATTO Compila il form, telefona o vieni a trovarci per una consulenza gratuita. Inizio Scelta del design, acquisto del dominio e puntamento sul server. azione Studio parole chiave, struttura e adattamento grafico, inserimento contenuti. Online A prodotto finito ti garantiamo un periodo di affiancamento tecnico. I nostri lavori. Contattaci per realizzare il tuo Sito Web. Proponi la tua idea ai nostri specialisti e ricevi una consulenza gratuita. --- - Published: 2021-12-01 - Modified: 2024-09-24 - URL: https://kilobit.it/sito-e-commerce/ Sito E-commerce La tua impresa in rete. Meno spese e più comodità. Cos’è un E-commerce. Commercio elettronico attraverso l'utilizzo di internet. Si può esercitare tra azienda/azienda (B2B), consumatore/consumatore (C2C), azienda/consumatore (B2C) e viceversa. Perché realizzare un E-commerce? Costa meno rispetto a mantenere un negozio fisico. Dà la possibilità di raggiungere più clienti, per ragioni geografiche e di comodità. Può essere ottimizzato e pubblicizzato per avere più visibilità. Facilita le transazioni economiche, le spedizioni e la logistica. Espone i tuoi prodotti in maniera pratica e fruibile. In un unico canale puoi ricevere recensioni e verificare l'impatto che hanno le tue offerte e i tuoi prodotti sui clienti. Abbattendo i costi iniziali puoi fare impresa con un tuo progetto personale o espanderti in diversi mercati rapidamente e con intelligenza. Perché realizzare un E-commerce? Costa meno rispetto a mantenere un negozio fisico. Dà la possibilità di raggiungere più clienti, per ragioni geografiche e di comodità. Può essere ottimizzato e pubblicizzato per avere più visibilità. Facilita le transazioni economiche, le spedizioni e la logistica. Espone i tuoi prodotti in maniera pratica e fruibile. In un unico canale puoi ricevere recensioni e verificare l'impatto che hanno le tue offerte e i tuoi prodotti sui clienti. Abbattendo i costi iniziali puoi fare impresa con un tuo progetto personale o espanderti in diversi mercati rapidamente e con intelligenza. E-commerce con Kilobit. Sceglierci significa affidarsi a una rete di professionisti per ottenere un servizio veloce e di qualità. Qui scopri come te lo forniamo. CONTATTO Compila il form, telefona o vieni a trovarci per una consulenza gratuita. Inizio Scelta del design, acquisto del dominio e puntamento sul server. azione Studio parole chiave, struttura e adattamento grafico, inserimento contenuti. Online A prodotto finito ti garantiamo un periodo di affiancamento tecnico. I nostri lavori. Contattaci per realizzare il tuo E-commerce. Proponi la tua idea ai nostri specialisti e ricevi una consulenza gratuita. --- - Published: 2021-11-26 - Modified: 2025-04-29 - URL: https://kilobit.it/portfolio/ Portfolio Ora che hai capito cosa facciamo, lo puoi vedere. I nostri progetti realizzati. Ecco cosa può fare Kilobit per i suoi clienti. Cliccando su ogni riquadro puoi accedere a una scheda dettagliata. Contattaci e realizzeremo ciò che desideri. Proponi la tua idea ai nostri specialisti e ricevi una consulenza gratuita. --- - Published: 2021-11-26 - Modified: 2025-09-03 - URL: https://kilobit.it/contatti/ Contatti Dove, come e quando trovarci. CONSULENZA GRATUITA. Puoi compilare il form o prenotare un appuntamento in sede. Siamo aperti dal Lunedì al Venerdì dalle 9:30 alle 17:30. Telefono: 011 026 8815 Mail: Info@Kilobit. It Indirizzo: Via Luigi Cibrario, 40 10144 TORINO Proponi la tua idea ai nostri specialisti. --- - Published: 2021-11-25 - Modified: 2025-04-18 - URL: https://kilobit.it/ Web Agency Torino +Obiettivi +Strategie +Risultati Desideri avere un sito web o migliorare quello che già possiedi? Vuoi aumentare visibilità e guadagni? Contatta ora Kilobit, la tua web agency di fiducia a Torino. Richiedi Un Preventivo Gratuito Web Agency Torino +Obiettivi +Strategie +Risultati Desideri avere un sito web o migliorare quello che già possiedi? Vuoi aumentare visibilità e guadagni? Contatta ora Kilobit, la tua web agency di fiducia a Torino. Richiedi Un Preventivo Gratuito https://www. youtube. com/watch? v=unlgC3rq3Xc Chi siamo. Noi di Kilobit siamo una rete di professionisti con esperienza nella programmazione, nel marketing digitale, nella realizzazione di prodotti multimediali e nella stesura di contenuti in chiave SEO. Mettiamo a disposizione la nostra decennale esperienza nei vari settori per un servizio personalizzato a 360°. Abbiamo gli strumenti adatti a far approdare e decollare la tua impresa sul web. Chi siamo. https://www. youtube. com/watch? v=unlgC3rq3XcNoi di Kilobit siamo una rete di professionisti con esperienza nella programmazione, nel marketing digitale, nella realizzazione di prodotti multimediali e nella stesura di contenuti in chiave SEO. Mettiamo a disposizione la nostra decennale esperienza nei vari settori per un servizio personalizzato a 360°. Abbiamo gli strumenti adatti a far approdare e decollare la tua impresa sul web. 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Per non rimanere indietro potresti aver bisogno di costruire un sito internet da zero, ottimizzare quello che già possiedi, realizzare un e-commerce o magari attuare una strategia SEO per posizionarti al meglio su Google. Questi e altri servizi sono a tua disposizione. Contattaci per la prima consulenza gratuita. Sito Web E-commerce Seo... --- --- ## Articoli - Published: 2026-04-20 - Modified: 2026-06-18 - URL: https://kilobit.it/articolo/vpn-gratis-2026-privacy-truffa-e-quali-sono-sicure/ - Categorie: Siti Web, Software, Truffe online, VPN - Tag: sicurezza informatica, vpn, vpn free Seobastian scaricò una VPN gratis per "non farsi tracciare e tutelare la privacy". Dopo due giorni, PC lentissimo con ads ovunque e Instagram che spamma cryptoscam alla zia Clotilde. Morale: se non paghi il prodotto, sei tu il prodotto. Nel 2026 continuano a salire alle stelle i volumi di ricerca su query tipo “vpn gratis 2026”, “migliori vpn gratuite”, “vpn free sicure” e “vpn gratis senza limiti”. Tantissimi clienti e inesperti colleghi ci chiedono spesso consigli cadendo nella tentazione di provare una VPN senza spendere nulla. La verità scomoda sulle VPN gratuite nel 2026 Il digital marketing, ad oggi sempre più competitivo, non perdona e, considerata l'esigua spesa di una vpn di qualità, la maggioranza delle VPN gratuite si rivela sempre essere una pessima valutazione. In questo articolo cercheremo di affrontare l'argomento in modo rapido ed esaustivo, come sempre, senza troppi giri di parole. Analizzeremo rapidamente i pro e i contro reali, quali rischi sussistono davvero e quali sono le migliori soluzioni in termini di servizi che, a nostro avviso, vale la pena considerare. I (pochi) pro delle VPN gratuite Non si paga — nel senso strettamente monetario del termine. Facile da usare — non dovendola pagare i "click" per arrivare ad utilizzarla sn sicuramente pochi. Se il tempo stringe e la necessità è piuttosto "semplice" — Navigare su un Wi-Fi pubblico per pochi minuti, sbloccare un video su YouTube o controllare la posta mentre sei in viaggio. Pro tip: se rileggerete i pro dopo aver scoperto i "contro", non li vedrete più sotto la stessa luce. I contro delle VPN gratuite: la lista senza sconti Vendono (o venderanno) i tuoi dati. Questo è il modello di business principale. Non avendo abbonamenti, molte VPN gratuite si guadagnano da "vivere" rivendendo i tuoi dati di navigazione (storia delle ricerche, siti visitati, orari di connessione) a terze parti. Cerchi “vpn gratis sicure”? Nella maggior parte dei casi stai semplicemente regalando la tua privacy. Pubblicità invasive Banner, pop-up, video automatici e i "simpaticissimi" redirect forzati. Alcune VPN gratuite arrivano addirittura a modificare le pagine che visiti per inserire annunci. L’esperienza di navigazione diventa ben presto una valle di lacrime poco sicura e quasi impraticabile. Anche questo aspetto strettamente connesso con la necessità di guadagnare mantenendo gratuito l'abbonamento. Velocità bassissima. Preparatevi a fare lunghi viaggi con la mente aspettando i caricamenti (prima di cliccare l'ennesima volta su "aggiorna") e lag spike memorabili. (Per il... --- - Published: 2026-04-16 - Modified: 2026-04-20 - URL: https://kilobit.it/articolo/come-usare-un-servizio-vpn-per-testare-la-serp-da-diverse-nazioni-guida-pratica-per-local-seo-2026/ - Categorie: Digital Marketing, Ecommerce, SEO e SEA, Siti Web, VPN - Tag: Guida SEO, local SEO, SEO, vpn Lo stagista del reparto SEO, che per privacy chiameremo "Seobastian", aveva appena finito di ottimizzare il primo money-site assegnatoli. Guarda la SERP dall’Italia, vede il sito in prima posizione e parte in brodo di giuggiole: «Ragazzi, stasera offro io! » Due ore dopo, al pub, il SEO senior si collega con la VPN dalla Germania... e Seobastian scopre di essere in terza pagina, dietro al sito di un kebabbaro chiuso da tre anni. Non fare anche tu il Seobastian. Usa questa checklist prima di offrire da bere! Perché testare la Serp con la VPN è fondamentale nel 2026 Se anche tu come noi adori sentire quel brivido di incertezza dietro ogni scelta SEO oriented sui siti web, saprai anche che Google non è un oracolo imparziale: è un algoritmo che personalizza pesantemente i risultati in base a posizione geografica, lingua, dispositivo e user behavior. Quello che vedi dalla tua scrivania in Italia è solo una piccola fetta della realtà. Che tu lavori su progetti tuoi internazionali o con clienti che vendono all’estero, gestiscono e-commerce multilingua, fidarti solo dei risultati italiani è uno degli errori più costosi che puoi fare. Una buona VPN ti permette di “teletrasportarti” virtualmente in qualsiasi paese, vedere la SERP reale come la vede un utente locale e capire davvero come performa il sito. Inoltre ti consente di effettuare studi più approfonditi al lancio di un contenuto nella serp per non dover "correggere il tiro" in un secondo momento dopo che google ti ha già dato (o tolto) quello che ti spetta. Abbiamo già visto in un precedente articolo quali servizi VPN sono più idonei a garantire un risultato di qualità. Ora è il momento di analizzare quali sono i vantaggi connessi con l'utilizzo di una VPN per chi lavora nel reparto SEO di un'agenzia web o che vende il proprio servizio di SEO, magari come freelance, in mercati internazionali. La Checklist Completa (spiegata punto per punto) Ecco la checklist professionale che usiamo in agenzia. Ogni punto non è un capriccio: è un Seobastian in meno sulla coscienza! 1. Attiva il servizio VPN e connettiti a un server fisico del paese target: mi raccomando, non basta scegliere “Stati Uniti”. Connettiti a New York, Boston o Chicago. Occorre scegliere una città precisa perché i risultati di ricerca possono variare sensibilmente tra città diverse dello stesso paese. Un server generico spesso usa IP virtuali o datacenter lontani, che Google... --- - Published: 2026-04-14 - Modified: 2026-06-18 - URL: https://kilobit.it/articolo/classifica-migliori-vpn-guida-completa/ - Categorie: VPN - Tag: privacy, sicurezza informatica, vpn Aggiornato ad aprile 2026 | Lettura stimata: 5-6 minuti La Tua Connessione È Davvero Sicura? C'è un momento preciso in cui capisci perché avresti dovuto usare una VPN. Di solito coincide con il momento in cui è già troppo tardi. Ecco perché abbiamo stilato questa guida rapida; senza termini troppo tecnici e che dia le informazioni utili per prevenire situazioni spiacevoli! Cos'è una VPN in parole semplici? La VPN è un servizio che fa da tramite tra noi e i siti web su cui vogliamo navigare, un travestimento protettivo che veicola la nostra connessione facendo passare i dati attraverso un tunnel crittografato. → → → Invece di accedere direttamente ai siti web con il tuo indirizzo IP reale, collegandoti ai server del servizio VPN, tutto il traffico passerà da lì. Il risultato? Nessuno avrà modo di sapere la tua vera identità o posizione geografica, né il tuo provider internet, né gli hacker sulla stessa rete Wi-Fi, né i siti web che visiti. Perché il 2026 è l'anno in cui non puoi più farne a meno Il panorama digitale del 2026 ha reso le VPN indispensabili per diverse categorie di utenti: Privacy: le leggi sulla sorveglianza si sono intensificate in molti paesi, e la raccolta massiva di dati da parte delle Big Tech è ormai strutturale. Gaming: ridurre il lag su server esteri, proteggerti dai DDoS durante le partite competitive e sbloccare titoli o contenuti in early access disponibili solo in certi paesi. Lavoro da remoto: team distribuiti su più città e paesi accedono quotidianamente a risorse aziendali sensibili da reti non sicure. Streaming geolocalizzato: Netflix, Disney+, BBC iPlayer e altre piattaforme continuano a differenziare i cataloghi per regione. SEO e web agency: testare le SERP da paesi diversi con il proprio servizio o competitor internazionali. Torrent e download: proteggere la privacy durante il file sharing è ancora una necessità per milioni di utenti. In questa guida trovi la classifica aggiornata ad aprile 2026 delle migliori VPN, un confronto completo, consigli specifici per professionisti del web e tutto quello che ti serve per iniziare a capi. Come Funziona una VPN: La Guida Rapida Prima di entrare nel vivo della classifica, vale la pena capire i meccanismi di base. Una VPN moderna opera attraverso questi passaggi: Installazione e connessione: dopo aver scelto il provider scarichi l'app sul tuo dispositivo e selezioni un server da cui far passare la connessione (es. "Italia –... --- - Published: 2026-02-23 - Modified: 2026-02-23 - URL: https://kilobit.it/articolo/intelligenza-artificiale-per-aziende-perche-pensarci-due-volte/ - Categorie: Intelligenza Artificiale L'innovazione va sempre inseguita? Qui ti diamo buoni motivi per pensarci due volte prima di integrare l'intelligenza artificiale nella tua azienda. Le aziende hanno sempre più possibilità di integrare l'intelligenza artificiale nei loro flussi di lavoro e nel tessuto stesso della loro organizzazione. Chatbot che gestiscono il servizio clienti, algoritmi che ottimizzano le campagne pubblicitarie, analisi predittiva dei dati, gestione automatizzata dei magazzini: dai modelli linguistici base a complesse e sofisticate IA agentiche, sulla carta le possibilità sembrano illimitate e promettenti. Ma dietro questi abbagli, si nasconde un lato oscuro che molte aziende sottovalutano o neanche conoscono profondamente. La perdita di controllo, i bias algoritmici, la dipendenza tecnologica e la vulnerabilità a nuove forme di attacchi informatici, sono rischi concreti dietro l'angolo. Ed è così che l'opportunità di velocizzare e ottimizzare, rischia concretamente di ribaltarsi in seri problemi. Qui vediamo quali sono questi rischi e cosa si cela dietro le apparenze. Soprattutto scopriremo che la vera innovazione tecnologica, più che nel progresso tecnico sta in un'integrazione oculata, prudente e intelligente. Dall'automazione semplice all'IA autonoma L'adozione dell'intelligenza artificiale per aziende è iniziata con strumenti semplici e circoscritti come filtri antispam, sistemi di raccomandazione e chatbot con risposte predefinite. Oggi siamo di fronte a un salto qualitativo e quantitativo enorme, dove vediamo agenti IA capaci di apprendere, adattarsi e prendere decisioni complesse senza la supervisione umana continua. Ma cosa possono fare queste IA agentiche in un'organizzazione aziendale a livello operativo? Marketing intelligente, attraverso algoritmi che segmentano il pubblico, personalizzano messaggi e ottimizzano il budget pubblicitario in tempo reale Servizio clienti predittivo, con sistemi che anticipano le esigenze dei clienti e risolvono problemi prima che vengano segnalati. Supply chain dinamica, con IA che gestiscono fornitori, scorte e logistica reagendo istantaneamente alle variazioni di mercato. Analisi finanziaria avanzata, con ancora modelli predittivi che identificano opportunità di investimento o rischi di credito. E questi sono solo alcuni esempi di come queste tecnologie, almeno sulla carta possano interpretare contesti, formulare strategie avanzate e agire di conseguenza. Gli ambiti aziendali più interessati dalle intelligenze artificiali Senza dubbio gli ambiti più toccati sono il marketing, la comunicazione, il servizio clienti e la gestione sia operativa che logistica. L'email marketing, la SEO e le campagne pubblicitarie sono sempre più guidate da algoritmi intelligenti, mentre piattaforme di IA generativa producono contenuti scritti e audiovisivi. Sono disponibili assistenti virtuali che gestiscono migliaia di richieste simultaneamente, che comprendono il linguaggio naturale, che risolvono problemi complessi e che richiedono supporto umano solo quando è strettamente necessario. E naturalmente gli agenti IA si possono utilizzare... --- - Published: 2026-02-16 - Modified: 2026-02-16 - URL: https://kilobit.it/articolo/casa-fantasma-nulla-di-spaventoso-e-solo-una-truffa/ - Categorie: Truffe online La truffa della casa fantasma avviene quando paghi per affittare una casa che non esiste o che non è in affitto: come può succedere? Perché le persone ci cascano? Come funziona? Come si riconosce? Cosa fare se l'hai subita? Hai trovato la soluzione perfetta per andare in affitto: potresti pensare che la casa sia infestata dai fantasmi, che ci sia successo qualcosa di terribile... ma tu non ci credi a questi cliché. Credi a quello che vedi: la zona è ottima e il prezzo è basso rispetto alla media, come dovrebbe essere. Le foto finalmente sono nitide, curate: sembrano fatte da un privato serio, affidabile e intelligente. Da come scrive, sembra una persona gentile, educata e onesta, perché ti manda subito la sua carta d'identità, prima che ti potesse venire in mente di chiederla. In quel momento infatti si trova all'estero per lavoro, quindi ti farà consegnare le chiavi o verrà lui nei prossimi giorni a farti visitare casa. Però c'è bisogno di bloccarla subito con un acconto, perché è molto richiesta: come lui si fida, mandandoti i suoi documenti e bloccando le altre richieste, tu devi dargli la garanzia che il tuo interesse sia serio e che puoi pagare davvero. Allora sganci il grano. E la casa? Le chiavi? E il proprietario? Puff! Spariti per magia. Questa è la truffa della casa fantasma Una frode immobiliare online tra le tante truffe cibernetiche diffuse in Italia negli ultimi anni: colpisce studenti, lavoratori fuori sede, può colpire professionisti e famiglie in trasferimento. In pratica: un truffatore ruba identità o ne crea una falsa per generare profili falsi su piattaforme di annunci o social media, pubblicizza un'immobile inesistente o non disponibile, generando foto con l'IA o prendendole da altri annunci, raccoglie soldi e dati personali da diversi aspiranti affittuari, sparisce. Il meccanismo è sempre identico. L'annuncio è conveniente ma non così tanto da risultare palesemente sospetto a tutti, specie a chi 200 o 300 euro al mese in meno cambiano la vita. La truffa della casa fantasma proprio su questo fa leva: sulla precarietà economica delle persone che devono affrontare un mercato degli affitti proibitivo, dove la ricerca è un'odissea, in un contesto globale dove ormai fare una trattativa a distanza e in digitale è normalizzato. Come funziona la truffa della casa fantasma, i segnali da riconoscere, come evitarla 1) Annuncio perfetto: il primo segnale a cui devi fare attenzione Questa truffa inizia sempre con un annuncio di casa falso pubblicato su portali di massa come Subito. it, Idealista o - molto peggio - sui gruppi Facebook. Il prezzo è sotto mercato, le foto sono professionali, la zona è molto richiesta.... --- - Published: 2026-01-16 - Modified: 2026-01-16 - URL: https://kilobit.it/articolo/quante-pagine-web-dovrebbe-avere-un-sito/ - Categorie: Siti Web Less is more o la quantità paga sempre? Quando parliamo di pagine web necessarie a un sito, il tuo driver dovrebbe essere l'utilità: scopri qui come approcciarti alla realizzazione di un sito e quante pagine ti servono per raggiungere i tuoi obiettivi. Ti facciamo un sito da 5 pagine web... anzi, se approfitti del nostro sconto pacchetto, te lo facciamo da 12! Ecco: se ti vuoi rifare il sito o crearne uno da zero ti sarai già sentito dire frasi di questo genere. E magari ti sei anche chiesto se esista davvero un numero giusto di pagine, come se ci fosse una formula magica per avere un sito che funzioni. La verità che in pochi ti dicono è che un sito non deve essere necessariamente "lungo": deve essere utile agli obiettivi che ti servono davvero. Deve aiutare le persone a capire cosa fai, perché dovrebbe sceglierti, come contattarti. Chi atterra sul tuo sito, non dovrebbe perdersi in pagine web riempitive. Quindi non devi considerare quante pagine web dovrebbe avere un sito, ma quante pagine servono davvero alla tua attività. Solo da questo bisogna partire. Quante pagine web ti servono? Dipende da cosa devi fare Non esiste un numero assoluto di pagine web che dovrebbe avere un sito per essere professionale, completo o performante. Un sito può spaccare tutto con una sola pagina... oppure ne ha bisogno di 10, 30 o 50 perché si vuole piazzare sui motori di ricerca, o perché è di una multinazionale che deve poter mostrare tutto il suo mondo, cosa ha da offrire e farlo trovare a chiunque in un unico canale. Tu molto probabilmente non sei una multinazionale. Quindi non pensare a inseguire necessariamente la quantità. Il tuo focus deve essere sugli scopi. Un sito di solito serve per: farsi trovare su Google e sulle IA, mostrare cosa fai, spiegare i tuoi servizi, generare contatti, vendere. E per raggiungere questi scopi devi creare un percorso preciso attraverso un lavoro di UX. Il numero di pagine si decide una volta che l'essenziale è raggiunto. Quindi non ha senso offrire e comprare pagine come se fossimo al mercato. Infatti il valore reale che può offrirti una web agency nella realizzazione di un sito web è la strategia, che dovrebbe limitare la quantità a favore di ottimizzazioni e facilitazioni per l'utente. Il tutto orientato alla sostanza: non a un'apparenza che rischia anche di essere controproducente. Pensa al tuo sito come un utente (né come te, né come una web agency) Una persona cerca qualcosa su Google o su un'IA. Clicca su un risultato e - guarda un po' - atterra su una delle tue pagine web. In quel momento non... --- - Published: 2026-01-13 - Modified: 2026-01-13 - URL: https://kilobit.it/articolo/design-system-perche-nel-2026-non-puoi-piu-farne-a-meno/ - Categorie: Branding, Ecommerce, Siti Web, UX e UI Nello sviluppo di un prodotto digitale il Diavolo è nei dettagli: allora metti ordine ed evita rallentamenti strutturando un Design System. Inizia questo progetto interno con il tuo team: agite alla radice di tutti i problemi operativi che vi fanno perdere tempo, energie e denaro. Oggi il vantaggio competitivo non si gioca più solo sulla qualità del prodotto, ma sulla velocità con cui riesci a migliorarlo, scalarlo e adattarlo al mercato: a questo - e altro - serve un Design System, soprattutto a rimanere al passo con le necessità che hai per rimanere a galla anche nel 2026. Starup, SaaS, piattaforme e-commerce e prodotti digitali infatti competono su: velocità di distribuzione, aggiornamenti e correzioni immediate (e facili), team distribuiti tra design, sviluppo e marketing. Quindi ogni rallentamento nei flussi di UX/UI e nello sviluppo frontend (quello che vedono gli utenti di una piattaforma), rappresenta una perdita seria. Oggi ti conviene sapere cos'è un Design System. Alla fine di questo articolo comincerai a implementarlo come infrastruttura strategica per la crescita e l'ottimizzazione del tuo prodotto digitale, qualsiasi esso sia. Smettila di progettare schermate: inizia a creare sistemi di interfaccia. Cos'è un Design System (oltre a una guida di stile) Pensavi si trattasse di un semplice manuale grafico o di un mood board? Senza togliere niente ai mood board - che sono usati con sapienza nella moda e nel cinema - un Design System è qualcosa di più. Parliamo di un ecosistema strutturato da: Libreria di componenti UI riutilizzabili. Regole di design e pattern di interazione. Linee guida UX. Documentazione tecnica. Token di design (come colori, tipografia, spacing, grid... ). Integrazione con strumenti di sviluppo. Un buon grafico con ruoli manageriali - abituato a lavorare con diversi clienti - di sicuro ha già un'idea della struttura che ti sto proponendo e la applica quotidianamente. Non perché sia un nerd o ha capacità speciali ed esclusive che gli permettono di farlo. Lo fa perché è la maniera più semplice, diretta e sicura per coordinarsi con un team di sviluppo ai fini di creare, mantenere un prodotto e distribuirlo secondo le necessità dei clienti, battendo i tempi del mercato. In sostanza, con un Design System, metti in piedi una fabbrica di interfacce scalabili. E non vai fuori tempo. Più organizzazione, meno rallentamenti inutili Lo scopo essenziale di un Design System è di evitare le complicazioni operative che derivano dai dettagli quotidiani. Quando pianifichiamo un'attività spesso ci dimentichiamo di come sia facile perdersi in rallentamenti stupidi... che però hanno radici profonde: un'organizzazione caotica o debole. Metti che c'è un grafico che deve cercare elementi - o addirittura ricrearli da zero - ogni volta che il team deve sviluppare o modificare... --- - Published: 2026-01-08 - Modified: 2026-01-08 - URL: https://kilobit.it/articolo/bounce-rate-alto-scopri-come-interpretarlo-e-cosa-fare/ - Categorie: SEO e SEA, Siti Web, UX e UI Il tasso di rimbalzo è una delle metriche più fraintese del web: lo sapevi che in alcuni casi un bounce rate alto è addirittura sintomo di successo? Ma non accomodiamoci su questo: scopriamo le principali cause e come agire per abbassarlo quando è davvero necessario. Apri Analytics, scopri che il traffico sul tuo sito web c'è, le visite arrivano, ma gli utenti se ne vanno subito: bounce rate alto. Ed ecco che scatta l'ansia. Il mio sito non funziona. Sto buttando soldi e tempo. Google mi penalizzerà. Le persone scappano dal mio sito. La verità è che il bounce rate alto è uno dei dati più fraintesi del web. Infatti spesso viene interpretato come l'indice di un'esperienza utente fallimentare. Ma parliamo di un segnale grezzo, che va letto nel contesto giusto. Certo, alcune volte indica davvero un problema reale; altre, invece, racconta semplicemente che l'utente ha trovato subito ciò che cercava ed è andato via soddisfatto. In sostanza quindi il bounce rate alto può essere un segnale negativo, un segnale neutro o addirittura positivo. Il punto allora non è abbassare il bounce rate a tutti i costi. Ciò che serve è contestualizzare precisamente questo segnale e sapere cosa fare di partenza per evitare che le persone scappino dal tuo sito senza nemmeno rendersene conto. Cos'è davvero il bounce rate Il bounce rate indica la percentuale di utenti che entrano in una pagina del tuo sito e se ne vanno senza compiere altre interazioni: zero click, zero cambi pagina, zero eventi tracciati. Una visita di rimbalzo, appunto: una toccata e fuga. Il problema nasce quando questo numero viene letto fuori contesto. Molti lo interpretano come un giudizio assoluto sulla qualità del sito, ma il bounce rate non misura la soddisfazione o la qualità del tuo sito, misura solo un comportamento. Questo indicatore ci dice solo una cosa: l'utente non ha fatto altro oltre a ciò che vedeva subito. Un utente infatti potrebbe: entrare in una pagina, trovare le risposte che cercava, chiudere la scheda. Tecnicamente si tratta di un rimbalzo. Dal punto di vista dell'esperienza è un successo. Ma perché il bounce rate viene frainteso? Il fraintendimento nasce dal fatto che per anni il bounce rate è stato usato come una sorta di termometro universale della performance. Ma in realtà è un dato che ha senso solo se incrociato con: il tipo di pagina web, l'intento di ricerca dell'utente, l'obiettivo del sito. Un articolo informativo, una pagina di contatti o una landing molto focalizzata hanno dinamiche completamente diverse rispetto a un e-commerce o a un sito multipagina. Quando il bounce rate alto NON è un problema In molti casi un alto tasso di rimbalzo è del... --- - Published: 2025-12-18 - Modified: 2025-12-18 - URL: https://kilobit.it/articolo/offerta-imperdibile-meglio-perderla/ - Categorie: Truffe online Molto spesso l'affare migliore è quello che scegli di lasciar perdere: tale consapevolezza è forse l'unica offerta imperdibile della quale vale la pena approfittare. Oggi ti propongo un'offerta imperdibile: hai l'opportunità di risparmiare un sacco di soldi e tempo, di evitare lo stress e di decidere con più calma di quanta te ne conceda normalmente questo panorama comunicativo tanto, troppo veloce. Così tanto che a volte non ci permette di pensare. Allora pure la persona più saggia, razionale e attenta - se presa nel momento sbagliato - può convincersi a imboccare strade sconvenienti, ma che sembrano lastricate d'oro. Stiamo parlando ovviamente di truffe online, ma non di una singola truffa: di un meccanismo. Parliamo di offerte proposte come "imperdibili" per manipolarci, per farci vedere convenienza dove non c'è, per imporci canoni di desiderio che normalmente non seguiremmo. Quando ti chiedono di decidere subito, lascia stare. Se un'offerta sembra troppo bella per essere vera, mettiti l'anima in pace che non lo è: continua a leggere piuttosto, perché stai per svelare un meccanismo che ti impedisce di risparmiare, quando promette di farlo. Oggi hai l'opportunità di spezzare questa catena: o, come minimo, di leggere due righe e pensare invece di farti pescare. Perché le "offerte imperdibili" funzionano così bene? Le cosiddette "offerte imperdibili" non parlano alla tua razionalità. Se lo facessero onestamente - a parte che l'informazione sarebbe più lenta e voluminosa - non verrebbero neanche proposte come "offerte imperdibili", ma come scelte. Certo: puoi sempre decidere di non cascarci... ma quanto spazio di decisione abbiamo? Quanta lucidità c'è nel leggere l'informazione che ci viene posta? Quando percepiamo che qualcosa potrebbe sfuggirci, ecco che il cervello attiva una risposta rapida: meno analisi, più impulso. Parliamo di un meccanismo antico, fondamentale per sopravvivere in situazioni di pericolo o di scarsità di risorse, ma che viene distorto nel contesto digitale e sfruttato per indurci a consumare più di quello che ci serve e che desideriamo davvero. Questione di FOMO In presenza di urgenza infatti smettiamo di confrontare le alternative, di verificare le fonti, di fare domande scomode, di aspettare, riflettere. L'attenzione si sposta da "è vero? " a "e se perdo l'occasione? ". Qui entra in gioco la FOMO: mai sentito questo termine? Sta per Fear Of Missing Out: la paura di perdersi qualcosa, di rimanere esclusi, di essere quelli che non hanno approfittato di qualcosa (mentre gli altri sì). La FOMO, in ambito digitale, colpisce spesso le persone che usano troppo i social, ma non si limita solo a questi contesti o a persone particolarmente fragili e... --- - Published: 2025-12-17 - Modified: 2025-12-17 - URL: https://kilobit.it/articolo/il-traffico-organico-crolla-ma-e-davvero-un-problema/ - Categorie: Intelligenza Artificiale, SEO e SEA Se ti sei sempre affidato al traffico organico per misurare la validità e l'impatto dei tuoi contenuti digitali comincia a ricrederti subito: l'aria è cambiata. Ultimamente si parla sempre più spesso della fine del traffico organico: ma è il caso di essere così apocalittici? Le statistiche delle piattaforme di monitoraggio SEO, l'aspetto e le funzioni stesse dei motori di ricerca oggi ci suggeriscono che qualcosa è cambiato profondamente: i grafici scendono, i clic diminuiscono, la SERP si riempie di risposte automatiche, box, riepiloghi generativi... e la gente si fa bastare riassunti senza approfondire. Chi lavora con la SEO o investe in contenuti se ne sta rendendo amaramente conto: a parità di posizionamento sui motori di ricerca, il traffico organico non è più quello di prima. E allora come vale la pena reagire? Bisogna cambiare totalmente punto di vista e modo di lavorare? Piazzarsi su Google è diventato inutile? Il traffico organico è un KPI dell'antichità? Capiamolo senza paura e senza cadere in estremismi. La tentazione di dare la colpa all'intelligenza artificiale Su questo articolo ne abbiamo già parlato: l'intelligenza artificiale è entrata a gamba tesa nei motori di ricerca. Individuare la famosa GEO - ovvero l'ottimizzazione per le IA generative - esclusivamente come nemico del traffico organico però è rischioso. Non perché sia un'interpretazione del tutto falsa: ma perché è incompleta e fuorviante. Infatti il traffico organico non sta morendo: sta cambiando ruolo, peso e significato. Quindi non vale la pena reagire come se fossimo in lutto o pensare che le intelligenze artificiali stiano uccidendo indiscriminatamente il traffico organico: infatti da dove ti pensi che elaborano le proprie risposte e i propri riassunti le intelligenze artificiali? Proprio dai contenuti piazzati meglio e più completi. Ma allo stesso tempo bisogna guardare in faccia la realtà e convincerci che il traffico organico non è più la metrica principale per valutare l'efficacia di un progetto digitale di qualsiasi tipo. Quindi che fine sta facendo il traffico organico? Il traffico organico è diminuito e sta diminuendo universalmente. Non si tratta di una sensazione diffusa tra gli addetti ai lavori né di una condizione soggettiva. La questione va avanti già dal 2019, da prima delle intelligenze artificiali generative e quindi della GEO. In questo studio pubblicato da SparkToro proprio 6 anni fa ad esempio vediamo come già da tempo si notava che oltre la metà delle ricerche su Google non generava clic verso siti esterni. Questo significa che l'utente trovava già ciò che cercava direttamente nella pagina dei risultati: senza cliccare su nessun risultato. Un fenomeno questo che si è... --- - Published: 2025-12-11 - Modified: 2025-12-11 - URL: https://kilobit.it/articolo/landing-page-o-sito-multipagina-come-scelgo-quello-giusto/ - Categorie: Siti Web Chiarisci i tuoi obiettivi: trova domande e risposte prima di scegliere, perché spesso una singola pagina può avere impatto maggiore di un sito più completo. Per scegliere tra una Landing Page o un Sito Multipagina non bisogna lasciarsi guidare troppo dal gusto e dal budget, ma focalizzare obiettivi e rapportare i benefici con i costi. Costi che non sono rappresentati unicamente dalla spesa economica: un sito web infatti te lo puoi anche realizzare internamente, puoi fartelo a casa, te lo puoi far fare dall'intelligenza artificiale. Risparmi, ma devi comunque elaborare prompt, controllare i risultati, sforzarti di cavare il codice giusto, capire dove sono gli errori - perché l'IA ne fa tanti. Oppure può significare dover dirigere altre persone, passare le giornate al computer, monitorare, fare ricerca, pensare, fare riunioni, telefonate. Il succo è che nessun sito è gratis, anche quando non lo paghi. Quindi vale la pena sempre vedere la realizzazione di un sito web come un investimento ragionato. Sappiamo che per fare un buon investimento bisogna prendere più piccioni che puoi con una sola fava. E che, per ragionare, bisogna farsi le giuste domande e le giuste distinzioni. Vuoi comprare un sito o realizzarlo per conto tuo? Delegare a un professionista o a una web agency la realizzazione di un sito web implica orientamento in fase di scelta: ti ascoltiamo, capiamo il tuo brand e la tua attività, ci allineiamo ai tuoi obiettivi e ti aiutiamo a metterli a fuoco, stabiliamo i risultati da osservare e come osservarli. Così insieme decidiamo se basta fare una semplice Landing Page o impegnarsi in un articolato Sito Multipagina. Se stai cercando servizi e vuoi prendere questa scelta parla direttamente con noi, contattaci per un preventivo gratuito oppure scopri i nostri pacchetti per la realizzazione di Siti Web localizzati, che sono strumenti mirati ed efficaci, sia che si tratti di Landing, sia che si tratti di un Sito Multipagina. Se invece vuoi fare da te e stai studiando - o stai semplicemente esplorando alternative - continua pure a leggere, a farti domande e a trovare le tue risposte. Non esiste una soluzione migliore in assoluto Ma esiste quella che si adatta di più a te e ai tuoi obiettivi: sicuro che l'hai focalizzati? Questa è la prima cosa da sapere per andare avanti: sembra banale, ma intanto molte persone sprecano soldi e tempo per farsi un Sito Multipagina soltanto perché percepito come "la piattaforma più completa", quando basterebbe realizzare una Landing Page per raggiungere i propri obiettivi, risparmiare e guadagnare di più. Le differenze chiave tra Landing Page... --- - Published: 2025-12-09 - Modified: 2025-12-09 - URL: https://kilobit.it/articolo/come-gestire-il-tempo-per-lavorare-meglio-senza-stressarti/ - Categorie: Benessere e produttività Un freelancer che può lavorare quando vuole, gestisce davvero il suo tempo? Ha gli strumenti per farlo? O sono le aspettative, i desideri e le scadenze a gestire il freelancer? Per stressarsi di meno, lavorare meglio e risparmiare tempo, nel dubbio il freelancer legge questo articolo. Gestire il tempo quando lavori da casa come freelance è un dono che in pochi hanno. Una possibilità che spesso si guadagna dopo anni di lavoracci sottopagati e incerti, di ricerche, tentativi, di domeniche passate al computer e di notti in bianco. La costante è l'abbattimento delle barriere che proteggono i tuoi spazi privati e il tuo tempo. Nel frattempo fioccano idee, nascono collaborazioni, avvii piccoli progetti imprenditoriali ed entri a farne parte: vuoi ancora più indipendenza o vuoi solo guadagnare di più? In ogni caso, se sei un freelance che può lavorare da casa quando vuole dovresti davvero leggere questo articolo. Perché nel rincorrere scadenze e ambizioni ti puoi illudere di gestire davvero il tuo tempo. Quando magari è Google Calendar a gestire te. E il costo non è metaforico o simbolico: è stress, sonno peggiore, esperienze perse... tutta roba che ci viene a chiedere il conto all'improvviso, proprio mentre siamo in piena estasi della routine dettata dalle nostre aspettative. Fermarci un attimo prima che questo accada, può insegnarci a porre dei limiti per riscoprire il tempo come uno spazio da abitare, invece di una risorsa da sfruttare il più possibile nella speranza di dominarla. Il tempo è una coperta corta e il corpo hai i suoi limiti: la volontà non basta Anche noi di Kilobit abbiamo progetti personali. E con "noi" intendiamo anche liberi professionisti come te con cui lavoriamo insieme. Quindi sappiamo come è facile finire a lavorare 12-14 ore al giorno per orchestrare tutto con la prospettiva di farlo solo momentaneamente, come forma di investimento. Perché il guadagno raramente è immediato. E intanto tocca gestire le richieste, i modi e i tempi dei clienti che ti fanno campare. Poi ti tocca trovarne altri per sicurezza, perché spesso ti chiamano solo a progetto. Se tutto va bene, i clienti sono così tanti che per tenerli tutti e gestire contemporaneamente le tue attività personali devi delegare lavori a qualcun'altro. Il che significa monitorare, direzionare e pagare. https://youtu. be/3wDQwCX_y48? si=WkiRvaQJkqHRBLvJ L'alternativa (o la conseguenza) è fare le nottate, che spesso sono illuminanti, immersive, superproduttive e anche rilassanti... apparentemente. Il problema è che lavorare troppo di notte ti toglie tempo in cui dovresti naturalmente dormire per dare al tuo cervello delle belle fasi REM che ti puliscono la mente e per dare al tuo corpo un riposo ottimale. Sennò potrebbe venirti a chiedere il conto con insonnia, stress, ansia, burnout,... --- - Published: 2025-11-20 - Modified: 2025-11-20 - URL: https://kilobit.it/articolo/truffa-del-falso-corriere-il-pacco-che-ti-svuota-il-conto/ - Categorie: Truffe online Nelle truffe come questa i tuoi peggiori nemici sono la distrazione, la fretta e il panico. Respira. Rallenta. Ragiona. Prenditi un paio di minuti per salvare il tuo conto in banca! Apri il telefono e ti appare un messaggio del genere: Forse hai davvero ordinato qualcosa giorni fa. Forse aspetti un regalo. Oppure non aspetti completamente nulla. In ogni caso, la tua curiosità si può attivare. O magari la tua ansia o l'attaccamento verso la consegna. Ed è proprio così che scatta la trappola. La truffa del falso corriere sfrutta il gesto automatico e quotidiano di cliccare: un gesto che spesso ti porta a informarti, a scoprire cose nuove, che ti serve a lavorare... ma che in questo caso è l'incipit di una serie di guai seri. Cos'è esattamente la truffa del falso corriere? Parliamo di una delle truffe più diffuse degli ultimi anni: ti arriva un messaggio che sembra provenire da un'azienda di spedizioni che ti avvisa dell'arrivo o della giacenza di un pacco. In realtà non esiste nessun pacco. O meglio: spesso qualcuno ha osservato i tuoi movimenti e sa che hai ordinato davvero qualcosa. Così sfrutta la verità per ingannarti. Il pericolo è nel link che porta a una pagina falsa, costruita per rubarti dati personali e informazioni di pagamento. Quindi si tratta di una trappola studiata per colpire chiunque faccia acquisti online. Un gioco balordo che sfrutta fretta, abitudine, aspettative e automatismi digitali: una forma di Phishing e di Smishing poco elaborata ma molto efficace. L'esca è un messaggio e la fretta ti fa abboccare Tutto parte da un SMS, una mail o un messaggio su WhatsApp. Le frasi di rito sono sempre più o meno le stesse: Tentativo di consegna fallito. Il tuo pacco è in giacenza. Conferma pagamento per lo sblocco della spedizione. Indirizzo di consegna mancante. Il tono è urgente, pressante, studiato per non farti pensare. Il mittente sembra credibile, spesso imita il nome di un vero corriere. In realtà è solo il primo passo della truffa: farti agire d'istinto, senza verificare. Il finto sito del corriere: dove accedi quando clicchi Se fai la cavolata di cliccare sul link, verrai portato su una pagina che sembra identica al sito di un vero corriere. Trovi gli stessi colori, lo stesso logo, le stesse grafiche: un'immagine di brand realistica e credibile insomma. Ma si tratta di un sito falso, creato appositamente per truffarti. Qui ti viene richiesto di inserire dati personali, indirizzo di residenza, email e spesso dati della carta per un presunto "costo di sblocco" di pochi euro: un cavalluccio di Troia nel quale si... --- - Published: 2025-11-18 - Modified: 2025-11-18 - URL: https://kilobit.it/articolo/quando-la-musica-aumenta-o-rallenta-la-produttivita/ - Categorie: Benessere e produttività Musica e produttività sono davvero collegate? La risposta breve è sì ma ci sono tanti fattori soggettivi e oggettivi da tenere in considerazione: qui li approfondisci e scopri come capire se la musica aumenta la tua produttività, quale genere è più adatto a te e in quali condizioni. Ascoltare musica con la convinzione che aumenti la produttività mentre si lavora è diventato quasi un riflesso automatico: cuffie, laptop, playlist e si vola. C'è chi lo fa per isolarsi e ritrovare la concentrazione, chi per motivarsi ed entrare nel mood di lavoro, e c'è anche chi la ascolta per trovare ispirazione. Però, dietro questa abitudine diffusissima e popolarmente riconosciuta come "efficace", emerge una domanda che vale la pena porsi: la musica aumenta davvero la produttività o è solo una sensazione? Io ad esempio - che vi scrivo questo articolo - preferisco il silenzio. Ma, alla ricerca di risposte, abbiamo scoperto che alcuni studi dimostrano benefici reali sulla motivazione, sull'umore e sulla gestione dei rumori esterni. Altri studi invece sottolineano che in certi tipi di lavoro la musica può sottrarre risorse cognitive e rallentare le prestazioni. Vediamo meglio. Cosa succede nel nostro cervello quando ascoltiamo musica durante un'attività lavorativa La musica stimola diverse aree cerebrali - dal sistema limbico alla corteccia prefrontale - e ciò ha un impatto diretto sulla concentrazione, sul rendimento e sulla qualità del lavoro svolto. Attivazione dopaminergica La musica che ci piace attiva il circuito ricompensa nel cervello, con rilascio di dopamina. La dopamina ci eccita, aumenta la nostra motivazione: quindi può rendere più facile l'inizio di un compito quando ci sentiamo stanchi e svogliati. Infatti la musica piacevole attiva un meccanismo di gratificazione simile a una scorpacciata di buon cibo e a una bella notte sotto le lenzuola. (fonti: The transformative power of music: Insights into neuroplasticity, health, and disease e Dopamine modulates the reward experiences elicited by music). Anche noi abbiamo una "RAM": la musica con testo può appesantirla Anche se non siamo computer, pure noi umani abbiamo una sorta di "RAM": ovvero una memoria di lavoro cognitiva del cervello. Ecco: in compiti che richiedono elaborazione verbale o logica, l'ascolto di musica con testo può pesare su questa nostra RAM. Musica contro rumore Il cervello impiega più risorse per ignorare rumori imprevedibili (come conversazioni o una porta che sbatte) rispetto a un sottofondo costante e regolare. Quest'ultimo può diventare una barriera per ritrovare il focus in ambienti rumorosi o per lavorare meglio da casa. La musica influisce sui nostri ritmi fisiologici Battito cardiaco, respirazione, attivazione del nostro corpo: la musica lavora su questi e altri fronti e lo sappiamo da sempre. Oltre la scoperta dell'acqua calda, vi invito a considerare che con la scelta... --- - Published: 2025-11-11 - Modified: 2025-11-11 - URL: https://kilobit.it/articolo/conviene-fare-seo-con-lintelligenza-artificiale-agentica/ - Categorie: Intelligenza Artificiale, SEO e SEA Per rispondere a questa domanda, esaminiamo le attuali capacità dell'intelligenza artificiale agentica in un lavoro SEO: consiglio spassionato? Scegli le vie di mezzo e mantieni sempre il controllo umano! Fino a ieri fare SEO per davvero significava solo capire l'algoritmo di Google e le persone, anche al di là delle linee guida ufficiali. Oggi significa pure capire l'intelligenza artificiale e sempre più spesso l'AI agentica. Parliamo di sistemi capaci di prendere decisioni, analizzare fonti, rispondere agli utenti e persino scegliere quali contenuti mostrare. In questo nuovo ecosistema, le regole del posizionamento non spariscono: si riscrivono. L'ottimizzazione quindi non riguarda più solo le keyword, ma la relazione tra il contenuto e l'agente AI che lo interpreta: conviene dunque abbandonare la SEO tradizionale per affidarsi totalmente all'intelligenza artificiale? Ma che... le cose non sono mai bianche o nere! Scopri qui come l'AI agentica sta ridisegnando la SEO, quali sono i vantaggi reali, i rischi e soprattutto come costruire una strategia ibrida... sempre per il fatto che nulla è bianco o nero. Il succo l'hai capito. Procediamo allora. Come l'intelligenza artificiale sta cambiando la SEO La SEO con l'intelligenza artificiale è una semplice tendenza? No: ormai è una normalità. Rimane sempre chi non utilizza alcuno strumento di AI direttamente... ma le piattaforme su cui questi puristi vogliono piazzarsi, ce l'hanno già integrati. Vedi Google, Bing e gli altri motori di ricerca: tutti - in un modo o nell'altro - hanno integrato modelli generativi e sistemi di machine learning. E questo ha già cambiato il modo in cui i contenuti vengono analizzati e mostrati. Gli algoritmi quindi non si limitano più a contare parole chiave e backlink: interpretano il senso delle frasi e valutano la pertinenza semantica. Nuovi paradigmi di valore: la GEO Con GEO non parliamo del nostro pianeta - almeno non direttamente - ma dell'ottimizzazione per motori di ricerca che non mostrano risultati ma risposte. Infatti significa Generative Engine Optimization. In altre parole la GEO è l'insieme di tecniche per piazzarsi sulle risposte di ChatGPT e simili. Sempre più persone fanno ricerca attraverso le AI generative di massa. Piazzarsi su queste capisci che diventa una pratica sempre più importante oggi. E come si fa a "farsi trovare" in questo senso? Cambiando paradigma. Quindi progettando e producendo contenuti non solo per farsi vedere ma soprattutto per farsi capire, sia dagli umani, sia dai sistemi di AI. Una logica ibrida che non solo aggiunge possibilità di visibilità, ma che permette a ognuno di essere parte dell'evoluzione della ricerca stessa. Sì perché i nuovi paradigmi di valore di una pagina e di un contenuto... --- - Published: 2025-11-07 - Modified: 2025-11-07 - URL: https://kilobit.it/articolo/la-meditazione-ti-fa-lavorare-meglio-da-casa/ - Categorie: Benessere e produttività La meditazione non è altro che respirazione profonda e consapevole. Non serve fare pose e corsi da centinaia di euro: solo qualche minuto nelle tue solite giornate e nel tuo workflow. La spiritualità se vuoi puoi vedercela: ma qui parliamo di manutenzione mentale. La meditazione non è necessariamente una pratica mistica, spirituale, una posa da radical chic pseudo yogi o l'esercizio di un fissato di mindset che si mette a recitare mantra 2 ore al giorno perché gliel'ha detto un podcast. Anche guardando i vestiti ruotare nella lavatrice puoi staccarti per un po' dal solito dialogo interiore e smettere di pensare alla deadline. Anche guardando l'acqua scorrere nello scarico della doccia potresti ritrovarti a pensare solo a un getto caldo sulla schiena e al tuo respiro, invece di pensare a una consegna: preoccupartene mentre fai altro in fondo a che serve? Che controllo reale pensi di avere su qualcosa che in quel momento non ti impegna? document. createElement('video'); https://kilobit. it/wp-content/uploads/2025/11/lavatrice-meditazione. mp4 Al limite c'è l'illusione del controllo: un controllo virtuale, una simulazione che nel pratico ti sta togliendo energie, che ti distrae e ti nega l'opportunità di riposare il cervello. Ecco: meditazione è quando riesci a staccarti da questa forma di controllo per vivere pienamente il presente. Qualcuno la vede come una pratica per ascendere. Noi la vediamo come manutenzione mentale. Quando la mente ha bisogno di staccare, non di spingere Lavorare da casa ha i suoi indiscutibili vantaggi e comodità, ma favorisce - quasi paradossalmente - un sovraccarico mentale. Avere più libertà, più disponibilità e più fonti di lavoro, comporta facilmente disequilibri o frammentazioni. E la mente, anche quando il pc è spento, può continuare a processare lavori lasciati a metà, idee, programmazioni. Poi arriva la notifica sul cellulare, scorri un po' su Instagram, riapri il pc, apri il browser con mille schede. Ricominci, lo richiudi: ma nel cervello è come se avessi ancora quelle schede aperte tutte insieme. Parliamo di un consumo energetico reale che nel tempo logora la tua concentrazione e svuota la motivazione. Meditare ti aiuta proprio a ricaricarti di concentrazione e motivazione: e come? Staccando. Perché il cervello non è fatto per correre tutto il giorno, così come i muscoli non possono essere sforzati e allenati di continuo. Meditazione: la pausa più produttiva che esista La meditazione funziona così: pochi secondi di respiro consapevole riducono i livelli di cortisolo (l'ormone dello stress) e ristabiliscono l'equilibrio tra concentrazione e calma. Possono bastare 10 minuti di questa semplice pratica per migliorare l'attenzione sostenuta nei lavori: e questo non lo dico io, ma uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology appena due anni fa. Infatti anche secondo altre ricerche approvate da... --- - Published: 2025-11-05 - Modified: 2025-11-05 - URL: https://kilobit.it/articolo/sito-multilingua-quando-non-ti-serve/ - Categorie: Siti Web Ti piacerebbe tradurre il tuo sito in tutte le lingue? Pensaci due secondi: investire in un sito multilingua non è sempre una buona idea... Un sito multilingua non è mica una bacchetta magica. Molte aziende infatti credono che basti tradurre il sito in inglese per diventare "internazionali", e quindi aumentare le visite, il posizionamento su Google e le conversioni. Ma il sito multilingua è uno strumento utile solo se risponde a una strategia. Altrimenti può diventare con molta facilità un labirinto di pagine duplicate, testi tradotti male: dove l'utente si disorienta e perde tempo. La qualità percepita cala, con effetti sul brand, sulla sua offerta e sulla fiducia che ripone l'utente istintivamente nel tuo sito. Così te lo bruci: il tuo "sito multilingua" viene abbandonato e non raggiungi chi pensavi di intercettare. Non tutte le attività hanno bisogno di un sito multilingua Se lavori con clienti locali è molto più vantaggioso ottimizzare ciò che già hai, invece di moltiplicare contenuti che non leggerà nessuno. Potresti avere soltanto bisogno di un sito localizzato nella tua lingua e chiudere qui questo articolo. Se invece lavori tra varie parti di Italia, Spagna, Germania, Stati Uniti, Cina... potresti aver bisogno di un sito multilingua: qui scopri quando serve davvero, quando invece complica le cose, e quali alternative esistono per comunicare con un pubblico internazionale. Un sito multilingua non è solo un sito tradotto Deve arrivare a target diversi non solo a livello di linguaggio scritto. Quindi i contenuti, l'URL e le strategie SEO si devono personalizzare per ogni lingua e Paese. Un sito multilingua perciò è un sistema di siti paralleli - simili ma distinti - ognuno con i propri testi, meta tag e URL. Quindi le pagine in altre lingue NON sono duplicati tradotti, ma pagine collegate tra loro con un diverso lavoro di localizzazione ed esperienza utente. Come minimo, si deve poter passare da una lingua all'altra con un pulsante. Ma esiste anche il tag hreflang, che aiuta Google a capire quale versione mostrare direttamente a chi. Più siti web tradotti "a mano" senza logica SEO non sono un sito multilingua. Quando ti serve davvero un sito multilingua Abbiamo capito che un sito multilingua ha senso solo quando ti conviene investire in un lavoro studiato. Andiamo più nel pratico: Ti serve se vuoi vendere e spedire all'estero (o se già lo fai). Infatti limitarsi all'inglese, può limitare il coinvolgimento. E in più, la lingua ti fa piazzare nella SEO locale del paese che ti interessa. Se collabori con partner internazionali. Se ricevi tanto traffico da altri... --- - Published: 2025-10-31 - Modified: 2025-10-31 - URL: https://kilobit.it/articolo/truffe-telefoniche-come-evitare-trappole/ - Categorie: Truffe online Oggi ti parlo con la voce di un truffatore telefonico e ti rivelerò come smascherarmi e difenderti da me. Le truffe telefoniche sono tra i raggiri più diffusi, trappole più difficili da riconoscere di quanto si possa credere. Un operatore bancario, un tecnico informatico, un addetto alla sicurezza, uno delle Poste Italiane: io che ti chiamo posso essere chiunque, posso approfittarmi dei dati personali che lasci in giro, della tua distrazione, delle tue ansie, delle tue preoccupazioni e della poca dimestichezza che hai con figure come me. Ma soprattutto posso approfittarmi della distanza che ci divide, nascondendomi dietro un telefono. Con voce calma e linguaggio professionale posso convincerti a fornirmi i numeri magici che aprono le porte dei tuoi account digitali, del tuo conto in banca, della tua identità e della tua privacy. Se mi detesti e se hai paura di me, sei nel posto giusto: oggi ti svelo come smascherarmi. Così capirai che dall'altra parte del telefono non c'è - praticamente mai - un genio del male solitario col cappuccio nero in testa... ma un "lavoratore" dipendente - come potresti essere anche tu - che lavora con colleghi e responsabili. Cosa sono le truffe telefoniche e come funzionano Le truffe telefoniche nel nostro gergo si chiamano Vishing, cioè la versione vocale del Phishing. Quello che faccio non si tratta di magia tecnica, ma di strategia sociale. Non attacco server, ma le vulnerabilità umane. La telefonata tipica inizia sempre con una premessa credibile, basata su una porzione di verità. Infatti non agisco mai a caso. Spesso so chi sei, a chi telefoni e quanto vali. E se non so tutte queste cose, mi basta un dato che hai lasciato pubblico o che io ho ottenuto tramite terzi, a volte anche in maniera legale. Uso dei tool che fanno sembrare che la chiamata venga "dal numero giusto". Ma i miei strumenti principali sono le parole. Prima ti rassicuro e poi ti metto urgenza, così abbatto le tue difese e ti offro la soluzione: come fregarmi? Rimanendo in allarme e verificando con calma quello che ti dico, prima di tutto. E per farlo hai bisogno di conoscenza. Allora vieni un po' con me dietro le quinte del mio "lavoro". Chi c'è dietro le truffe telefoniche Le truffe telefoniche - 90 volte su 100 - sono il prodotto di strutture organizzate. Il truffatore telefonico quasi sempre lavora con dei colleghi, come in un call center: abbiamo ruoli assegnati, copioni precisi da seguire, liste di numeri e di dati, obiettivi giornalieri... Alcuni team... --- - Published: 2025-10-28 - Modified: 2025-10-28 - URL: https://kilobit.it/articolo/quante-ore-bisognerebbe-lavorare-al-giorno/ - Categorie: Benessere e produttività 8 ore per lavorare, 8 ore per dormire e 8 ore per vivere: è davvero questa la proporzione giusta? Ricerche, sperimentazioni e la nostra stessa biologia ci suggeriscono di no. Scopri in questo articolo quante ore si dovrebbe lavorare al giorno per mantenere il giusto equilibrio tra benessere e produttività. Quante ore lavorare al giorno per essere produttivi? Da decenni si considera la giornata da otto ore come lo standard universale: otto per lavorare, otto per vivere, otto per dormire. Ma ormai questo equilibrio si è incrinato, tra lavoro online da casa, connessioni costanti, comunicazioni extra e riunioni alle quali (diciamoci la verità) potremmo pure non partecipare. Sempre più freelance, dipendenti e aziende, fortunatamente si chiedono se abbia ancora senso misurare l'operato in base al tempo trascorso davanti a uno schermo. A dimostrare la fallacia di questo punto di vista ormai ci sono milioni di esperienze empiriche ma anche ricerche scientifiche e casi studio. La quantità non è necessariamente sinonimo di qualità... anzi! Esiste un numero di ore di lavoro ideali oltre il quale l'efficienza cala e lo stress cresce. Oggi andiamo ad analizzare dati, studi, modelli di lavoro e riflessioni che possono ridisegnare il concetto stesso di giornata lavorativa. Cerchiamo di capire quante ore servono davvero per lavorare bene, vivere meglio e restare creativi. Cosa dicono i dati sulla produttività e le ore di lavoro Quindi più tempo in ufficio non implica automaticamente migliori risultati. In effetti sono minimo 10 anni che diverse ricerche stanno dimostrando che la produttività umana segue un andamento curvilineo: cresce fino a una certa soglia di ore e poi crolla. Ci puoi mettere tutta la volontà e la follia che vuoi: potrai continuare a produrre, ma lo farai peggio; e se non lo farai peggio, pagherai un prezzo a livello di salute fisica e mentale. Secondo una ricerca dell'Università di Stanford, dopo le 50 ore settimanali la produttività cala drasticamente e oltre le 55 ore diventa quasi nulla. In termini pratici quindi significa che chi lavora 70 ore ottiene circa gli stessi risultati di chi ne lavora 55. Pensaci: 15 ore sacrificate per nulla che avresti potuto impiegare a godere la vita. La settimana lavorativa di 4 giorni in Islanda e Regno Unito Ti piacerebbe lavorare da Lunedì a Giovedì? In Islanda e in Regno Unito l'anno scorso hanno sperimentato la cosiddetta "settimana corta": risultati? Riducendo le ore lavorative non diminuiscono le prestazioni: al contrario, i lavoratori hanno mostrato livelli più alti di concentrazione, motivazione e soddisfazione. Ci hai mai pensato che le ore effettive di produttività sono meno di quello che si crede? Mediamente in tantissimi uffici di tutto il mondo le ore di lavoro concentrato saranno appena 4/4 e mezza, visto che... --- - Published: 2025-10-23 - Modified: 2025-10-23 - URL: https://kilobit.it/articolo/cosa-si-puo-fare-con-intelligenza-artificiale-agentica/ - Categorie: Intelligenza Artificiale L'intelligenza artificiale agentica con le sue potenzialità di automazione avanzata promette risparmi di tempo ed evoluzione. Ma non tutto si può e si dovrebbe delegare a un'agente IA: vuoi trovare una quadratura? Allora continua a leggere. L'intelligenza artificiale agentica - anche se in Italia non è conosciutissima - sta entrando nei flussi di lavoro di PMI, aziende e liberi professionisti del digitale, sia nel nostro paese che nel resto del mondo. Stiamo parlando di sistemi capaci non solo di generare contenuti o rispondere a domande: eseguono azioni , analizzano dati, inviano mail, aggiornano dashboard, coordinano ed eseguono processi online, perché si integrano in piattaforme, software, applicazioni. Tutt'altro storia rispetto a semplici modelli generativi. Naturalmente ci vogliono tempo, risorse e tentativi per integrare l'IA agentica correttamente nella propria impresa. E ci vogliono conoscenze e capacità di monitoraggio per vedere - come minimo - i rischi. Quindi tanto impegno e tante incertezze... ma la posta in gioco è ottima: chi usa efficacemente l'IA agentica, abbatte tempi e sforzi umani. Risorse che si possono impiegare per concepire, realizzare e coltivare meglio visioni, idee, strategie, rapporti, tempo libero e cura di sé: tutto ciò che non può e deve essere automatizzato. Ma cosa stabilisce davvero quello che si può fare (o non si può fare) con l'intelligenza artificiale agentica? Le possibilità tecnologiche? I trend di mercato? La sostenibilità energetica? Le politiche nazionali? L'iniziativa di start-up? Sviluppatori pazzi che stravolgono modelli open-source elaborando formule uniche? Garanti di privacy ed etica? Cerchiamo di trovare una quadratura ragionando insieme e affidandoci a ciò che sappiamo oggi. L'intelligenza artificiale agentica in pillole Una forma elaborata di IA progettata per agire in autonomia a partire da prompt. I chatbot tradizionali e le IA generative eseguono compiti su richiesta dell'utente; gli agenti IA invece pianificano sequenze di azioni in base a obiettivi e si adattano ai risultati, che diventano fonte di addestramento. L'intelligenza artificiale agentica quindi solitamente combina: un modello linguistico o cognitivo, interazione con strumenti esterni (API, software, CRM, app. . ), Sistema di feedback: l'agente valuta gli esiti delle sue azioni e si adatta. Quindi autonomia... che non implica infallibilità. Infatti oggi la qualità del risultato dipende da come viene definito l'obiettivo, da quali risorse l'agente può usare: dall'azione consapevole e dalla supervisione umana. Se vuoi approfondire, leggi questo articolo sull'IA agentica. Cosa si può fare oggi con l'intelligenza artificiale agentica? Gli agenti IA sono estremamente versatili. Quindi i campi di applicazione digitale sono moltissimi. In generale però si può individuare un principale punto di forza dell'IA agentica: la capacità di automatizzare processi dinamici. Quindi nel marketing digitale l'IA agentica: monitora campagne pubblicitarie, aggiorna... --- - Published: 2025-10-21 - Modified: 2025-10-21 - URL: https://kilobit.it/articolo/come-scegliere-il-font-giusto/ - Categorie: Branding, Design, Digital Marketing Scopri come orientarti nella scelta del font giusto per sito web, social, grafiche, sponsorizzate e costruzione dell'identità del brand. Scopri validi criteri universali e cosa evitare come la peste! Come ci regoliamo per scegliere il font giusto? Cosa dobbiamo considerare di più? L'estetica? Il proprio gusto? Basta che si legga la scritta e va bene così? Sì: in alcuni casi può pure funzionare così. Ma ti stai affidando al caso: sicuramente meno di scegliere con la benda sugli occhi... ... ma più di quanto potresti e varrebbe la pena fare. Scegliere il font giusto è una decisione strategica che influenza la percezione che hanno le persone del tuo brand, l'accessibilità, le visite, le permanenze: le conversioni. Un tassello della costruzione e della diffusione comunicativa. Se meglio ti si vede, più ti si vede, più ti si conosce per quello che esattamente vuoi trasmettere. E per favorire questo, non esiste un solo font giusto. Perché la scelta del font è strategica nel marketing digitale Scegliere il font giusto significa definire il tono e la personalità del brand prima ancora che vengano letti i contenuti. La tipografia web quindi non è solo questione di elementi grafici - che si vedono i designer per conto loro, o che uno sviluppatore implementa su un sito in base agli spazi o alla sua iniziativa casuale. Si tratta un linguaggio visivo in grado di comunicare: emozioni, valori, settore, identità. Quindi nella realizzazione di un sito web, di una campagna social o di una grafica pubblicitaria, il font incide direttamente sulla percezione del marchio: perché è effettivamente un primo approccio, che dà una prima impressione istintiva. Un font allora dovrebbe essere deciso nell'ottica di una strategia di marketing digitale per migliorare: leggibilità e accessibilità (coinvolgi più persone possibile), la comprensione del testo, l'esperienza utente (guidi e chiarisci), tempo di permanenza su un contenuto (meglio mi oriento, meno mi stanco, più rimango), memorabilità e riconoscibilità (se una cosa la capisco me la ricordo, se la ritrovo la riconosco). Se vuoi andare a verificare, ti consiglio quest'articolo e questo studio di eye tracking. E intanto passiamo al cuore di questa guida. Come cambia la scelta del font tra sito, social e branding La coerenza del font in ogni contenuto e piattaforma dello stesso brand può sembrare la via migliore: scegli il font che ti caratterizza e butti quello in tutto. In un'ottica di marketing digitale più approfondita però ogni canale si deve valutare a sé: perché ha le sue regole, il suo pubblico, il suo scopo. Quindi il carattere tipografico adatto a un post di Instagram potrebbe risultare... --- - Published: 2025-10-17 - Modified: 2025-10-17 - URL: https://kilobit.it/articolo/perche-i-microcopy-possono-salvare-il-tuo-sito/ - Categorie: Siti Web, UX e UI Piccole parole che guidano, rassicurano, invitano all'azione e restituiscono feedback possono fare la differenza tra conversione e abbandono: anche un solo microcopy può inclinare la bilancia. A volta basta una sola parola per cambiare tutto, una piccola parola: un microcopy. Nel web design e nella comunicazione digitale, il microcopy è quel piccolo dettaglio linguistico che fa la differenza tra un'interazione asettica e una memorabile. Può essere la scritta su un pulsante, la frase sotto un form di contatto, il messaggio che compare quando c'è un errore o subito dopo un'acquisto su e-commerce andato a buon fine. I microcopy sono i testi che guidano istintivamente l'utente e ne determinano l'esperienza. Sottovalutarli significa mancare l'opportunità di coinvolgere, rassicurare e convertire. Curarli con attenzione invece permette di migliorare la user experience, la percezione e la riconoscibilità del brand. Vuoi cogliere queste opportunità? Intanto leggi questo articolo... poi sperimenta e testa sul campo. Cos'è il microcopy? Perché è così importante? In altre parole, i microcopy sono l'insieme di parole e brevi frasi che compaiono all'interno di un'interfaccia digitale. Mi riferisco a pulsanti, form, messaggi di errore, notifiche, istruzioni, conferme d'azione. A differenza di testi lunghi o promozionali - che parlano di più alla mente razionale - il microcopy agisce in modo immediato, quasi invisibile: parla alla pancia. E non lo fa in maniera metaforica. A tutti gli effetti guida l'utente a capire cosa deve fare e perché dovrebbe fidarsi del tuo sito web. Quando i microcopy sono scritti bene, trasmettono chiarezza, sicurezza e identità. Guidano gli utenti nei momenti di incertezza e restituiscono loro un feedback: come se rispondessero a domande che l'utente non ha posto, ma che dentro di sé si sta facendo, consapevolmente o meno. La scrittura che accompagna l'utente I microcopy sono degli elementi inquadrabili nell'UX Writing: cioè la scrittura che non serve direttamente a persuadere e vendere ma - semplicemente - ad accompagnare. Si tratta della scrittura che si mette al servizio della fruibilità, aiutando a capire, a orientarsi e a completare azioni senza dubbi e impedimenti. In questo contesto il microcopy è la parte più concreta e operativa, perché parliamo di testi che compaiono in punti di contatto chiave come pulsanti, messaggi d'errore e conferme d'ordine. Ognuna di queste parole diventa un micro-gesto di attenzione verso l'utente. Una forma di scrittura che accompagna l'utente, insomma, per crearci una relazione: un conto infatti è scrivere un asettico: "Errore 404 - Pagina non trovata" tutt'altro è scrivere: "Ops: qualcosa è andato storto :( prova a... ". Questo fa la differenza tra un utente soddisfatto e uno insoddisfatto.... --- - Published: 2025-10-14 - Modified: 2025-10-14 - URL: https://kilobit.it/articolo/lavorare-online-meglio-facendo-i-piegamenti/ - Categorie: Benessere e produttività Mente e corpo sono la stessa cosa: per lavorare meglio online, ricordiamo questa consapevolezza tanto ovvia quanto facile da dimenticare nella quotidianità. Passi otto ore al giorno davanti al PC a lavorare online. Muovi appena le dita sulla tastiera. Mastichi qualche schifezza. Bevi quando ti ricordi. Ti senti stanco, scarico, eppure non hai corso e non hai sollevato un peso. Questo è il paradosso del lavoro digitale: più stai fermo, più ti stanchi. E se ti dicessimo che per lavorare online meglio non ti serve un nuovo tool, ma un po' di spazio per fare - ad esempio - un po' di piegamenti? Hai letto bene: l'efficienza mentale e la produttività online non dipendono solo da quante ore passi concentrato, ma da quanto spesso ti muovi. Ogni gesto fisico - come una manciata di piegamenti o un minuto di stretching - agisce come un reset biologico che riaccende il cervello. Migliora l'umore. Fa tornare la lucidità. In questo articolo scoprirai perché e come un semplice movimento può cambiare il tuo modo di lavorare online. Corpo e mente sono un sistema unico: non scordartelo se vuoi lavorare meglio online Per migliorare le produttività online devi prima capire una cosa semplice da afferrare concettualmente, ma difficile da mettere in pratica nella quotidianità: il corpo e la mente non lavorano su due binari separati. Quando il primo si affievolisce, la seconda rallenta. Ogni battito, ogni respiro e ogni movimento attivano una rete di processi chimici che incidono direttamente sulla concentrazione, sulla memoria e sulla creatività. In sostanza l'attività fisica può apportare benefici cognitivi. Se rincorri il benessere digitale quindi visualizza che il corpo è la tua interfaccia primaria: se lo trascuri nessuna app e nessuna tecnica di gestione del tempo potranno davvero renderti più produttivo e sano. Secondo le linee guida dell'OMS (OMS, 2019), in effetti l'attività fisica regolare rappresenta uno degli interventi comportamentali più efficaci per mantenere la salute cerebrale e rallentare il deterioramento cognitivo legato all'età. Concetto ribadito e ampliato sempre dall'OMS in quest'altro report più recente (WHO, "Physical Activity" 2024). Il paradosso di lavorare online Spesso ci troviamo a essere più connessi con l'esterno, con le idee e le prospettive... ma sempre meno con l'interno, con il nostro corpo e con il presente. Questo è il grande paradosso che si incontra nel lavorare online. Siamo iperproduttivi in apparenza, ma il nostro cervello va a risparmio non appena cala la concentrazione. Molti professionisti digitali si chiedono come lavorare meglio online cercando soluzioni miracolose, spesso affidandosi a consigli retorici di fuffa guru, ascoltando podcast... --- - Published: 2025-10-02 - Modified: 2025-10-02 - URL: https://kilobit.it/articolo/grazie-a-questo-articolo-non-cadrai-mai-nel-phishing/ - Categorie: Truffe online Il Phishing è la truffa più famigerata e diffusa nel web: scopri in breve come riconoscerlo, prevenirlo e combatterlo. Prima regola d'oro? Mantenere la calma. Così tutto ti apparirà più chiaro e ti sorprenderai di aver creduto per un solo secondo a un tentativo di truffa. Il Phishing è una delle truffe online più diffuse e infami. Può colpire chiunque: privati, aziende, PA. Col tempo si continua a evolvere e ad assumere più forme. Secondo l'ENISA (una delle maggiori agenzie di cybersecurity europea) il Phishing è: "una minaccia trasversale, persistente e in continua evoluzione" Infatti ormai questo inganno non si ferma alle e-mail sospette. Campagne fraudolente arrivano anche via SMS (smishing), telefonate (vishing) e persino attraverso QR code (quishing). Oggi piace tanto fare tassonomie specifiche, ma la sostanza rimane la stessa: sono truffe che sfruttano sempre di più ingegneria sociale e personalizzazione dei messaggi. Ma come diceva Lucio Dalla ne La sera dei miracoli: "... ci sono anche i delinquenti: non bisogna aver paura, ma stare un poco attenti... " Ecco: per fare attenzione informati. Vedrai che dopo aver letto questo articolo riconoscerai subito il Phishing, ben prima di cascarci: oppure sei qui perché ti ha già ingannato una truffa online? Basta cliccare sulla domanda per trovare risposte. Altrimenti, continua a cercarle qui. Questo non vuoi essere tu Perché si cade nel Phishing? Se pensi che il Phishing sia roba per pochi analfabeti digitali, ricrediti subito. Perché queste truffe online puntano all'emotività: quindi anche una persona informata potrebbe cascarci, specialmente se si considera il flusso di informazioni e di notifiche costante a cui siamo sottoposti. Immagina (neanche con troppo sforzo) di lavorare 8 ore al giorno: di vagliare mail, messaggi, lavorazioni e soprattutto distrazioni. Ogni tanto l'attenzione può calare, ed è proprio lì che il Phishing colpisce: perché una campagna truffaldina fatta bene propone elementi credibili, come loghi, siti web, link e nominativi. L'urgenza propria di questi messaggi, a una persona sovraccaricata o distratta, possono passare automaticamente come comandi: "Clicca qui per risolvere i tuoi problemi". Può passare un messaggio del genere nel nostro cervello, in una frazione di secondo. E a volte le dinamiche della vita personale e lavorativa, combinate ai nostri umori, possono accompagnarci verso queste scelte superficiali ed errate. Quindi si cade nel Phishing quando non si è abbastanza informati ma soprattutto quando si è stanchi e distratti. Ci sei o già ti stai distraendo? https://youtu. be/1yDTMcd0wM8? si=XvQkjfu59Sw4B0xz&t=10 Quanto è diffuso il Phishing in Italia oggi Abbiamo due report del CERT-AGID (l'Agenzia per l'Italia Digitale) che ci offrono dati piuttosto allarmanti. L'anno scorso (fonte report 2024) si è chiuso contando ben 1. 128 campagne di Phishing (ogni campagna può colpire migliaia di persone)... --- - Published: 2025-09-12 - Modified: 2025-09-12 - URL: https://kilobit.it/articolo/i-5-agenti-ai-che-rivoluzionano-il-marketing/ - Categorie: Digital Marketing, Intelligenza Artificiale Siamo in una nuova epoca dell'automazione digitale: oggi agenti AI sono capaci di eseguire compiti complessi a partire da un solo prompt ed esistono centinaia di piattaforme e suite per orchestrare strumenti di ogni tipo e diverse AI insieme. Vediamo le 5 che stanno rivoluzionando il marketing digitale: sogniamo un po' per poi ritornare con i piedi per terra parlando dei rischi correlati. L'intelligenza artificiale è alla ribalta e lo sviluppo degli agenti AI lo dimostra. Forse nessun professionista del digitale oggi può evitare di confrontarsi con queste tecnologie, nel bene e nel male. Per molti la questione sembra limitarsi a "uso o no ChatGPT? " ma oggi - se non lo sai - scoprirai che c'è molto di più delle solite IA generative. E tantissimi team di marketing digitale (e non solo) in tutto il mondo ne stanno approfittando. Ma cosa sono gli agenti AI? Puoi cominciare con questo articolo sull'IA agentica per avere un quadro generale piuttosto esaustivo. Oppure accontentarti di una breve sintesi e di capire meglio attraverso le funzioni specifiche che seguiranno. Diversamente dai semplici chatbot o strumenti di automazione tradizionali, gli agenti AI sono progettati per ragionare in autonomia a partire da un prompt complesso. Un agente AI può: interagire con più strumenti (comprese altre intelligenze artificiali), gestire campagne complesse, ottimizzare processi interni, accelerare l'analisi di dati. 5 piattaforme di agenti AI scelte per l'impatto che hanno nel marketing digitale Per te potrà essere nuovo il concetto di IA agentica, ma sappi che attualmente ne esistono già centinaia. E naturalmente molte di queste sono altamente specifiche: quindi non tutte ci interessano nell'ambito del marketing digitale o sono sostenibili per le aziende. Queste 5 IA agentiche le puoi iniziare a configurare e usare anche oggi, dopo aver letto questo articolo. Troverai una panoramica concreta: dalle soluzioni più leggere - ideali per realizzare grandi progetti di piccoli team - fino agli strumenti per aziende più strutturate, capaci di orchestrare interi reparti marketing in quasi totale autonomia. 1) Zapier Agents Zapier è una piattaforma no-code nata per collegare tra loro migliaia di app web tra CRM, social media, email marketing, fogli di calcolo, helpdesk... l'anno scorso, Zapier introduce gli Zapier Agents: agenti AI personalizzabili che combinano modelli linguistici e automazioni classiche. Questi sono pensati per PMI, liberi professionisti e agenzie che vogliono creare assistenti digitali operativi senza avere competenze di programmazione. Costruzione visuale di agenti AI "plug and play" con trigger e azioni tra app. Possono leggere dati aziendali, interpretarli e agire, per esempio generando mai, aggiornando CRM, analizzando metriche o rispondendo a clienti via chat. Sono ideali per compiti ripetitivi a basso rischio, come ad esempio il supporto quotidiano a un social media manager. Crescita dei costi proporzionale al volume di automazioni attive. 2) crewAI Un framework open-source nato per... --- - Published: 2025-09-09 - Modified: 2025-09-09 - URL: https://kilobit.it/articolo/la-dark-mode-e-sempre-la-scelta-migliore/ - Categorie: SEO e SEA, Siti Web, UX e UI Il lato oscuro del web: la Dark Mode è una modalità di visualizzazione di pagine web, applicazioni e altre interfacce. Si tratta sempre della scelta migliore? Influisce sul piazzamento nei risultati di Google? Ha delle criticità o dei difetti? Scopriamolo senza pensare per assoluti. Passare alla Dark Mode è seducente. Passare alla Dark Mode ti evita gli abbagli. Bisogna scegliere sempre la Dark Mode. No: né è sempre corretto né stiamo parlando del lato oscuro di Star Wars. Rimane universale che solo i Sith vivono di assoluti. E Anakin mica ha fatto una bella fine. Per sopravvivere bene tocca essere meno assolutisti, anche riguardo a scelte nette come la Dark Mode. Parliamo della modalità scura sui siti web e sulle app, sia da desktop che da mobile. Oggi la approfondiremo sia da un punto di vista della fruizione ma soprattutto per chi è dietro le quinte, toccando in particolar modo il suo impatto sull'ottimizzazione per i motori di ricerca: la famosa SEO, che sfocia un po' tutti gli ambiti compresi il web design, l'esperienza dell'utente e via dicendo. Perché amiamo così tanto la Dark Mode? Da una parte perché i cattivi sono quasi sempre più interessanti degli altri personaggi. Poi possiamo osservare che l'adozione della Dark Mode per la visualizzazione dei siti web e le app negli ultimi anni è aumentata in maniera esponenziale, tanto che fa parte della quotidiana esperienza sul web di moltissimi utenti trasversali. A confermare e quantificare questa crescita, ci sono alcune statistiche che riguardano Chrome, Android e iOS: il 22% del traffico web a livello mondiale su Chrome, include persone che scelgono"prefer-dark" sull'impostazione del browser. Secondo un'indagine compiuta da Android, l'81,9% di 2500 utenti intervistati utilizza la Dark Mode su app e dispositivo, mentre il 9,9% alterna tra modalità chiara e scura. Si stima che una percentuale tra il 55% e il 70% degli utenti iOS utilizzi la Dark Mode. Inoltre, l'uso della Dark Mode per visualizzare le mail dal 202o al 2022 è passato dal 29% al 40%: un altro indicatore importante della crescente preferenza degli utenti per il lato oscuro. Utenti, che i team di sviluppo vorranno soddisfare, dovendo fornire la migliore fruibilità possibile da tutti i punti di vista; tenendo conto - lo capisci - degli algoritmi dei motori di ricerca e dell'accessibilità. In altre parole: il sito o l'app in Dark Mode si deve vedere bene e tutti lo devono vedere bene. Così il sito e l'app avranno maggiori possibilità di essere trovate, navigate a lungo e con piacere. 1) Comfort visivo e riduzione dell'affaticamento oculare Questi sono tra i vantaggi preferiti. Schermi troppo luminosi e sfondi bianchi, soprattutto in una stanza di notte, stancano... --- - Published: 2025-08-16 - Modified: 2025-08-16 - URL: https://kilobit.it/articolo/ia-agentica-una-macchina-piu-intelligente-e-piu-autonoma/ - Categorie: Intelligenza Artificiale L'IA agentica è più intelligente e autonoma delle solite IA generative: al punto che ne utilizza tante insieme per arrivare all'obiettivo che le hai dato. Insieme a qualsiasi tool e software che ti possa venire in mente. Ma è davvero una bacchetta magica o ha ancora grossi limiti? In buona sostanza si può dire che l'IA agentica è più intelligente e più autonoma delle IA generative di massa. Come sempre, quando si parla di intelligenza artificiale (e prima di farci film distopici), va precisato che i concetti di intelligenza e di autonomia prendono sfaccettature diverse rispetto al contesto della coscienza umana. Questo è ovvio, ma mai scontato. Quindi l'IA agentica è quella che non si limita a rispondere ai prompt. Si tratta di una macchina che, in base a un comando, pianifica, agisce e si adatta ad ambienti diversi. Dunque a contesti che è in grado di interpretare più esattamente e con maggiore complessità rispetto ai soliti modelli generativi. Allora non è un'IA che si ferma alla creazione di contenuti: è un assistente che opera in maniera proattiva per raggiungere obiettivi definiti. E ciò lo fa orchestrando strumenti e processi. Per questo si può definire una macchina più intelligente e più autonoma... non perché sia un genio imprevedibile che si alza la mattina e decide cosa fare per conto suo. si fa per scherzare... Capiamo bene cos'è l'IA agentica L'IA agentica non è soltanto un modello, ma è un sistema dotato di autonomia operativa, capacità decisionale e di interazioni con tanti strumenti diversi. L'IA agentica è in grado di analizzare l'ambiente, fissare obiettivi, pianificare azioni, portarle a termine: quindi raggiungere un obiettivo complesso scomponendolo in task e interagendo con browser, API e database. Questo senza il bisogno di ricevere istruzioni passo passo. In sostanza l'IA agentica: ha iniziativa, adattamento, autonomia operativa a partire da pochi input, utilizza diversi strumenti e IA in combinazione, compresi anche agenti specifici (ognuno responsabile di una parte del flusso di lavoro). Da adesso in poi parleremo del suo funzionamento e delle sue potenzialità e applicazioni descrivendo situazioni ideali: ovvero nelle quali esistono effettivamente gli agenti IA specifici progettati a puntino e controllati da personale esperto sia di IA, sia dell'ambito per il quale richiede automazioni. Come funziona l'IA agentica in 4 fasi Nel concreto, un agente IA autonomo segue un ciclo operativo fatto di: Percezione dell'ambiente, raccogliendo dati da fonti esterne. Pianificazione di una strategia, usando modelli linguistici e logiche decisionali. Azione, interfacciandosi con strumenti, API e software. Apprendimento e adattamento, regolando le sue azioni in base ai risultati ottenuti. È questo meccanismo che rende l'IA agentica una macchina effettivamente più intelligente e autonoma. Capiamolo meglio. 1) Percezione Un'agente IA analizza contenuti sul... --- - Published: 2025-08-13 - Modified: 2025-08-13 - URL: https://kilobit.it/articolo/truffe-via-sms-attenzione-allo-smishing/ - Categorie: Truffe online Di certi SMS non puoi fidarti. Scopri come riconoscere messaggi e link fasulli. Manda a vuoto chi prova a truffarti con lo Smishing: in 5 minuti saprai come fare. Smishing: un nome che nasce dalla fusione tra phishing e SMS. Un nome un po' strano e di impatto, che descrive invece una realtà comune e piuttosto squallida. Lo Smishing è una truffa informatica che agisce attraverso SMS che sembrano provenire da mittenti affidabili, come corrieri, banche, enti pubblici e amici. Ma un messaggio non basta: quello che serve davvero ai truffatori è la tua partecipazione. Sì, hai capito bene: un SMS da solo non può truffarti. Non è mica come l'arca perduta di Indiana Jones. https://youtu. be/Baa8PWzwmBM? si=usgCkt-7PHsQbarc&t=107 Un SMS truffaldino non è così drammatico. Il colpo va a segno solo se accedi al link che il messaggio contiene e se fornisci dati. Quindi se hai ricevuto un SMS sospetto leggi qua: tra pochi minuti lo potrai ignorare a cuor leggero. E dato che ti stai prendendo il tempo e la briga di approfondire, sei già sulla strada giusta. Infatti il successo dello Smishing dipende dalla tua impulsività o distrazione. Se invece già ti hanno truffato e stai cercando una soluzione, clicca su questo link (no, non è un'altra truffa, fidati). Perché lo Smishing è differente da altre truffe online Andiamo a fondo e chiariamo meglio: il Phishing avviene tramite messaggi, tramite WA, tramite mail, può avvenire anche come truffa sui social, tramite telefonate... e ogni variante può avere un nome diverso basato sul mezzo utilizzato. E lo Smishing appunto è tra queste varianti. La sostanza rimane sempre la stessa: qualcuno dissemina di link ingannevoli vari canali di comunicazione. Ma le precisazioni sono opportune per capire e difendersi meglio. Lo Smishing infatti è differente e specifico rispetto ad altre truffe online, perché l'SMS e le interfacce degli smartphone presentano fattori di rischio unici. Da smartphone, i numeri che ti contattano sono verificabili meno facilmente A differenza di un social e di WhatsApp, è più difficile verificare chi ti ha contattato via SMS. Bisogna fare dei passaggi in più, come copiare e incollare il numero in un motore di ricerca di numeri scam. Il che significa andare oltre l'autorevole nominativo che appare, tipo Poste Italiane, Intesa SanPaolo, Polizia di Stato, e via dicendo. Questi passaggi per alcuni sono scontati. Per altri non sono neanche contemplati. I link sono meno identificabili da cellulare Un altro fattore che accentua i rischi dello Smishing sta nell'interfaccia dei messaggi e in come funziona. Da desktop è possibile passare col mouse su un link senza... --- - Published: 2025-07-31 - Modified: 2025-08-01 - URL: https://kilobit.it/articolo/lavoro-notturno/ - Categorie: Benessere e produttività Il lavoro notturno da PC per tante persone è uno stile di vita: ma quando è che diventa dannoso per la salute? Sempre? Oppure ci sono degli spazi di gestione che permettono la sostenibilità del lavoro notturno a lungo termine? Il sole è tramontato da un pezzo, la strada è vuota, le tapparelle delle finestre sono chiuse, solo alcune luci squadrate resistono. Mentre tutti gli altri dormono, c'è qualcuno al lavoro notturno in quella finestra più vicina. Ma chi è? Sviluppatori, grafici, copywriter e altri freelance del digitale spesso si trovano a operare davanti al PC quando la maggior parte del mondo dorme. Forse là dentro c'è uno di loro. Capiamo se chi è lì a lavorare di notte lo ha scelto o no. Cerchiamo di capire se può essere una preferenza personale sostenibile e alla quale ci si può abituare. Chiamando a supporto studi scientifici e la supervisione del Centro Clinico Piemonte, capiremo se fa male a tutti a prescindere dalla convinzioni, includendo chiunque ci sia in quella stanza. Il lavoro notturno può essere necessità Il lavoro notturno al PC è una via percorsa da tanta gente per ragioni molto diverse e che porta a stati d'animo opposti. Per alcuni è necessario. Pensa a chi lavora in team globali e ha collaborazioni su fusi orari differenti: consegne, riunioni, disponibilità da dare. Oppure pensa a chi si dimena tra scadenze serrate o impreviste e ha bisogno di ore extra per non cadere (o per buttarsi) in una consegna bucata o nel buco nero del burnout. https://www. youtube. com/watch? v=pvmnB2pg3TQ Altre volte è una scelta Dettata da una ricerca di maggiore produttività: le ore notturne, silenziose e prive di distrazioni, possono essere l'ambiente ideale per concentrarsi profondamente ed evocare la creatività. Non c'è nessuno a distrarti. Non ci sono notifiche, controlli di scadenze, riunioni che ti spezzano il ritmo, telefonate che ti fanno perdere tempo. Ci sei tu con il tuo lavoro da fare e basta. Il lavoro notturno digitale diventa una stile di vita C'è chi si percepisce come più funzionale di notte, chi dopo il tramonto si sente più energia e massima lucidità: ma sono solo sensazioni e percezioni o c'è davvero chi si adatta? Ci si può abituare al lavoro notturno senza pagarla a livello di salute fisica e mentale? C'è chi sostiene che l'essere umano sia intrinsecamente adattabile e possa con le giuste accortezze invertire il proprio ciclo sonno-veglia senza danni significativi per la salute. Quasi tutta la comunità scientifica smentisce, affermando e dimostrando che il nostro orologio biologico è profondamente radicato. Forzarlo porta inevitabilmente a squilibri, con ripercussioni sulla salute fisica e mentale. Eppure c'è tanta... --- - Published: 2025-07-25 - Modified: 2025-07-25 - URL: https://kilobit.it/articolo/ai-minaccia-reale-per-il-content-creator/ - Categorie: Intelligenza Artificiale Sei un content creator che ha paura di perdere il lavoro per colpa dell'AI? O sei il suo ex cliente che oggi si fa ogni contenuto con l'AI? Parliamone tutti insieme. L'intelligenza artificiale generativa sforna contenuti più velocemente di un content creator e in molti casi è gratis. Possiamo rigirare la frittata come vogliamo: in termini di rapidità, di convenienza economica e di disponibilità oraria, l'AI è imbattibile da qualsiasi essere umano che generi contenuti di professione: quindi il content creator è sempre meno necessario? Immagine generata con Gemini La velocità, la convenienza economica e la continua disponibilità sono tutto quello che conta nella generazione di contenuti che funzionano e che arrivano veramente al target desiderato? L'AI è in grado di elaborare strategie e di realizzarle in modo che comunichino veramente con gli esseri umani a cui sono destinati i contenuti? L'AI può sostituire davvero i content creators? E quali? Il content creator è sempre meno necessario? Sulla carta potrebbe sembrare che il content creator serva sempre di meno. Se infatti un modello di AI generativa è in grado di produrre articoli in pochi secondi, generare centinai di varianti per lo stesso copy pubblicitario o sfornare caroselli social su misura per ogni nicchia, allora perché si dovrebbe continuare a pagare un essere umano che produce di meno e in più tempo? Tocca pure aspettarlo! Per non parlare delle rotture che ci sono sempre quando si delega qualcosa a qualcuno! Per far fare una modifica è sempre una lotta, vero? Perché il content creator non fa tutto quello che gli dico? ! Meglio un bot che fa tutto quello ordino allora... è anche gratis! Velocità, convenienza e disponibilità: è davvero tutto qui? I vantaggi in termini di velocità, convenienza economica e disponibilità dell'AI generativa sono innegabili: ma siamo sicuri che questi parametri siano tutto quello che serve per una comunicazione efficace? La risposta ovviamente è no. Un contenuto funziona quando è rilevante per chi lo riceve. Quindi deve intercettare un bisogno latente e costruire fiducia. Dopo e mentre si costruisce fiducia , i contenuti arriveranno sempre a più persone. Saranno sempre più efficaci alimentandosi a vicenda, perché questa fiducia verrà trasmessa dagli utenti stessi attraverso le loro interazioni. Una presenza costante sui social, che riempie i feed delle persone di contenuti di consumo asettici, genera più fastidio che fiducia. Questo lo abbiamo approfondito anche in questo articolo. Immagine generata con Gemini L'assenza di confronto fa bene alla tua attività? Quando hai un'attività, nessuno la conosce meglio di te. Quando vuoi comunicarla, questa tua conoscenza approfondita rischia di diventare un'arma a doppio taglio.... --- - Published: 2025-07-23 - Modified: 2025-07-23 - URL: https://kilobit.it/articolo/oltre-copertina-interfaccia-utente-siti-web/ - Categorie: UX e UI L'interfaccia utente è la chiave di un buon sito quando la fai per l'utente, basandoti su test di UX, sui dati e sulla neuroscienza. Qui è tutto sintetizzato in buone pratiche facili da capire. Preparati ad andare oltre la tua copertina... per crearne di altre! L'interfaccia utente è la pelle, il volto e il linguaggio visivo di un sito web. Possiamo dire che è come l'abito, il tono di voce, il taglio dei capelli e il linguaggio corporeo di una persona: molti dei fattori che creano la prima impressione che hanno gli altri di lei. I concetti e gli elementi tecnici riguardo l'interfaccia utente di un sito web sono piuttosto semplici da afferrare e mettere in pratica. Questo perché ci sono stati dei passaggi prima, nella fase di progettazione dell'intera esperienza dell'utente sul sito. Questi passaggi, attraverso dati e test targettizzati, ci indicano come tracciare i percorsi più diretti, chiari e coinvolgenti per gli utenti che desideriamo attrarre. Possiamo farlo perché le evidenze hanno smontato i nostri bias: siamo partiti convinti con l'idea che certe parole, disposizioni o passaggi sul sito sarebbero stati chiari. Eravamo convinti che quel bottone che porta alla sezione contatti si vedesse e che la gente ci avrebbe cliccato. E invece no, perché avevamo un'idea illusoria. "Non si giudica un libro dalla copertina": ci serve crederlo? L'hai mai visto Pagemaster? Horror dal film Pagemaster - L'avventura meravigliosa (1994) In questo film con tecnica mista (mezzo animazione mezzo live action) i libri prendono vita e accompagnano un ragazzino introverso con gli occhialoni e poca fiducia in sé stesso in un'avventura tra generi letterari e i suoi personaggi intramontabili, come il Capitano Acab e il Dottor Jekyll/Mr Hide: che impressione ti dà questo personaggio nell'immagine? Oggettivamente non ha un bell'aspetto: è canonicamente brutto, storto, sdentato e sciatto. A primo impatto non gli daresti un euro... e invece è il più sincero, sensibile e generoso di tutti. Si tratta del personaggio a cui gli sceneggiatori hanno affidato uno dei concetti tematici centrali del film: non si giudica un libro dalla copertina. Se vuoi creare un'interfaccia utente intuitiva, trascura questo concetto Puoi applicarlo per giudicare meno gli altri. Sarebbe bello se fosse applicato a noi, così che ci sentiremmo più liberi di esprimerci come vogliamo. Ma se lo applichiamo all'interfaccia utente di un sito web, spesso porta alla desolazione. Ed è più semplice cascarci di quello che si crede. Le nostre emozioni, le nostre percezioni soggettive, le nostre credenze e le nostre aspettative agiscono in background mentre lavoriamo su un nostro progetto personale, specialmente se ci siamo affezionati. Sviluppare l'interfaccia utente di un sito web che funziona, ci invita ad andare oltre la nostra stessa... --- - Published: 2025-07-21 - Modified: 2025-07-21 - URL: https://kilobit.it/articolo/crescono-le-truffe-sui-social-come-difendersi/ - Categorie: Social, Truffe online Più i social si popolano e vengono usati a scopi commerciali, più le truffe aumentano. Negli ultimi 3 anni solo in Italia hanno riscosso complessivamente più di mezzo miliardo: scopri come difenderti con semplici pratiche e consapevolezze. Oggi i social fanno parte della vita quotidiana e lavorativa di milioni di persone in Italia: strumenti che sono nati un paio di decenni fa, ma che solo oggi propongono nuove forme e opportunità. Notevole è la velocità con la quale si susseguono nascite di piattaforme, aggiornamenti con funzioni mai viste prima e nuove forme di comunicazione. In questo panorama di innovazione e adattamenti, in parallelo viaggiano le truffe sui social. Queste aumentano, si raffinano. Gli utenti meno esperti sono i più colpiti, ma anche alcuni professionisti e aziende oggi possono fare fatica a riconoscere il vero dal falso. immagine generata con Gemini Negli ultimi 3 anni, infatti, le truffe online solo in Italia hanno fruttato complessivamente mezzo miliardo di euro (fonte ANSA). L'anno scorso sono aumentate del 30%. E una buonissima parte di queste truffe partono (o finiscono) proprio dai social. Qui scopri le manifestazioni del fenomeno e come difenderti. Le truffe sui social più comuni I social possono farci percepire le persone che li popolano con una certa dose di distacco e di categorizzazione. Ma si tratta sempre di esseri umani, con le loro paure, speranze, mancanze... e soprattutto distrazioni. Sui social si può combattere la solitudine e cercare vie di uscite da una vita che non ci piace. E i truffatori proprio questo vanno a sfruttare. Le truffe sentimentali sui social C'è poco da girarci intorno: molta gente sui social è in cerca di affetto, di amore, di sesso, di amicizia e di riconoscimento. Per questo le relazioni online si riescono a instaurare con gran facilità. In questa dinamica, chi ha cattive intenzioni trova terreno fertile. Prima si parte con conversazioni disinteressate: sembra tutto autentico. Ma dopo settimane o mesi di conversazione, ecco che arrivano richieste di denaro con scuse assolutamente plausibili, come viaggi improvvisi, problemi di salute o lavorativi. Non stiamo parlando del principe nigeriano o di "Brad Pitt" che ti chiedono i soldi. Si tratta di una persona di cui ti stai invaghendo e che ti ha raccontato (apparentemente in tempi non sospetti) cose di sé che oggi rendono ragionevoli le richieste. Perché ti ha coltivato. Questa truffa si consuma principalmente su social come Facebook e Instagram. Falsi investimenti su Instagram Instagram in particolare prolifera di Fuffa Guru, cioè di quelli squallidi individui che promettono guadagni facili e pillole di vita. Ecco: quando qualcuno ti propone una cosa troppo bella per essere vera... sicuramente non... --- - Published: 2025-07-15 - Modified: 2025-07-15 - URL: https://kilobit.it/articolo/ai-fara-il-lavoro-dello-sviluppatore-web/ - Categorie: Intelligenza Artificiale Oggi il fantasma della sostituzione si mette dietro le spalle dello sviluppatore: l'AI già sostituisce il suo lavoro? La sostituzione è solo uno spettro pieno di sfumature? Lo sviluppatore web come può evitare di rimanere al palo? Uno sviluppatore web interroga un modella di AI generativa per farsi scrivere codici, per farli controllare e modificare. Se ne sta lì nel buio della sua stanzetta, sulla sua sedia da gamer - curvo pure se potrebbe appoggiare la testa - a digitare, digitare... tic-clic tic-tic tic-clic clic... e appare un fantasma: si chiama "sostituzione". Immagine generata con Gemini Il nostro sviluppatore web ormai sente che la sostituzione è là dietro: cosa può fare? Innanzitutto decidere se crederci o no. E in base a questo, potrà fare finta che non esista, potrà riderle in faccia, oppure inizierà a vederla ovunque. O a pensare che ce l'abbia proprio con lui. Ma invece di un fantasma potrebbe considerarla uno spettro. Così, lo sviluppatore web, passerà dagli estremi della fantasia alle sfumature di una realtà dove le domande non si riducono a risposte sì/no, vero/falso, amico/nemico, minaccia/opportunità. Dove si osserva e si ragiona in mezzo a questi limiti. Così lo spettro "sostituzione" cambierà nome, sfumerà, scomparirà... o meglio: si trasformerà in consapevolezza, scelte e azioni. Che cosa sa fare l'AI generativa al posto di uno sviluppatore web? Quindi andiamo sul concreto. L'AI generativa ormai è pane quotidiano di sviluppatori solitari, di squadre aziendali e di PMI che vogliono abbattere i costi dei professionisti. Ci sono un sacco di strumenti, assistenti, e modelli open source addestrati su miliardi di dati e librerie che sono in grado di generare codice in tempo reale. Bastano pochi secondi e un semplice prompt per avere uno snippet di codice, documentazione automatica, test unitari e funzioni complete. Roba che gli sviluppatori junior ci mettono ore a scrivere. Molto si può automatizzare in serenità, almeno quando abbiamo a che fare con funzioni semplici o con la risoluzione di problemi standardizzati. Altrimenti bisogna avere esperienza sul campo e competenze solide, che entrano in gioco nella personalizzazione di un modello di AI generativa, nell'uso integrato di un set di AI, nell'articolazione dei prompt e nel monitoraggio dei risultati. In quest'ottica già lo spettro della sostituzione si sfuma: lo sviluppatore web quindi diventa il punto di contatto con gli altri esseri umani e diventa un supervisore di AI, sulle quali impone il suo tocco. Dove l'AI generativa serve a uno sviluppatore web... e quando diventa un ostacolo L'AI è imbattibile sulla velocità. Quando si tratta di operazioni ripetitive, codice boilerplate o anche solo dello scheletro di un progetto, nessun umano è più rapido... --- - Published: 2025-07-11 - Modified: 2025-07-11 - URL: https://kilobit.it/articolo/e-invece-lo-sai-cosa-e-ui/ - Categorie: UX e UI Dimmi cosa mi suggerisci e ti dirò chi sei. L'UI, cioè l'interfaccia utente, può sembrare solo una questione estetica. Ma finisce col caratterizzare l'intera esperienza su un sito, su un'app o su un e-commerce. Quindi va a identificare il brand stesso e a determinare conversioni o abbandoni. Per avere un'idea al volo di cosa sia l'UI, ti basta aprire un qualsiasi sito web. Guarda bene. Li vedi i bottoni, i menu, il form per iscriversi alla newsletter o chiedere preventivo? Le vedi le icone del carrello e del profilo? Ecco: l'insieme di questi elementi è l'UI, cioè l'interfaccia utente (user interface). A differenza dell'UX, che riguarda la progettazione complessiva dell'esperienza che fa l'utente su un sito (clicca sul link se non sai cos'è l'UX), l'UI è la forma attraverso la quale l'esperienza viene vissuta. Un po' come la distinzione tra front-end e back-end, tra i progetti di una casa e i mattoni: tra la mente e il corpo. Ma attenzione: non è solo questione di estetica. Una buona UI è come se fosse invisibile: funziona, è intuitiva, ti incoraggia a rimanere sul sito, sai cosa puoi scegliere e hai subito chiaro come farlo. Una cattiva UI invece si nota subito, perché ti blocca, ti disorienta, ti fa chiudere la pagina. Quando hai un sito, un'app o un e-commerce, hai in mano uno strumento che può farti decollare, farti schiantare... o essere totalmente inutile. E molto dipende proprio dall'UI. L'UI è la parte tangibile dell'esperienza utente L'esperienza dell'utente è fatta di aspettative, sensazioni e azioni. L'UI è l'insieme di oggetti verso i quali queste si rivolgono: è estetica funzionale, segnaletica, semiotica. Il colore di un bottone quindi serve a guidare un'azione. La distanza tra due elementi serve a non confondere. La dimensione e la distribuzione dei testi serve a leggere senza sforzo. Un video messo al momento giusto serve a rilanciare l'attenzione e il messaggio. L'arte sta proprio nel fare apparire questi elementi spontanei. In altre parole, una buona UI rende il sito chiaro, anche sacrificando un po' di gusto artistico e narrativo. Un'ottima UI, invece, in ogni elemento riesce a comunicare potentemente l'identità del brand e a contribuire alla sua riconoscibilità, in un preciso connubio tra funzionalità ed estetica, appunto. In questo senso quindi l'UI è una forma di scrittura visiva. L'interfaccia utente serve ad accompagnare e convertire Se pensi che la sostanza sia più importante della forma, in questo caso dovresti ricrederti un pochino. Sì perché l'UI è l'esempio di come certe forme siano determinanti ad accompagnare verso la sostanza. C'è poco da fare: se parli un linguaggio difficile da comprendere, nessuno si impegnerà a capirti, specialmente se non ti conosce. E pure se lo facesse... --- - Published: 2025-07-08 - Modified: 2025-07-08 - URL: https://kilobit.it/articolo/come-lavorare-da-casa-meglio-cucinando-e-lavando-i-piatti/ - Categorie: Benessere e produttività La libertà che concede lavorare da casa nasconde il rischio di disequilibri e malesseri. A salvarci, possono essere le cosiddette microattività, come cucinare, lavare i piatti, ordinare gli spazi o passare l'aspirapolvere, perché possono avere un'influenza enorme sul nostro benessere psicofisico. Ovviamente non funziona proprio così. Ma sappiamo che lavorare da casa ha una serie di vantaggi e di libertà che ci si possono ritorcere contro. Vivere e lavorare nello stesso spazio, infatti, con la libertà (e illusione) di gestire ogni ora come vogliamo, può portarci dritti verso la sovrapproduzione (a discapito di altro), la goblin mode, il brainrot (se ogni volta che stacchiamo il cervello ci annichiliamo troppo sui social) o il burnout. Oggi guardiamo la questione da un punto di vista basato su ricerche e sull'esperienza di vita di alcuni professionisti del nostro network - me compreso - che possono avere difficoltà a lavorare da casa e online in maniera sana. Ovvero mantenendo un equilibrio psicofisico e sociale, tra la realtà fisica e quella digitale. Le quali, sempre di più, si mescolano. Quando lavorare da casa diventa una trappola Lavorare online da casa, da un coworking o da un caffè, ci regala libertà in forme che prima non c'erano. Anche se diffuso, è ancora una novità. In molti contesti, è una rarità e un privilegio. Infatti c'è chi deve timbrare il cartellino in un ufficio, chi se ne deve stare tutto il giorno ad attendere nel proprio negozio, chi si deve spaccare la schiena in un cantiere sotto il sole... onestamente è proprio una fortuna poter lavorare da casa. E io personalmente lo preferisco. D'altra parte (e chi lo fa lo sa bene) lavorare da casa online ha i suoi rischi. La possibilità di organizzare tutto secondo i nostri ritmi si scontra con la tendenza a non staccare mai davvero. E quindi, per alcuni: nessuna pausa pranzo vera, niente fine giornata, messaggi di clienti e collaboratori fino alle dieci di sera, mai una reale disconnessione. Quando tutto si può fare in qualsiasi momento, spesso finisce che lo si fa sempre. E la sovrapproduzione, ci fa accumulare stanchezza, isolamento e cattivi abitudini. Occhio a non trasformarti in un goblin! Ecco che si può affacciare la goblin mode: una fase di trascurezza (e spesso anche di scarsa igiene) in cui ti rifugi nel comfort del disordine, del cibo spazzatura e della disconnessione da te. Si tratta di un pattern comune, che si presenta in piccole e grandi forme, e che di fondo indica del malessere. E questo non si vede solo dalla rinuncia a occasioni sociali o all'attività fisica o alla sana alimentazione o alla cura del proprio aspetto. Ancora più... --- - Published: 2025-07-04 - Modified: 2025-07-04 - URL: https://kilobit.it/articolo/ia-puo-soppiantare-i-social-media-manager/ - Categorie: Intelligenza Artificiale Il social media manager è tra le professioni più recenti e incomprese del mondo digitale: l'IA può già soppiantare tutti coloro che in questi anni si sono impegnati a sviluppare competenze e crearsi una reputazione? Il social media manager è una delle professioni più recenti, diffuse e incomprese del marketing digitale. I tuoi problemi finora sono stati trovare clienti, rapportartici, gestire le loro aspettative, sconfiggere la sindrome dell'impostore e dover far capire a nonno Sergio che lavoro fai? E ci mancava pure l'IA... La questione tra l'altro ormai non è più se l'intelligenza artificiale entrerà nel lavoro dei social media manager: ma fino a che punto può farlo da sola. Quindi rappresenta davvero un attacco a te che ti sei dovuta scervellare per capire algoritmi, esercitare creatività, empatia e senso del contesto? I tecno-utopisti che pregano davanti agli altarini dell'efficienza sono tutti contenti. Al contrario, chi non accetta e non si fida dell'intelligenza artificiale, ha già il mal di stomaco. Ed entrambi provano queste sensazioni prima di aver riflettuto davvero sulla domanda. Ma qui noi crediamo poco negli estremi. L'IA sa davvero fare il lavoro dei social media manager? Se guardiamo solo il lato operativo da un punto di vista meccanico, la risposta potrebbe sembrare positiva. Infatti l'intelligenza artificiale può già: generare caption con diversi toni di voce per diversi target, suggerire hashtag pertinenti, analizzare trend per ogni piattaforma social, creare immagini e video ottimizzati, schedulare i contenuti nelle fasce orarie più performanti. Gli strumenti per eseguire questi compiti sono già numerosi, veloci, economici e accessibili. Ma il lavoro del social media manager non è solo quello di eseguire compitini Anzi: spesso è la figura che dirige il lavoro di copywriters, content creators e via dicendo. L'IA può apparire creativa e contestuale, ma è solo un'illusione. Di fatto non sa nulla e non interpreta criticamente ciò che ha intorno. I modelli di intelligenza artificiale infatti sono addestrati su miliardi di dati ed è la nostra domanda (il prompt) a evocare questa o quella risposta. Quindi l'IA non gestisce nulla in autonomia Se usi IA e non la gestisci, è folle pensare che sia lei a gestire te. Semplicemente stai facendo il tuo lavoro a casaccio. Piuttosto sei tu che la gestisci, anche quando non te rendi conto, perché in base alle domande che poni e come personalizzi i modelli, avrai le risposte che ti servono... considerando gli errori, le imprecisioni e le approssimazioni che con l'IA sono sempre dietro l'angolo. Quanto si sta usando l'IA nel social media marketing? Secondo un'indagine di HubSpot del 2024, il 53% dei marketer (inclusi social media manager) utilizza strumenti... --- - Published: 2025-07-02 - Modified: 2025-07-02 - URL: https://kilobit.it/articolo/il-segreto-per-siti-web-che-convertono-la-user-experience/ - Categorie: UX e UI Qui scopri perché la User Experience non è solo un vezzo ma una pratica fondamentale per creare siti ed e-commerce che convertono. Gli errori sono sempre contemplati: non diventerai mai infallibile... ma almeno, grazie ai dati, saprai dov'è l'errore e come rimediare. Impara a tracciare una mappa prima per te e poi gli utenti. Finora ti ho parlato di User Experience (cioè di UX) prima in linea generale, perché è importante tu sappia che non è solo legata ai siti web o agli e-commerce. Infatti prodotti, piattaforme, servizi e anche luoghi (vedi i supermercati) prevedono che ogni utente compia un percorso fisico, mentale ed emotivo. Sia esteriore che interiore, perché è relativo agli oggetti e alla nostra percezione. La quale, dall'inconsapevolezza, si può convertire in fiducia, sfiducia, gradimento, repulsione, stima, disprezzo, divertimento, noia, chiarezza, confusione... passando per una, tante, o altre di queste sensazioni. E quello che ci succede dentro e fuori quando abbiamo a che fare con un percorso, dipende molto da come è stato tracciato. Quindi abbiamo approfondito l'UX design, anche attraverso la conoscenza del professionista che progetta l'esperienza dell'utente: l'UX designer, scoprendo come ingaggiarlo, come collaborarci e come diventarlo. In questo percorso abbiamo acquisito lenti per avere la giusta prospettiva. Con questa, finalmente, possiamo arrivare a quello che ci interessa davvero: avere siti web ed e-commerce che convertono sul serio. La User Experience non è opzionale Non stiamo parlando di un vezzo. User Experience non è un nuovo termine anglofono che serve a impacchettare servizi carini ma inutili. Progettare l'esperienza che l'utente compie su siti ed e-commerce fa la differenza tra la totale improvvisazione e la professionalità. Da creativo ti dico che l'improvvisazione è splendida e illuminante. Ma quando abbiamo a che fare con un sito web, lasciare le cose al caso e all'estro è un rischio grosso. Infatti un sito web o un e-commerce, potrebbero convertire per motivi che non sai. E vale anche il contrario. Se ogni volta ipotizzi a sensazione dove andare a guardare, prima o poi sbaglierai... e potresti neanche rendertene conto. Quindi occhio a non scambiare un oggetto con la sua ombra. La User Experience in questo senso diventa una mappa, prima per te che per gli utenti. Poi, una volta che hai la mappa, nessuno ti vieta di tracciare percorsi alternativi basati sulle tue convinzioni, anche se non sono supportate totalmente dai dati: potresti offrire qualcosa di nuovo oppure fallire. In ogni caso, con una progettazione di User Experience e con i dati alle spalle, saprai perché la tua sperimentazione ha funzionato oppure no e sotto quali aspetti lo ha fatto e potrebbe farlo. Quindi saprai sempre dove andare senza prenderti rischi inutili, anche quando sbaglierai E questo è fondamentale, perché l'errore fa parte del... --- - Published: 2025-06-30 - Modified: 2025-06-30 - URL: https://kilobit.it/articolo/video-con-ai-manderanno-a-casa-i-professionisti/ - Categorie: Intelligenza Artificiale, News Oggi i video con AI sono sempre più facili da realizzare e i risultati a volte spaventano per quanto sono fatti bene. Sui set ormai girano videocamere intelligenti e automatizzate. Ma un conto è la tecnica, un conto è la percezione. Professionisti video: il vostro settore ha visto un sacco di innovazioni. La differenza tra chi verrà sostituito e no sta nell'adattamento, sta in come giocherete con la conoscenza e con la percezione, così come è sempre stato. Nessun'ondata porta via ogni cosa. Oggi basta un prompt per farsi generare un video con AI direttamente dalla propria stanzetta. In qualche minuto - e al prezzo impercepibile di qualche token e di un po' di energia - addio camere, location, attori, montaggio, regia, troupe, spostamenti... addio grosse spese. Può sembrare questa la promessa al mercato mondiale. La probabile condanna per milioni di persone che realizzano video professionali, che girano spot, documentari, reel, pubblicità, eventi, che si occupano di post-produzione... e che si devono preoccupare non solo dei modelli di AI generativa. Infatti l'intelligenza artificiale attraverso l'automazione delle videocamere entra a gamba tesa anche nella fase di produzione fisica. Ma i video fatti con AI hanno davvero il potenziale di sostituire il lavoro e la creatività di videomakers, content creators, montatori, attrici e attori? Oltre alle straordinarie capacità tecniche che ha l'intelligenza artificiale, i risultati che restituisce sono davvero così efficaci e convenienti da rappresentare una minaccia concreta? Le persone riconoscono la differenza tra video con AI e video reali? Apprezzano i video con AI? Gli strumenti sempre più raffinati estendono (o riducono) la realizzazione video alla portata di chiunque neutralizzando sul serio le qualità dei professionisti? https://www. youtube. com/watch? v=EEGgS__9iaA Cosa può fare l'AI nel mondo video (e cosa no) Il mondo video è stato già rivoluzionato diverse volte. Pensa banalmente al digitale, agli smartphone e ai social, che hanno fatto scoppiare il formato verticale e che hanno ridisegnato alcuni canoni della narrazione di massa, influenzando durate, scelte di regia e di montaggio. Oppure pensa al fatto che da più di un decennio si può girare un film con il cellulare. Questo ha mandato a casa le produzioni cinematografiche? Non ci risulta. L'AI è unica ed è giusto che spaventi e che ci poniamo interrogativi. Ma come l'IA può sostituire alcune figure in alcuni ambiti, in altri le stesse possono dominarla, sfruttarla come assistente, e continuare a realizzare video mettendoci la propria umanità e senza perdere il lavoro. La generazione e il montaggio con AI AI generative come Sora, Runway o Midjourney creano video relativamente realistici da semplici prompt testuali. Hanno ancora limiti molto evidenti e ci vogliono tanti tentativi e competenze particolari per avere risultati buoni. Quindi non è vero che bastano pochi minuti per avere il prodotto. I modelli vanno anche personalizzati, i prompt vanno scritti bene: ci vuole impegno e tempo. Ma è anche vero che le capacità dei modelli migliorano... --- - Published: 2025-06-26 - Modified: 2025-06-26 - URL: https://kilobit.it/articolo/chi-e-ux-designer-cosa-fa-e-come-comunicarci/ - Categorie: UX e UI Osservatore e studioso degli utenti. L'UX designer diventa la loro voce e progetta i percorsi ottimali per coinvolgerli, incoraggiarli e convertirli: una figura che spesso è importante ingaggiare e con la quale da professionista o manager dovresti collaborare. Qui trovi tutto ciò che ti serve sapere. L'UX designer è la figura dietro ogni sito intuitivo, ogni app efficace e ogni servizio online piacevole da usare. Parliamo di un professionista che studia abitudini, bisogni e problemi reali degli utenti, traducendoli in percorsi digitali fluidi e funzionali. Quindi l'UX designer è il progettista dell'esperienza utente. E non si limita solo a questo. Se lo ingaggerai, in base ai tuoi obiettivi, alla tua identità di brand, ai tuoi focus e al tuo target, stabilirà i percorsi migliori per innescare le azioni che tu desideri facciano gli utenti (ad esempio comprare un prodotto, iscriversi a una newsletter o compilare un form di contatto). Se sei un manager aziendale che deve coordinare internamente il suo lavoro, ti serve conoscere il suo ruolo, le sue possibilità e le dinamiche. Idem se sei un professionista che dovrà eseguire la progettazione di un UX designer: perché ti serve comunicarci. E perché seguire un progetto che si basa dalla voce dell'utente può allargare i tuoi orizzonti e scardinare i tuoi bias. Qui trovi tutto quello che ti serve sapere per ingaggiare questa figura e collaborarci. Chi non è l'UX designer Non è un professionista verticale. Non è un creativo solitario, né uno sviluppatore, ma una via di mezzo tra ricercatore, progettista e facilitatore. È anche un'analista di comportamenti e feedback. L'UX designer non è disegnatore di schermate, ma un creatore di esperienze. Non è un'esecutore, ma un ponte tra gli obiettivi aziendali e i bisogni dell'utente, che è il suo focus. Infatti non è solo un progettista di esperienze utente, ma è il professionista che, più di altri, ascolta le persone che vuoi interessare. Chi è davvero Alcuni designer grafici, programmatori, sviluppatori e copywriter possono avere le competenze per diventare UX designer. E molti si improvvisano e spacciano come tali, senza però fare la parte fondamentale del lavoro dell'UX designer, cioè la raccolta, lo studio e l'analisi dei dati. Infatti chiunque mastichi un po' di marketing digitale può dire: "il bottone mettiamolo qua, mettiamolo verde per favorire le interazioni, usiamo un font chiaro per farci capire... " Che sono tutte cose che stabilisce un UX designer, certo: ma qual è la differenza? Sta nel criterio. L'UX designer ti toglie le fette di prosciutto dagli occhi Un conto è prendere scelte che appaiono ragionevoli o che sembrano universalmente funzionanti e diffuse secondo i risultati di Google e delle IA usate come motori di ricerca. Tutt'altra cosa... --- - Published: 2025-06-20 - Modified: 2025-06-20 - URL: https://kilobit.it/articolo/e-solo-un-periodo-o-burnout-20-segnali-da-osservare/ - Categorie: Benessere e produttività Il burnout è insidioso e può metterti con le spalle al muro. Ma si può prevenire e risolvere. In questo articolo, scritto combinando la nostra esperienza diretta con la consulenza tecnica del Centro Clinico Piemonte, ti mostriamo i 20 segnali da non sottovalutare mai. Mai sentito parlare di burnout? Senti stanchezza, irritabilità e senti da tempo il vuoto dopo una giornata di lavoro? È tutto troppo? Non riesci a recuperare neanche quando dormi? Senti che hai perso o che stai per perdere il controllo della tua serenità, del tuo tempo e delle tue energie? Se è così continua a leggere, perché questo articolo può aiutarti. Senza sostituire il tuo medico di fiducia o il parere diretto di professionisti della salute mentale, tutti noi di Kilobit possiamo condividere la nostra esperienza nella gestione del lavoro e del nostro stress, perché siamo professionisti del digitale che hanno anche progetti paralleli, individuali o legati al nostro network. Questa cosa, minimo una volta, ci ha fatto arrivare alla soglia del burnout. E qualcuno ci è pure entrato... per poi uscirne fuori, grazie a terapie psicologiche. Quindi possiamo capire e abbiamo il supporto e la consulenza dei nostri amici del Centro Clinico Piemonte. Cosa ti sta dicendo lo stress? Due risorse fondamentali di ogni essere umano sono il proprio tempo e le proprie energie. Quando entrambe queste risorse scarseggiano o la mancanza di una delle due diventa un problema costante e che continuamente ti fa stare peggio, qualcosa non sta funzionando bene: cos'è questa cosa? Il vampiro per eccellenza del tempo e delle energie è lo stress, che: può avere cause organiche e psicologiche, può avere effetti mentali, fisiologici, emotivi e sociali, può essere causato da fattori esterni e interni, a seconda della propria sensibilità può essere scatenato da qualsiasi pensiero, azione, soggetto, oggetto e ambiente, anche al di là dei più comuni standard di giudizio. Spesso non è facile individuare con precisione cosa ci stressa e come. Ma possiamo accorgerci dei sintomi. E uno dei principali è proprio lo stress, con le sue tante forme, che in quest'ottica non è una forza ostile che ti assorbe. Lo stress è un sistema di allarme: un tuo alleato, se lo ascolti. Quando lo stress è costante, potrebbe trattarsi di burnout Il burnout è quando lo stress da lavoro diventa cronico, trasformandosi appunto in una sindrome specifica riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Un problema legato alla diffusa insoddisfazione rispetto al proprio lavoro, al suo bilanciamento con il nostro spazio personale, con i bisogni del nostro corpo, con le nostre emozioni, ideali, rispetto ai nostri desideri, alle nostre inclinazioni, necessità e ambizioni. Il burnout quindi non arriva all'improvviso e può non coglierti... --- - Published: 2025-06-17 - Modified: 2025-06-17 - URL: https://kilobit.it/articolo/le-pubblicita-saranno-fatte-tutte-con-lia/ - Categorie: Intelligenza Artificiale, Pubblicità Una domanda assoluta che ha risposte sfumate: per capirci di più, scopriamo meglio le forme di pubblicità, come le persone percepiscono l'IA e perché le aziende la usano e continueranno a usarla per creare contenuti promozionali. Chiedersi se le pubblicità saranno fatte tutte con l'IA, ci serve a riflettere su quello che creiamo e su quello che guardiamo. Viviamo tempi sfumati. Farsi una domanda così assolutizzante non ha la presunzione di trovare una risposta unica e certa: perché non c'è. Porsi domande così ci serve ad avere più risposte. E nel percorso per trovarle, cerchiamo di guardare a fondo cosa abbiamo davanti gli occhi. Cosa definiamo "pubblicità"? Sai che una pubblicità può essere uno spot tv, un cartellone per strada, un annuncio scritto, un claim in radio o una sponsorizzata sui social. Qualcosa che il brand realizza per far conoscere sé, i suoi prodotti e i suoi servizi. Ma questo può avvenire anche per altre vie. Come vediamo nel marketing UGC, una pubblicità è anche un contenuto fatto (più o meno) spontaneamente da una persona che mostra la sua esperienza con un prodotto o con un servizio. In quest'ottica, allora, anche una recensione si può definire pubblicità. Sì, perché in fondo cos'è una pubblicità? Ti torna che sia una comunicazione dimostrativa e persuasiva per creare notorietà e influenzare la percezione di un brand? Sei d'accordo che questo possa avvenire anche parlando o scrivendo di un prodotto o di un servizio? Quindi già da questa definizione, potremmo concludere che le pubblicità non saranno fatte tutte con l'IA... a meno che tutti non smettano di scrivere recensioni! Allora miriamo alla pubblicità in digitale Queste sono le prime a cui si pensa quando si parla di IA e pubblicità. In particolare, le pubblicità digitali create dai brand hanno solitamente bisogno di questi elementi per essere realizzate: ricerca e analisi di mercato, un concept, quindi una narrazione di fondo, criteri tecnici per i contenuti, uno stile artistico, dei contenuti, tra cui eventualmente soggetti che recitano. Capisci che ognuno di questi elementi potrebbe essere creato con l'IA o con il suo aiuto. Quindi anche una pubblicità dove recita un essere umano in carne d'ossa potrebbe essere considerata "fatta con l'IA", se le sue battute sono state scritte con l'aiuto di ChatGPT o se è stata fatta analisi del target utilizzando modelli di intelligenza artificiale. Perciò gran parte delle pubblicità sono e saranno fatte con l'intelligenza artificiale, se per dirlo basta che almeno un loro elemento sia curato dall'IA Passiamo al lato del pubblico Quando parliamo di pubblicità non possiamo limitarci solo a definizioni tecniche. Abbiamo a che fare sempre con un... --- - Published: 2025-06-12 - Modified: 2025-06-12 - URL: https://kilobit.it/articolo/ux-design-impara-a-creare-esperienza-su-un-sito/ - Categorie: Design, UX e UI L'UX Design racchiude tutti gli elementi che servono a creare l'esperienza dell'utente su un sito. Passiamo dalla teoria alla pratica. Andiamo al succo per imparare a metterci nei panni nei nostri utenti, per conoscerli e parlarci: bisogna diventare psicologi? No. Basta fare test! In questo articolo - se te lo sei perso - abbiamo già parlato di UX. Abbiamo detto che la user experience è quella combinazione di semiotica, geometrie e linguaggio che vanno a definire l'esperienza globale dell'utente su un sito. Quindi, mi raccomando: non confondere l'UX con l'interfaccia che vede l'utente (UI), perché questa è solo una parte della user experience. Detto questo, oggi andiamo più nello specifico rispetto agli elementi che vanno combinati per creare l'esperienza globale. Approfondiamo l'UX Design, chiarendo meglio cos'è, a cosa serve e quali sono i suoi elementi. In 5/10 minuti di lettura potrai trovare chiarimenti e spunti per comprendere cosa c'è dietro a quello che vedi nel web e riprodurlo per i tuoi interessi imprenditoriali. Oltre ad avere una base per fare da te imparando con l'esperienza, saprai anche meglio come delegare ai professionisti del settore, cosa aspettarti da loro e cosa pretendere dai tuoi investimenti in UX Design. Da dove viene l'UX Design? Definire l'interazione tra umano e tecnologia è storia vecchia. Questa ricerca e queste dinamiche esistono per esempio da quando ci sono i dispositivi meccanici e, dopo, i prodotti industriali. L'UX Design c'è sempre stato, ma solo ultimamente è nato come termine, perché qualcuno l'ha introdotto nel linguaggio comune: ma chi è stato? È stato Donald Norman. Non a caso, uno psicologo cognitivista che lavorava da Apple nei '90. Quindi è per questo e per l'attuale proposta tecnologica che ci riferiamo principalmente a siti web quando parliamo di UX Design. Ma ti è utile sapere che le conoscenze relative si possono riportare in qualsiasi cosa che ha fare con un utente che deve compiere un'esperienza con una tecnologia. O con un prodotto, o con l'allestimento di un luogo: perché no? A cosa serve precisamente l'UX Design? Sicuramente mi ripeto, ma vale la pena sintetizzare i punti chiave su cui va ad agire l'UX Design. A cosa serve definire l'esperienza di un utente su un sito? Guidare l'utente nella navigazione secondo un percorso preciso, che ha tappe e una meta definite, come chiarimenti d'offerta, comprensione di concetti e una conversione. Quindi l'UX Design tra i suoi scopi ha anche quello di ottimizzare le conversioni di e-commerce e landing page. Ridurre l'abbandono del sito (quindi aumentare il tempo di permanenza). Fornire esperienze chiare, inclusive e accessibili a chiunque vogliamo fruisca del sito. I 5 pilastri di un buon UX Design Alla luce dei suoi... --- - Published: 2025-06-10 - Modified: 2025-06-10 - URL: https://kilobit.it/articolo/hai-subito-una-truffa-online-cosa-fare-in-7-mosse/ - Categorie: Truffe online Non vergognarti e non cadere nel panico: altre 3 milioni di persone in Italia hanno subìto come te una truffa online. Qui scopri i 7 passi da fare per rimediare e per evitare che risucceda a te e agli altri. È successo anche a te di cadere in una truffa online? Ti vergogni, hai panico, rabbia, delusione? Capisco perfettamente e a volte è anche giusto sfogare i propri sentimenti. Ma dovrai aspettare. Ci penserai dopo a sfogarti in palestra, dal tuo terapista o con chi tiene a te. Per adesso non hai bisogno di questo. Oggi ti serve pragmatismo. In questo prontuario trovi cosa fare quando subisci una delle tante truffe online che proliferano in Italia. Ormai non si tratta di prevenzione. Per quella, oggi è troppo tardi. Adesso hai bisogno di rimediare, arginare i danni e non peggiorare la situazione. Domani potrai leccarti le ferite e potrai ritornare alla prevenzione. Intanto sappi che ci sono un sacco di altre persone che hanno subìto minimo una truffa online. Secondo ANSA, infatti, almeno 3 milioni di italiani e italiane sono state nella tua stessa situazione. E non sono poche persone. Quindi: animo! 1) Cosa NON fare assolutamente dopo una truffa online Ci sono alcune cose che d'istinto vorresti fare... e sono le più dannose per te: Contattare il truffatore: non rispondere a mail, chiamate o messaggi solo per insultare o chiedere spiegazioni. Se lo fai, potresti esporti peggio. Inviare altri soldi: cedere a ricatti peggiora di brutto la situazione, così come effettuare pagamenti per recuperare quanto hai perduto. Cancellare le prove: non servirà ad annullare l'accaduto. Aiuti solo chi ti ha truffato a non farsi beccare. Pubblicare tutto online: condividi il necessario ma non mostrare prove né dettagli cruciali, perché dai modo ai truffatori di rimediare o ad altri di imitarli. 2) Non farti prendere dal panico e riconosci la truffa online che hai subìto Prova ad andare oltre lo shock e i sentimenti iniziali. Ti dico questo non perché voglia essere insensibile, ma perché so che, purtroppo, i truffatori vogliono proprio che tu smetta di essere razionale e che ti faccia dominare dalla paura, dal panico e dalla vergogna. Vogliono che tu sia vulnerabile: così potrai continuare a sbagliare, non lo dirai a nessuno, non farai denuncia e cederai a eventuali ricatti. Ecco: sappi innanzitutto che chi truffa online ha probabilmente molta più paura di te. Secondo te si vive tranquillamente sapendo che da un giorno all'altro si può finire in manette? Consapevole di questo, quindi, sta tutto nel capire bene cosa è successo: hai perso soldi? Hai fornito dati personali o bancari? Il tuo account è stato compromesso? È... --- - Published: 2025-06-06 - Modified: 2025-06-06 - URL: https://kilobit.it/articolo/lia-puo-davvero-fare-concorrenza-ai-grafici/ - Categorie: Design, Intelligenza Artificiale, News Alcuni modelli di IA accessibili a tutti restituiscono risultati impressionanti: ma basta questo per sostituire i grafici? La qualità è solo una questione tecnica o è molto di più? I professionisti hanno ragione di spaventarsi? Scoprilo qui. Ovviamente non stiamo parlando dei grafici su Excel. Designer, illustratori, artisti, grafici di tutto il mondo, di ogni settore specifico e a qualsiasi livello di competenza, oggi possono sentirsi minacciati dalle capacità dei modelli di intelligenza artificiale generativa. E possono farlo a buon ragione. Infatti, ormai, con i giusti prompt e con una buona dose di tentativi, è possibile farsi dare risultati dall'IA che agli occhi di molti non addetti ai lavori appaiono umani. Quindi chiunque si occupa di marketing digitale o ha un'azienda che necessita di vari prodotti grafici, potrebbe risparmiarsi di cercare e ingaggiare professionisti grafici. Ma è sempre così? L'IA sta facendo veramente concorrenza ai grafici? I professionisti oggi hanno davvero motivo di temere i modelli di IA generativa? Diamo un'occhiata ai dati: quante aziende in Italia stanno utilizzando IA per sostituire i grafici? È complicato risalire in maniera specifica a chi sta utilizzando l'IA generativa esclusivamente per l'esecuzione di lavori grafici. Però, da diverse fonti come osservatori. net e agendadigitale. eu, possiamo risalire a quante aziende, in Italia, stanno adottando l'AI. Sappiamo che nel 2024, il mercato dell'intelligenza artificiale in Italia ha raggiunto il valore di 1,2 miliardi di euro, dimostrando un aumento del 53% rispetto al '23. Di questa percentuale, un 43% si riferisce ai modelli di IA generativa, che include lavori grafici, di copywriting o di programmazione. In più - dato curioso e indicativo - sappiamo che il 53% delle grandi imprese italiane ha già acquistato licenze per strumenti di IA generativa, superando Francia, UK e Germania. Peccato (o per fortuna) che solo circa il 6% delle aziende investe parallelamente in formazione del personale. Quindi i grafici possono tirare un sospiro di sollievo? Con qualche riserva. È possibile avere buoni risultati grafici dalle IA generative senza una formazione? Ok: tantissime aziende non hanno idea di come dare comandi (prompt) adeguati ai modelli di IA generativa. Però è altrettanto vero che molti modelli (soprattutto quelli a pagamento) riescono a dare risultati di qualità con prompt generici. Ma ci vogliono tanti tentativi e un pizzico di occhio critico, che non tutti hanno. Il risultato quindi, con un prompt generico e con mancanza di sguardo tecnico, può diventare imbarazzante (e i grafici gongolano). In soldoni dunque, il prompt è molto importante. Questo perché le IA tendono a dare i risultati più statisticamente probabili rispetto alla richiesta (prompt) effettuata dall'utente. Considerando che i modelli attingono a miliardi di... --- - Published: 2025-06-05 - Modified: 2025-06-05 - URL: https://kilobit.it/articolo/10-trucchi-per-gestire-il-lavoro-da-casa-senza-impazzire/ - Categorie: Lavoro Online Il lavoro da casa offre tanta libertà, ma non tutti la sanno gestire. Qui trovi 10 trucchi che ti aiutano a gestire tempo, energie, motivazione e il bilanciamento tra lavoro e vita privata. Il lavoro da casa sembra un sogno. Soprattutto per chi non può farlo. Infatti, rispetto al lavoro d'ufficio, il lavoro online può dare più libertà, sia di workflow che di gestione personale. In particolare, il lavoro da casa può favorire una visione "a progetto" o "a prodotto", rispetto alla concezione (in alcuni casi un po' antiquata) di lavoro orario. In questo discorso, ovviamente, escludiamo i lavoratori dipendenti che durante la pandemia si sono ritrovati a dover lavorare da casa le stesse ore di prima (se non di più) con qualcuno che li monitorava per 10 ore. Lo hanno cominciato a chiamare "smart working"... inglesismo che si usa solo qui in Italia e che in casi come quello appena descritto è tutt'altro che agile o intelligente. Nonostante la solidarietà per chi si è ritrovato in questa situazione, noi ci stiamo riferendo a un lavoro da casa davvero intelligente. A un lavoro che guarda al risultato e non necessariamente ad arbitrari limiti orari. Una concezione del lavoro che lasci spazi e libertà personale. Però la libertà ha un limite enorme: sta tutto a te e a come riesci a truccare il tuo cervello. Il cervello, se lasciato a se stesso è un pigrone Possiamo essere i migliori amici di noi stessi. O i peggiori avversari. E come sai, è questa l'eventualità che si verifica di più. Certe volte è davvero difficile gestirsi da soli. Ogni mattina, se lavori da casa e non sei costretto ad andare in ufficio, se non hai famiglia e se non hai altre grandi responsabilità fisse, non è scontato alzarsi e darsi da fare. Se non hai scadenze urgenti, è facile rimandare il lavoro per un giorno, per settimane, per qualche ora. Il nostro cervello se non venisse imbrigliato dalle costrizioni che gli imponiamo, andrebbe a risparmio. Seguirebbe una forma di pura efficienza. Al tuo cervello basta che tu mangi, bevi, dormi, fai l'amore e non ti stressi. Sono le nostre emozioni, che ci fanno trovare la motivazione per cercare di più. Ed è la nostra capacità di astrazione che ci permette di prospettare qualcosa di diverso rispetto a quello che vediamo oggi. O rispetto a bisogni immediati. Per costruirsi il proprio futuro, sia prossimo che remoto, bisogna riuscire ad andare contro la naturale "pigrizia" del cervello. A trovare delle soluzioni, delle strategie: dei trucchi, che puoi applicare a te così da non ritrovarti ad annegare nelle scadenze,... --- - Published: 2025-06-03 - Modified: 2025-06-03 - URL: https://kilobit.it/articolo/data-breach-aumentano-nel-2025-ecco-perche-ti-riguarda/ - Categorie: News, Truffe online I data breach sono violazioni informatiche: un fenomeno che oggi in Italia è sempre più diffuso e pericoloso. Nel mirino, anche PMI e privati, vulnerabili per via di scarse infrastrutture IT e formazione digitale inadeguata. Il GDPR, prevede multe per chi non si protegge a dovere. Quindi ti riguarda eccome! E qui scopri di più. Nel 2025 il numero delle violazioni informatiche è salito alle stelle: i data breach ormai riguardano tutti. Non serve essere una multinazionale. Per diventare un bersaglio, infatti, basta avere una piccola azienda, un e-commerce, uno studio professionale o un cloud accessibile. Quindi ti consiglio vivamente di leggere, perché le conseguenze possono essere gravi in termini economici, legali e reputazionali. Ma non avere troppa paura. Infatti ti anticipo subito che la maggior parte dei data breach avvengono quando clicchi dove non dovresti. Dunque puoi fare (o non fare) qualcosa. Ma cos'è esattamente un data breach? Un data breach è una violazione della sicurezza informatica che permette a persone non autorizzate di vedere, copiare e diffondere dati riservati. Questi possono essere dati personali, quindi accessi a mail, app bancarie, numeri di carte di credito... ma possono anche essere documenti aziendali, contratti, informazioni sanitarie: insomma, tutti contenuti sensibili. Per esempio, quando un hacker accede in un conto bancario, in un pc, in un database, in uno smartphone, in un account mail, Google, Amazon, o su piattaforme dove ci sono progetti lavorativi, avviene un data breach. Così, l'hacker può rubare dati e usarli per fare truffe, per rubare denaro, per eseguire acquisti, fare furti d'identità, può venderseli, può ricattare... E perché dovrebbe riguardarmi? Se stai pensando: "perché mi riguarda? Mica clicco ovunque! E poi non ho nulla da nascondere", beh: sappi che anche io ci ho pensato, ma dopo che mi sono informato ho capito che stavo facendo un errore di valutazione. Sì, perché le maniere che utilizzano gli hacker per accaparrare dati sensibili di aziende e privati si raffinano di continuo. Infatti, come vedrai, sono aumentati i danni economici derivati da data breach: quindi, in soldoni, le persone ci cascano di più e i dati rubati sono di più, perché esistono nuovi utilizzi che se ne possono fare. Anche di dati che prima non si rubavano. Pensa alle truffe con AI. Queste possono utilizzare dati personali come un contatto in rubrica o una voce registrata per fare un attacco mirato: un attacco costruito apposta per la persona. Certo, queste truffe non sono le più comuni. Ma esistono e possono avvenire. E poi lo sapevi che se un'azienda subisce un data breach può essere multata? I 5 motivi per cui i data breach oggi sono un problema in Italia Nel 2025 i data breach non sono solo più frequenti. Sono anche più distruttivi, costosi... --- - Published: 2025-05-29 - Modified: 2025-05-29 - URL: https://kilobit.it/articolo/ma-davvero-lia-sostituira-i-copywriter/ - Categorie: Intelligenza Artificiale Qui trovi brutte e cattive notizie: dipende da chi sei. Per capirci qualcosa, approfondiamo i 4 motivi per cui l'IA potrebbe sostituire i copywriter e i 4 motivi per cui il copywriter è insostituibile. Vediamo come IA e copywriter si rapportano tra loro, con i clienti, con gli utenti e con i motori di ricerca. Andiamo oltre la "sostituzione". Chi è il copywriter? È il professionista della scrittura orientata alla vendita, alla promozione, alla persuasione e all'indicizzazione sui motori di ricerca. Quindi, qualsiasi testo tu veda nel titolo di un risultato di ricerca su Google, qualsiasi frase formulata su una landing page o su un'e-commerce, vengono dalla mente, dalla conoscenza e dall'esperienza di un copywriter. Sembra quasi vero... Dietro a un testo sul web non c'è sempre la mano di un copywriter Oggi non è sempre detto che i testi che vedi siano scritti da un essere umano. Certo: come minimo spesso è un responsabile umano a caricare i contenuti scritti dall'IA su WordPress e affini. È sempre una persona a dare il prompt (ovvero il comando scritto) al modello di intelligenza artificiale generativa. Ma non sempre questi contenuti vengono ricontrollati e ottimizzati dallo stile, dalla conoscenza e dalla professionalità del copywriter. E in più, ricordiamo che le opzioni di automazione per la creazione di contenuti e della loro pubblicazione, sulla carta permettono addirittura di bypassare ogni volta la costruzione di un prompt specifico e la cura della pubblicazione. Ma questo ai motori di ricerca sta bene? E alle persone? 4 motivi per cui l'IA potrebbe sostituire i copywriter Ho delle buone e delle cattive notizie: quali vuoi sentire prima? Se hai una PMI e vuoi risparmiare tempo e denaro sul breve termine, il contenuto di questa sezione potrebbe essere una buona notizia. Altrimenti, se sei un copywriter o una persona particolarmente sensibile alla disputa umani vs IA... hai già capito. Qualsiasi sia il tuo caso o il tuo sentimento al riguardo, ti invitiamo a esercitare l'obiettività. Dal lato professionisti, tieni presente che secondo un sondaggio di seoclarity. net l'86% degli specialisti SEO presi in esame utilizza strumenti di IA per generare contenuti. Occhio che quando parliamo di sondaggi e statistiche, non abbiamo a che fare con comandamenti incisi nella pietra. Parliamo di dati parziali - va bene - ma comunque indicativi di una tendenza: i professionisti stessi vedono nell'IA un alleato. E questo già dovrebbe calibrarci rispetto al concetto di sostituzione. 1) L'IA è velocissima C'è poco da fare: l'IA generative, anche quelle discretamente performanti, creano testi, fanno ricerche e propongono elaborazioni con una velocità allucinante. In pochi secondi, macinano quantità di testo che un copywriter impiegherebbe ore a realizzare (o giorni, se ha bisogno di studiare e riflettere). Quindi, se per esempio una PMI che ha sito... --- - Published: 2025-05-22 - Modified: 2025-05-22 - URL: https://kilobit.it/articolo/aspetta-ma-lo-sai-cosa-e-ux/ - Categorie: UX e UI L'esperienza che vivono gli utenti quando visitano il tuo sito web può determinare il successo o il fallimento della tua attività. Qui scopri tutto sull'UX, dalla teoria alla pratica. Ti sarà capitato di sentir parlare di UX. Magari da designer in t-shirt nera e occhiali spessi. Pensi sia l'acronimo di un tecnicismo destinato solo a smanettoni digitali? Ricrediti, perché in realtà l'UX la vivi ogni giorno. Infatti UX sta per User Experience, cioè "esperienza utente". Ma esperienza di che cosa? Ti è mai capitato di scaricare un'app e non capirci nulla? Oppure di chiudere un sito web perché non trovi sezioni per compiere le scelte di navigazione che vorresti? Ecco: questi sono esempi di cattiva UX. UX, che non si limita esclusivamente al mondo digitale. Anche prendere un biglietto del treno alla macchinetta, usare un forno a microonde o aprire una scatoletta di tonno, sono esperienze che l'utente compie. Se queste esperienze siano facili, difficili, negative, positive, limpide o torbide dipende dalla progettazione, dalle istruzioni... o dalla programmazione, dallo sviluppo, dai copy. E, soprattutto, dal design. Quindi che cosa significa UX? UX è l'acronimo di "user experience". Ma questo chiaramente non ci basta a capire con esattezza cosa significhi. È tutto ciò che una persona sperimenta quando interagisce con un prodotto o un servizio. Quindi stiamo parlando di interpretazioni, emozioni, pensieri, difficoltà, soddisfazioni. E ha a che fare soprattutto con la comprensione e le scelte relative. Quindi non determina solo se una pagina web, per esempio, si capisce e funziona: ma anche come funziona e come ti fa sentire. Spesso si confonde con il solo aspetto visivo - con l'UI (interfaccia utente) - quindi con i bottoni di un sito, con i colori, il layout e via dicendo. L'UX è più profonda, perché riguarda il percorso intero che fa l'utente, includendo l'esperienza in termini di logica ed emozioni. L'UX è il cuore invisibile dell'esperienza. Se è fatta bene, non ci si fa caso, perché è tutto fluido. Al contrario, si nota eccome. Un po' come il basso in una rock band. Perché è così importante? Una buona UX fa la differenza tra la soddisfazione dell'utente e il suo abbandono. Pagine che non si caricano, form complicati e ambigui, bottoni invisibili: tutti fattori frustranti che fanno perdere clic, permanenza e conversioni. Evitare questi intoppi porta vendite e aumenta la reputazione di un'azienda. Quindi interfacce chiare e percorsi fluidi guidano le persone a trovare quello che desiderano o di cui hanno bisogno. Permettono di capire se quello che vedono fa al caso loro. E, se sì, li conducono in maniera cristallina... --- - Published: 2025-05-21 - Modified: 2025-05-21 - URL: https://kilobit.it/articolo/i-motori-di-ricerca-sono-superati-e-la-seo-non-servira-piu/ - Categorie: SEO e SEA L'intelligenza artificiale generativa e la ricerca vocale cambiano indubbiamente le modalità con cui le persone trovano risposte e fanno scelte d'acquisto. Entrambe sono influenzate dai risultati dei motori di ricerca, a volte ci si integrano, a volte diventano alternative: al punto da sostituirli e rendere inutile la SEO? In oltre vent'anni i motori di ricerca hanno plasmato la conoscenza di miliardi di persone. Qualsiasi dubbio, basta chiedere a Google... o no? Se trovi subito una risposta a quello che cerchi, non vale sempre la pena scorrere le pagine della SERP e confrontare le fonti. Spesso, ci bastano i risultati che si sono piazzati nelle prime posizioni in organico (SEO), giusto? Bastano i riassunti che rispondono direttamente riportando la fonte (snippet, posizione 0), le inserzioni (SEA). Allora quei risultati diventano verità facili da consultare e da credere. Verità largamente diffuse e considerate autorevoli: a livello globale Google, nel 2024, infatti elaborava circa 8 miliardi di ricerche al giorno; Bing,150 milioni; Yahoo! 120 milioni; DuckDuckGo, 100 milioni; Yandex 100 milioni; Ecosia, 20 milioni. Alla luce di queste stime è evidente che i motori di ricerca tradizionali non sono ancora superati. I modelli di IA possono fare da motori di ricerca avanzati C'è un tempo naturale che deve trascorrere prima che una tecnologia sia adottata largamente. Le alternative ai motori di ricerca tradizionali, già ci sono da anni. Quindi non pensiamo che, se oggi i motori di ricerca sono consultati da decine di miliardi di persone globalmente, sarà necessariamente così anche tra poco tempo. ChatGPT in UE, attualmente è utilizzato come motore ricerca da 41,3 milioni di utenti mensili. Negli Stati Uniti, su 1500 persone di età compresa tra i 18 e i 76 anni prese in esame da HigherVisibility, il 71,5% dichiara di avere utilizzato almeno una volta l'IA per fare ricerca. Il 14% ne fa questo utilizzo quotidianamente. Secondo Statista, gli utenti AI globali (tra lavoro e ricerca) diventeranno circa 730 milioni entro il 2030. Google intanto si adatta con l'AI Overviews, utilizzato da oltre un miliardo di persone al mese. Le IA sostituiranno i motori di ricerca tradizionali? Già da qualche anno, svariati modelli di IA si utilizzano come motori di ricerca avanzati, perché danno risposte immediate, elaborate in adattamento al comando che tu gli dai (il prompt). Certo: le risposte dell'IA si basano sui risultati dei motori di ricerca, perché i modelli di AI si addestrano con quei dati. Ma solo in parte e a volte fino a una certa data. Ai modelli di intelligenza artificiale puoi dare in pasto libri, manuali, immagini, video, dati personali. C'è Grok, per esempio, che cerca in tempo reale sul social X. E non è il solo modello che lo fa... --- - Published: 2025-05-15 - Modified: 2025-05-20 - URL: https://kilobit.it/articolo/mistral-ai-opensource-europea/ - Categorie: Intelligenza Artificiale, News "L'open-source accelera l'innovazione e dà all'Europa una chanche di non restare indietro rispetto a USA e Cina": questo dice il CEO di Mistral AI, la recentissima startup francese che ha lanciato due nuovi modelli open-source. Hai mai sentito parlare di Mistral AI? Si tratta di una startup parigina classe 2023, fondata da tre ex ricercatori di DeepMind e di Meta AI. Oggi te ne parliamo perché, in appena due anni, Mensch, Lample e Lacroix hanno raccolto oltre 500 milioni di euro in finanziamenti e portato Mistral AI a una valutazione di 6 miliardi di dollari. Il succo è che molti investitori pensano valga la pena mettere soldi in una startup che propone modelli open source più economici dei giganti e comunque performanti. Ti ricordano qualcosa la cinese DeepSeek e l'italiana Vitruvian (che non è aperta ma è economica)? Tutto il mondo ormai si è reso conto che l'intelligenza artificiale può essere più accessibile, democratica, personalizzabile, economica. Ma soprattutto più sostenibile. Se i modelli consumano troppo, o si ritorna al carbone come Trump o si agisce di astuzia puntando all'efficienza energetica. E i francesi di Mistral AI, con la loro entrata nel mercato delle IA, si pongono come un polo continentale che contribuisce a rendere l'Europa indipendente tecnologicamente dagli USA e dalla Cina. Crediti: mistral. ai Perché Mistral è open-source? Perché questa startup "regala" i suoi modelli al mondo con licenza Apache 2. 0? Non si tratta di puro altruismo o di una crociata ideologica: è una mossa strategica. IL CEO Arthur Mensch - in un'intervista al World Economic Forum 2025 ha dichiarato: "L'open-source accelera l'innovazione e dà all'Europa una chanche di non restare indietro rispetto a USA e Cina". Offrire modelli open-source crea un ecosistema dove tutti contribuiscono. Da questo - come dicevamo prima - risultano modelli più veloci, meno costosi, meno energivori. Ci teniamo sempre le giuste riserve riguardo le minacce per la sicurezza informatica e gli utilizzi impropri dei dati personali che possono avvenire in un sistema più libero e decentralizzato. Ma la posta in gioco è un progresso collettivo, che si può tradurre in ricchezza, dato che il risparmio è guadagno e che tocca fare i conti con la sostenibilità energetica se si vuole andare avanti. I modelli opensource di Mistral AI Mistral Small 3. 1 Uscito a Marzo 2025, ha 24 miliardi di parametri e (secondo il blog ufficiale della startup francese) batte GPT-4o Mini su MMLU e HumanEval: due benchmark usati per valutare le prestazioni delle AI. Ma il suo punto forte è la leggerezza. Gira su una singola CPU RTX 4090 o persino su un Mac con 32 GB... --- - Published: 2025-05-14 - Modified: 2025-05-14 - URL: https://kilobit.it/articolo/mindful-marketing-quando-rallentare-paga/ - Categorie: Digital Marketing Chi ha detto che la vendita debba essere necessariamente una corsa? La competizione - certo - può essere sana... ma se non fai attenzione a sostenibilità, rispetto, trasparenza e autenticità rischi di bruciarti. Il Mindful Marketing si basa su questi 4 valori, che escono dal mondo delle idee per diventare driver economici concreti. Scopri come. Il Mindful Marketing è un approccio basato su trasparenza, autenticità, rispetto e sostenibilità. Tutte belle parole irrealizzabili, vero? Ma è meglio un mercato enorme e affollatissimo dove gli spot urlano disperatamente per emergere dalla massa? Dove i pop-up invadono le ricerche di chi non sa usare bene internet, creando esperienze disagianti che allontanano dal web e generano sfiducia nei confronti del marketing digitale? C'è chi per farsi notare diventa un fenomeno trash sui social. O c'è chi si brucia tutto, quando escono fuori i suoi scheletri dall'armadio. Chi lo dice che la vendita deve essere una corsa? Il mercato? I dati delle vendite? Statistiche che tracciano le opinioni dei consumatori? Gli studi di neuromarketing? Diversi dati ci dicono invece che rallentare paga. E che pagano pure trasparenza, autenticità, rispetto e sostenibilità... certo: a patto che non si esercitino solo a parole. 6 studi a supporto del Mindful Marketing Da 6 studi compiuti da diverse aziende, enti e università, negli Stati Uniti e in Regno Unito, in un quadro di 3 anni, esce fuori che i consumatori sono più inclini a scegliere aziende autentiche, trasparenti, rispettose e che esercitano la sostenibilità. Sostenibilità - ben inteso - non solo a livello ambientale. Parliamo anche di come l'azienda tratta i dipendenti o della natura delle sue pubblicità. Questi 6 studi a supporto del Mindful Marketing ora li esploriamo. E, se vorrai consultarli, ti basta cliccare sul titolo del paragrafo dedicato. 1) McKinsey & NielsenIQ (2023) Questo studio analizza cinque anni di dati di vendita negli Stati Uniti coprendo 600. 000 SKU (lo SKU è il codice che si assegna ai prodotti nei magazzini) e 400 miliardi di dollari di ricavi al dettaglio. I prodotti con claim ESG (sigla che sta per ambientale, sociale e di governance) mostrano una crescita cumulativa del 28% rispetto al 20% dei prodotti non sostenibili, rappresentando il 56% della crescita totale del mercato. Inoltre, il 60% dei consumatori intervistati è disposto a pagare un surplus per imballaggi sostenibili. Sostenibilità, considerata dal 78% degli intervistati uno stile di vita importante. 2) Deloitte (2023) Questo rapporto si basa su un sondaggio di YouGov su oltre 2. 000 adulti britannici ed evidenzia le abitudini sostenibili più diffuse: il 73% delle persone intervistate dichiara di riciclare, il 68% dichiara di ridurre gli sprechi alimentari, il 61% di limitare la plastica monouso, e il 51% di acquistare prodotti locali. Tuttavia la metà degli intervistati... --- - Published: 2025-05-08 - Modified: 2025-05-08 - URL: https://kilobit.it/articolo/accessibilita-siti-web-entro-il-28-giugno-bisogna-adeguarsi/ - Categorie: Siti Web L'accessibilità dei siti web dal 28 giugno del 2025 diventa ufficialmente obbligatoria. Scopri in questo articolo se dovrai adeguarti anche tu. Apriti a nuove opportunità, evita sanzioni e approfitta della nostra consulenza e dei nostri servizi modulari. Dal 28 giugno 2025 i siti web in Italia dovranno essere accessibili per rispettare il Decreto Legislativo n. 82/2022, che recepisce la Direttiva Europea sull'Accessibilità. Questa normativa impone una serie di standard (alcuni dei quali piuttosto rigorosi) per garantire che i servizi digitali siano utilizzabili da chiunque, incluse le persone con disabilità. Se hai almeno una piccola media impresa, rizza le orecchie: hai l'obbligo di seguire questa normativa. Al di là della seccatura e del timore di sanzioni, ti avvertiamo di cogliere questa opportunità per aumentare il tuo pubblico e migliorare la tua reputazione online, sia per le persone che per i motori di ricerca. Oggi scopri cosa significa l'accessibilità per i siti web, chi deve conformarsi, quali sono i rischi e come Kilobit può aiutarti a rispettare la scadenza. Cosa significa l'accessibilità per i siti web? L'accessibilità per i siti web implica che chiunque possa utilizzarli, indipendentemente da disabilità visive, motorie, uditive o cognitive. La normativa si basa sullo standard WCAG 2. 1 livello AA, ma esistono anche la versione 2. 2 e i livelli A e AAA: trovi tutto sul sito ufficiale. Per darti un'idea dei numerosi requisiti necessari, ti illustriamo gli interventi più comuni: Includere testi alternativi per immagini (fondamentali per i lettori di schermo destinati a chi non vede). Assicurare la navigazione tramite tastiera, per chi non può usare il mouse. Utilizzare un contrasto adeguato, così che i testi siano leggibili serenamente per tutti. Contenuti chiari e strutture intuitive per permettere a tutti di comprendere. Osserva come quest'ultimo punto sia già una pratica fondamentale nella creazione di un sito web, di una campagna pubblicitaria o di un lavoro di comunicazione social. Nel marketing, volendo accompagnare una determinata percezione, ci si deve far comprendere nella maniera più semplice e inequivocabile che si può. Inoltre, mettere gli alt nelle immagini, già di per sé è una buona pratica SEO. Dunque, ecco che alcuni interventi da fare entro il 28 giugno sono anche in linea con buone pratiche di UX, UI, SEO e SEA. Chi deve adeguarsi alla normativa di accessibilità siti web entro il 28 giugno 2025? Il Decreto 82/2022 si applica a: Pubblica Amministrazione: tutti i siti di enti pubblici devono essere conformi. Imprese private, che hanno l'e-commerce, Servizi di trasporto (biglietteria elettronica o informazioni in tempo reale). Servizi bancari. Piattaforme di e-book e ticketing. Chi è esente? Microimprese (meno di 10 dipendenti e fatturato sotto i... --- - Published: 2025-05-07 - Modified: 2025-05-07 - URL: https://kilobit.it/articolo/lo-sai-che-puoi-vendere-su-youtube/ - Categorie: Digital Marketing YouTube non è solo un passatempo, ma una potenziale piattaforma di vendita. Su YouTube puoi vendere più di quello che pensi e in modi che non avevi mai preso in considerazione. Questa è una piccola guida per cominciare. Da molti YouTube è considerata soltanto una piattaforma d'intrattenimento. Dal Tubo, si guardano video musicali e video trash storici. Ci guardi i tutorial, oppure finisci a fare le nottate guardando come si costruiscono le piscine. Ma non fermarti al luogo comune. La percezione non è tutto. YouTube, infatti, oltre a essere un passatempo è anche un potente canale di promozione, ingaggio e conversione. E non te lo dice solo Kilobit: lo dicono i numeri di una storia inaspettata... e quelli di Google. Quella volta che YouTube ha riempito i freezer USA Secondo uno studio della National Frozen & Refigerated Foods Associaton del 2025 (che trovi qui), YouTube ha influenzato il 36% dei consumatori di tutti gli Stati Uniti a comprare prodotti congelati. Dati ancora più inaspettati, riguardano le fasce più giovani: il 50% dei Gen Z e il 49% dei Millenials sceglie determinati prodotti surgelati dopo aver visto video su YouTube. Se ti sembra inaspettato vendere su YouTube prodotti surgelati, pensa a tutti i video (di influencer e non) con ricette veloci e recensioni di prodotti: adesso è chiaro il nesso? Pensa cosa si può fare con altri prodotti o servizi seguendo una logica simile. Si vende su YouTube: lo dice anche Google Se non basta la storia dei cibi surgelati, ti riportiamo un'analisi di Google. L'ultimo studio disponibile su Think With Google, parlando dei maggiori trend di marketing digitale del 2025, evidenzia come il 62% degli spettatori di YouTube del Regno Unito sia influenzato dalla piattaforma sulle decisioni d'acquisto. Rilevante, vero? I 5 passi per iniziare oggi a vendere su YouTube Anche se hai poca o nessuna familiarità con i social o con il marketing digitale, non fa niente. Qui, senza darti formule magiche, ti introduciamo alle basi per mettere su un canale e iniziare a usarlo strategicamente. Non aspettarti risultati immediati o boom miracolosi. Oggi puoi iniziare, ma i risultati li vedrai nel tempo. Ed è meglio così: preferisci vivere su una mongolfiera che può sgonfiarsi da un momento all'altro o rimanere a terra e costruire le fondamenta di una casa? Seguire i passi per vendere su YouTube significa mettere su le basi per avere risultati concreti, stabili e duraturi. 1) Il primo passo per vendere su YouTube è non agire Creare un canale, farsi un video e caricarlo su YouTube è semplicissimo. Ma farlo senza riflettere, ti potrebbe complicare le cose. Sparare una sponsorizzata su YouTube aspettando... --- - Published: 2025-05-05 - Modified: 2025-05-05 - URL: https://kilobit.it/articolo/ugc-marketing-levoluzione-del-passaparola/ - Categorie: Digital Marketing Con l'UGC marketing ti fai fare pubblicità dagli utenti attraverso contenuti spontanei e autentici creati da loro. È l'evoluzione del passaparola, perché funziona come tale e in più permette a chi ti fa pubblicità di ottenere visibilità. Ciò significa che potrai smettere di investire in tempo e denaro per le sponsorizzate? Non proprio... L'UGC marketing in realtà è una pratica che esiste da sempre. Anche se ha un nome siglato che la fa sembrare più complicata o estranea di quello che è. Infatti non è altro che il passaparola - o meglio - una sua evoluzione attraverso i canali social. E non solo. Il suo meccanismo infatti si basa sia su questi mezzi, sia sulle nuove vecchie necessità e desideri ad essi legati. In altre parole, a molte persone piace farsi vedere. Che sia per vanità o per genuino spirito di emersione, a molte persone piace mostrarsi in un video e raccontare la propria esperienza. Che essa sia rilevante o meno per tutti, ci è abbastanza indifferente adesso. Sono il desiderio, la tendenza e il bisogno che andiamo a vedere ora. Tre motori che, se vendi, devi conoscere bene e che puoi utilizzare per vendere ancora meglio. Infatti, con l'UGC marketing, in sostanza incoraggi (o premi direttamente) i tuoi clienti soddisfatti in cambio di contenuti pubblicitari fatti da loro. Come vedremo, questo è un sistema che in molti casi è più efficace di una classica campagna pubblicitaria. Andiamo a capire perché. Perché l'UGC marketing ti interessa Prima abbiamo parlato solo di video sui canali social, che sono spesso lo strumento più efficace per coinvolgere e convertire. Ma l'UGC marketing non si esprime solo attraverso video sui social. Si riferisce infatti a qualsiasi altro modo in cui gli utenti possono creare contenuti pubblicitari per te. Quindi nel discorso rientrano anche le recensioni, foto o addirittura blog dedicati. Molti di questi contenuti puoi pagarli, sia attraverso un compenso economico diretto, sia attraverso sconti, programmi fedeltà, premi e quant'altro. Oppure possono essere spontanei. Totalmente spontanei? Può succedere. Ma tu puoi fare decisamente la tua parte per incoraggiarli. Apple per esempio nel 2015 lanciò una campagna chiamata "Shot on iPhone" per mostrare le capacità fotografiche dei nuovi (ai tempi) iPhone 6 e 6 Plus. Nel contesto di questa campagna Apple ha invitato gli utenti che avevano già acquistato l'iPhone a fare delle foto: le migliori sarebbero state esposte in cartelloni pubblicitari, annunci stampa e online in oltre 70 città di 25 paesi. Un'occasione unica per chi vuole far crescere la propria pagina social o mostrare di cosa è capace. E un'occasione unica anche per l'azienda, che dal 2015 al 2022 ha continuato con questa campagna di successo, riducendo i costi sia in realizzazione di altre campagne, sia... --- - Published: 2025-04-29 - Modified: 2025-04-29 - URL: https://kilobit.it/articolo/come-riconoscere-i-fuffa-guru-e-chi-non-lo-e/ - Categorie: Digital Marketing, Truffe online Con social, video e recensioni si può rappresentare la realtà o creare una verità, anche se è una bugia. Il Fuffa Guru può essere scambiato per un esperto e l'esperto può essere scambiato per un Fuffa Guru. Come facciamo a capire la differenza? Il Fuffa Guru ha tanti follower sui social. Con i numeri e le recensioni ti dimostra il suo successo. Con i video motivazionali, ti invita a prendere la sua strada, ad assumere la sua mentalità. Se la vedi in un altro modo, hai il "mindset" sbagliato. Se fai altro, stai perdendo tempo. E il tempo non c'è. Devi cogliere in fretta l'occasione: quando ti ricapiterà di vedere la sua sponsorizzata? Svegliati! Approfittane! https://www. youtube. com/watch? v=FHElbuxER6M Il Fuffa Guru ti rivela segreti, al costo di un commento, di un seguito e di un'interazione. Ti coltiva con "pillole di saggezza". Poi ti propone un corso, una consulenza, una formula magica... fatta di bel fumo: ovvero di una narrazione strutturata e convincente. Oggi attraverso siti web, foto e video, social e una narrazione strutturata e convincente è possibile costruire una verità. Anche se è una bugia. Ma con gli stessi strumenti, si può rappresentare e diffondere la realtà. Quindi, si può anche dire la verità. Così il Fuffa Guru può essere scambiato per un esperto e l'esperto può essere scambiato per un Fuffa Guru: come facciamo a capire la differenza? I 5 segnali che è un Fuffa Guru Il Fuffa Guru è un sedicente esperto, che sfrutta chi cerca vie troppo facili. Perché è la prima persona che le percorre. Va a racimolare informazioni generiche dal web o dalle intelligenze artificiali, per impacchettare corsi costosi e promesse d'oro. Il Fuffa Guru è un truffatore che costruisce un'illusione per attirare gente ignorante o disperata. Il che non è un insulto. Non si può sapere tutto e può capitare a chiunque di trovarsi con l'acqua alla gola e prendere scelte disperate. Ma le soluzioni non sono quasi mai istantanee e facili. Facci i conti e per oggi - almeno - scopri come evitare di peggiorare la situazione: 1) Il Fuffa Guru fa promesse irrealistiche "Guadagna 10. 000 euro in 3 giorni", "Scopri come guadagnare senza alzarti dal divano", "Cambia vita senza sforzo"... un po' come il Gatto e la Volpe. Già nel 1881 (quando è uscito Pinocchio) si sapeva che chi fa promesse del genere ti sta truffando. La Disney ce l'ha ricordato dal '47 in poi, per generazioni: perché nel 2025 c'è chi ancora se lo dimentica? 2) Mancano prove concrete Le recensioni e le testimonianze non rappresentano prove concrete. Non farti convincere. Si possono inventare, creare e far recitare. Diffida di chi... --- - Published: 2025-04-18 - Modified: 2025-04-18 - URL: https://kilobit.it/articolo/copyright-ia-cosa-succede-in-uk/ - Categorie: Intelligenza Artificiale Il copyright nel contesto dell'addestramento IA è una questione piuttosto complessa. Oggi in Regno Unito si sta muovendo qualcosa e la lotta si fa sempre più accesa. Gli artisti sfornano album silenziosi di protesta, nomi come Paul McCartney firmano contro le proposte del Governo e le aziende chiamano il progresso in nome della competitività nazionale. Vediamo cosa sta succedendo. Il conflitto tra copyright e addestramento IA oggi in UK è al centro del dibattito. Lo è ormai da mesi e la cosa non ci sorprende, dal momento che i modelli crescono di numero, varietà, provenienza; mentre i generatori di testo, immagini e video si fanno sempre più raffinati. La questione è spinosa in tutto il mondo, ma oggi in particolare in UK si lotta a suon di carte e proposte per evolvere la legge sul copyright col proposito di bilanciare i diritti dei creatori con le esigenze degli sviluppatori AI. Un proposito molto difficile da realizzare. E qui vediamo come si sta cercando di fare. Come è regolato oggi il copyright IA in UK? In UK, il Copyright, Designs and Patents Act 1988 (CDPA) regola la protezione delle opere creative. Secondo questa legge, copiare una parte sostanziale di un’opera protetta senza autorizzazione è una violazione, a meno che non si applichi un’eccezione. L’attuale eccezione per il Text and Data Mining (TDM), prevista dalla Sezione 29A del CDPA, consente la copia di materiale protetto da copyright per analisi computazionale, ma solo per ricerca non commerciale. In alte parole, oggi l’addestramento di modelli AI commerciali richiede licenze dai titolari dei diritti, ma si tratta di un processo spesso complesso e costoso che mette in difficoltà specialmente i piccoli artisti. Le proposte del 2025 per il copyright IA in UK: eccezione con opt-out Il 17 dicembre 2024, il governo UK ha avviato una consultazione pubblica - conclusa il 25 febbraio 2025 - per riformare il quadro del copyright nel contesto IA. La proposta principale è un’eccezione per il Text and Data Mining commerciale, che consentirebbe agli sviluppatori di utilizzare opere protette da copyright per l’addestramento AI, a meno che i titolari dei diritti non si oppongano tramite un sistema di opt-out. Ma cos'è l'opt-out? In sostanza si tratta della possibilità data ai titolari dei diritti d'autore di richiedere esplicitamente l'esclusione delle proprie opere dai dataset utilizzati per addestrare modelli di intelligenza artificiale. Ma è sempre possibile controllare utilizzi impropri? È semplice opporsi? Le risposte sono - ovviamente - no. Non è così semplice né economico occuparsi di controllare ogni dataset in ogni momento. Per arginare questo nelle nuove regolamentazioni si prevedono obblighi per gli sviluppatori di dichiarare i dati utilizzati e etichettare i contenuti generati da AI. Ad oggi (17 Aprile 2025), l’esito della consultazione non è ancora stato pubblicato, lasciando il... --- - Published: 2025-04-16 - Modified: 2025-04-16 - URL: https://kilobit.it/articolo/12-truffe-online-riconoscile-evitale-previenile/ - Categorie: Truffe online Qui trovi come riconoscere ed evitare le truffe online più diffuse in Italia. Dopo aver letto questo articolo, non solo identificherai le truffe online immediatamente, ma saprai anche come i truffatori - da sempre - provano a giocare con le nostre emozioni. Hai paura delle truffe online o sei una delle 2,8 milioni di persone che ci sono cascate? Hai letto bene: secondo ANSA, nel 2024 i truffatori online hanno rubato oltre 500 milioni di euro a quasi 3 milioni di italiani e italiane. Non sorprenderti troppo - e di certo non vergognarti - anche se pensi sia stupido farsi ingannare così. Infatti pure le aziende possono cascarci. Può caderci chiunque, perché a tutti può capitare un periodo di vulnerabilità. Così ti chiama un numero sconosciuto. Una voce artificiale ti dice che è stato letto il tuo curriculum e che per avere un lavoro basta dare i tuoi dati personali. La voce ti sembra reale, perché vuoi credere che lo sia, e il gioco è fatto. Razionalmente - dopo - non ti riesci a capacitare di come sia potuto accadere. È proprio questo il cuore della truffa: giocare con le speranze, con le illusioni, con l'avidità delle persone... e con la loro pigrizia, perché le strade facili sono sempre attraenti. La tecnologia avanza e nello stesso modo si raffinano le maniere per fare al meglio uno dei "mestieri" più antichi che si sono. Generalmente si ha paura dell'ignoto, non di qualcosa che si conosce. Lo sapevi che basta una mail, un SMS, un messaggio su WhatsApp o seguire le istruzioni di una voce artificiale per perdere un bel po' di soldi? Sicuramente già lo sapevi... e se non lo sapevi, adesso sai di dover fare attenzione. Ma se sei qui, evidentemente vuoi sapere di più. Non ti basta sapere che esiste un pericolo, non ti basta andare oltre la paura di farti truffare (per la prima volta o di nuovo): tu vuoi la soluzione. Quali truffe online ci sono in circolazione? Oggi sono tantissime le opportunità per truffare dati personali e bancari. Basti pensare a tutti i canali di comunicazione fruibili attraverso un unico mezzo che impugniamo ogni giorno: lo smartphone. Dal cellulare puoi accedere a mail, SMS, chat di ogni tipo, social e puoi ricevere chiamate. Dal cellulare hai app dove hai inserito tutti i dati che servono a un truffatore per banchettare con il tuo conto in banca. Con un account Google puoi entrare ovunque. Insomma, hai colto l'antifona: la stragrande maggioranza delle truffe online avvengono tramite mobile. Vediamo quelle più diffuse. 1. Chiamate false L’IA potrebbe essere usata per fare cose straordinarie... invece da alcuni viene usata per riprodurre... --- - Published: 2025-04-11 - Modified: 2025-04-11 - URL: https://kilobit.it/articolo/chatgpt-4-5-sviluppi-e-confronti-con-altri-modelli/ - Categorie: Intelligenza Artificiale ChatGPT 4.5 a poco più di un mese dal suo lancio ci permette un'analisi delle sue caratteristiche principali e di confronto rispetto ai migliori modelli sul mercato mondiale. In attesa della 5.0, vediamo come si pone oggi questo modello di transizione. ChatGPT 4. 5 è stato rilasciato da OpenAI il 27 febbraio 2025. In questo clima di innovazione continua, mentre da tutto il mondo continuano a spuntare modelli (e le loro evoluzioni), ChatGPT 4. 5 riesce a rimanere al centro dell'attenzionea, anche se è passato poco più di un mese dal suo lancio. ChatGPT 4. 5 promette di migliorare il ragionamento, ridurre le cosiddette allucinazioni da AI e offrire interazioni più naturali rispetto ad altri modelli e ai suoi stessi predecessori: ma come si posiziona davvero rispetto alla concorrenza? Oggi in campo abbiamo altri giganti degni di nota come Google Gemini 2. 5, DeepSeek V3-0324, xAI Grok 3, Llama 4 di Meta e l’italiano Vitruvian-1. Ciascuno ha punti di forza unici, che vale la pena confrontare non tanto per sceglierne uno solo, ma per sapere cosa usare e quando a seconda della situazione. Infatti, le soluzioni e le verità proposte dai modelli di intelligenza artificiale sono mediate dai valori di chi le ha concepite, costruite e commercializzate. Quindi, se credete che ChatGPT sia il vostro oracolo, preparatevi a cambiare idea. Ne va del vostro cervello. Come funziona ChatGPT 4. 5 Come potete verificare nell’OpenAI Help Center, ChatGPT 4. 5 è stato inizialmente riservato agli utenti Pro (per circa 200 dollari al mese), con un rollout graduale per i piani Plus (20 dollari al mese) e Team. Le 5 caratteristiche chiave Ragionamento avanzato: grazie a un addestramento ottimizzato, riconosce schemi più complessi. Meno errori: la riduzione delle allucinazioni garantisce risposte più precise. Può capire, eseguire ed elaborare istruzioni più complesse: eccelle in task multi-step, come redazione di documenti o risoluzione di problemi tecnici. Ha un tono più naturale: le conversazioni sono più umane, molto più rispetto alle versioni viste finora. Potenza computazionale: è un modello scalabile ma intensivo, che richiede hardware performante, limitando l’accesso su dispositivi datati. Così, si è già integrato in flussi di lavoro come scrittura, ricerca e programmazione. La sua capacità di mantenere il contesto in conversazioni lunghe lo rende ideale per brainstorming o assistenza tecnica, con risposte coerenti e ben strutturate. È apprezzabile la sua fluidità - maggiore rispetto alle versioni precedenti - che semplifica l’uso anche per i meno esperti in prompt design. Tuttavia, i server possono rallentare durante i picchi di utilizzo, soprattutto per gli utenti gratuiti, e i requisiti hardware elevati escludono dispositivi meno potenti. E questo già mette il modello in una posizione potenzialmente... --- - Published: 2025-04-08 - Modified: 2025-04-08 - URL: https://kilobit.it/articolo/skype-ci-dira-addio-il-5-maggio-2025/ - Categorie: News Preparati a dare l'addio a Skype. Anche se per adesso ancora si può usare, Microsoft ha messo data di scadenza 05/05/25 sul pioniere delle videochiamate online. Perché questo addio? Quali sono le alternative? Skype - il pioniere delle videochiamate che connette il mondo e svariati team di lavoro dagli anni 2000 - sembra pronto a uscire di scena. Microsoft, che lo gestisce dal 2011, ha annunciato la sua chiusura: la data ufficiale di "scadenza" è prevista per il 5 maggio del 2025, giorno in cui (secondo quanto riportato dal sito di supporto Microsoft) si spengono i server. Eppure, molti lo usano ancora senza troppi intoppi. Noi compresi, che siamo affezionati a Skype almeno da una quindicina d'anni. Le chiamate partono, i messaggi arrivano ancora: e chi un abbonamento in corso come fa? Non preoccuparti - soprattutto se anche tu ci sei affezionato - perché il distacco è graduale. Per noi (lo ammettiamo) è stato un po' un colpo al cuore... quindi dirti come sostituirlo, sta sinceramente servendo anche a noi! Skype chiude il 5 maggio, ma non sparirà subito del tutto Se avevi dubbi toglieteli definitivamente: Skype chiude davvero e Microsoft punta su Teams Free come sostituto per gli utenti. Skype quindi dal 5 Maggio 2025 non sarà più disponibile come app standalone. Ma fino ad allora, puoi continuare a usarlo normalmente. Durante questo periodo di transizione, i tuoi dati (chat, contatti, chiamate) restano accessibili, e puoi scegliere se passare a Teams Free – dove tutto si trasferisce automaticamente con le tue credenziali Skype – o esportare i tuoi dati per usarli altrove. Non è un’interruzione improvvisa: Microsoft ci sta dando il giusto preavviso e tutte le possibilità per una transizione facile, diretta e senza perdite. E per chi ha pagato l'abbonamento come funziona? Chi ha un abbonamento di Skype come fa? Se hai un abbonamento Skype (numeri di telefono o credito per chiamate), ecco i dettagli precisi. Gli abbonamenti esistenti si sono rinnovati automaticamente fino al 3 aprile 2025. Quindi oggi, non potrai più comprarne di nuovi né aggiungere credito con ricarica automatica. Ma attenzione: ciò che hai già pagato resta valido fino alla fine del periodo sottoscritto, anche oltre il 5 maggio. Dopo quella data, potrai usare il credito o il numero Skype tramite il portale web di Skype o Teams Free, con il “Dial Pad” integrato. I tuoi soldi quindi non vanno persi, ma il servizio si sposta. Crediti: Skype Ma perché dobbiamo dire addio a Skype? Skype ha rivoluzionato le chiamate online: nato nel 2003, nel 2015 contava 300 milioni di utenti mensili. Ma la concorrenza lo ha surclassato,... --- - Published: 2025-04-04 - Modified: 2025-04-04 - URL: https://kilobit.it/articolo/perche-il-neuromarketing-nel-2025-va-capito-e-approfondito/ - Categorie: Design, Digital Marketing, Pubblicità, SEO e SEA Nel 2025, il neuromarketing conta più che mai: in un mondo saturo di stimoli, capire come il nostro cervello reagisce è la chiave per catturare l’attenzione. Dall'IA all'eye-tracking, nuove tecnologie svelano il subconscio dei consumatori. Connettersi, senza manipolare, è la vera strategia vincente. Il neuromarketing nel 2025 riguarda ognuno di noi. Molto facilmente infatti - oggi più che mai - ci si può ritrovare nella condizione sia di consumatore che di venditore. Se hai un pastificio artigianale oggi (più di 10 anni fa magari) è molto probabile che ti faccia la pagina Instagram e l'account TikTok per sponsorizzarti. Ma ciò (ovviamente) non esclude che tu veda altre pubblicità altrove, e pure troppe. E questo è soltanto un esempio su un milione che si potrebbero fare. Il concetto è che oggi si può vendere davvero di tutto e molti che prima non potevano farlo, ora hanno più mezzi per buttarsi nella mischia. Più media e più persone che sponsorizzano, ci conducono a una saturazione del mercato e a sovrastimolazioni sensoriali (per non parlare del brainrot). Questi fattori vanno tutti tenuti da conto per vivere consapevolmente i media e operare con efficacia nel marketing digitale: e il neuromarketing nel 2025 lo fa, più di quanto abbia mai fatto. Sapere cos'è il neuromarketing, capire a cosa serve, come si sta sviluppando e le sue applicazioni è molto importante oggi per chiunque sia esposto a pubblicità e a contenuti sul web, e per chi lavora dietro le quinte. È tutta una questione di percezione Le ultime tecnologie più sorprendenti si basano tutte sul nostro cervello. Vedi le reti neurali, che sono alla base degli ultimi modelli di IA e degli studi che si stanno facendo in tutto il mondo sull'intelligenza artificiale generale. L'obiettivo è capire il più possibile - a livello strutturale - una delle zone più criptiche del nostro corpo, di cui ancora sappiamo poco. Ma oggi sappiamo un bel po' su come il cervello inconsciamente interpreta - ad esempio - colori, forme e linguaggio, sia visivo che verbale. Questo attraverso studi che riusciamo a fare non solo direttamente in ambito medico scientifico, ma anche sociologico. I social ad esempio, la realtà virtuale, la realtà aumentata e il metaverso sono tutti campi dove si riesce a capire ancora meglio come la percezione umana si modella intorno a nuovi media, cosa vi succede all'interno, e quindi come i media stessi creino modelli percettivi. Oltre a questo approccio più indiretto (e con maggiore rischio di essere speculativo) ci sono strumenti che ci permettono di indagare più direttamente la percezione umana, anche relativamente a basso budget. Te ne parlerò meglio più avanti. Prima è importante sapere che il focus... --- - Published: 2025-04-02 - Modified: 2025-04-02 - URL: https://kilobit.it/articolo/intelligenza-artificiale-generale-esiste-davvero/ - Categorie: Intelligenza Artificiale L'intelligenza artificiale generale è il sogno e l'incubo del mondo: una teoria che ha quasi un secolo e sulla quale oggi si sta lavorando davvero in tutto il mondo. Scopriamo cos'è, quando arriverà e perché non è ancora realizzabile. Nel farlo, approfondiamo il lavoro specifico di 20 paesi del mondo. L'intelligenza artificiale generale - la cosiddetta AGI - già esiste. Da circa 80 anni, anche se ancora non è stata realizzata. Esiste nelle menti di ricercatori, nelle elaborazioni teoriche, in studi scientifici autorevoli e attraverso gli esperimenti di progetti su scala mondiale. Esiste anche nell'immaginario collettivo, grazie a una serie di film e libri iconici che hanno plasmato i sogni e gli incubi di una manciata di generazioni. https://youtube. com/shorts/5lsExRvJTAI? si=iChUqdFE8CgJf91i 2001: Odissea Nello Spazio (ispirato a La Sentinella di Artur C. Clarke) è uscito 57 anni fa. Eppure, questa scena fa effetto ancora oggi. Forse, più di quanto facesse effetto nel '68 o negli anni '80. Nel video Dave parla con HAL 9000 (la luce rossa): un'intelligenza artificiale con volontà propria, con capacità straordinarie, che con freddezza logica mette sé stessa e la missione spaziale al primo posto. Ribellandosi agli esseri umani. Una scenario del genere è davvero possibile? Al di là di questo impressionante risvolto distopico, ciò che ieri era fantascienza potrebbe essere realtà tra non molto tempo. Potrebbe davvero esistere un'IA con capacità simili a quelle di HAL 9000. Un'intelligenza artificiale capace di svolgere qualsiasi compito intellettuale che un essere umano può eseguire, con capacità di apprendimento, ragionamento, adattamento e creatività trasversali, simili a quelle umane. Non più un modello specifico come ChatGPT, Grok, DeepSeek, Qwen, Vitruvian e tutti gli altri. Ma un'IA più sciolta dai prompt e - forse - dal nostro controllo. Questa è l'intelligenza artificiale generale. Una tecnologia che è stata teorizzata quasi un secolo fa e sulla quale oggi si sta lavorando per davvero. Come e quando fu teorizzata l'intelligenza artificiale generale La teorizzazione dell’intelligenza artificiale risale agli albori dell’informatica e della cibernetica. Nel 1950 Alan Turing - nel suo articolo "Computing Machinery and Intelligence" - propose un test per valutare se una macchina potesse esibire un’intelligenza indistinguibile da quella umana: il Test di Turing, appunto. Appena 5 anni dopo John McCarthy coniò il termine "intelligenza artificiale". Negli anni '60 Marvin Minsky - co-fondatore del MIT AI Lab - approfondì queste idee ipotizzando sistemi capaci di apprendere e ragionare autonomamente. Ma è negli anni ’90 e nel 2000 che l'intelligenza artificiale generale - durante lo sviluppo dei computer e delle prime AI - divenne qualcosa di più concreto e distinto dal concetto di intelligenza artificiale ristretta, come quella dei modelli... Chi sta lavorando oggi all'intelligenza artificiale generale? Sono anni di spinta dell'IA, questo... --- - Published: 2025-03-28 - Modified: 2025-03-28 - URL: https://kilobit.it/articolo/gamification-nel-marketing-digitale-cosa-e-e-perche-usarla/ - Categorie: Digital Marketing Dai videogiochi al marketing digitale, la gamification fa leva sull'istinto naturale di competizione e riconoscimento sociale attraverso sfide e ricompense. Il tutto per sponsorizzare, fidelizzare e convertire. Scopri le applicazioni pratiche della gamification, 5 esempi di brand italiani che la usano, i suoi vantaggi e gli errori da evitare. La gamification, nel contesto del marketing digitale, prevede l'utilizzo di meccaniche di coinvolgimento che vengono direttamente dal mondo dei videogiochi. Sfide, punti, badge, ricompense. Insomma: parliamo delle componenti di qualsiasi videogioco di successo, che sia un indie game sviluppato da 3 persone, un titolone AAA per console di una software house multinazionale o un semplicissimo pinball. Parliamo delle basi dell'intrattenimento interattivo, che fanno leva su due istinti primordiali: la competizione e il riconoscimento sociale. Ma, come sappiamo, le questioni oggi non si possono più ridurre solo al cuore. Gli istinti si sono raffinati e la complessità che viviamo oggi - riflessa dai media e dalle tecnologie attuali - ci spinge ad assottigliare il pensiero. Così, ricaviamo risposte sfumate da concetti basilari approfondendo la pratica, vedendo come gli altri applicano la gamification e gli errori da evitare. Scoprirai che - al di là della teoria - quello che conta è l'interpretazione soggettiva, la quale ti porterà a personalizzare queste indicazioni. La gamification in pratica Nel pratico, la gamification si può integrare in qualsiasi strategia di marketing digitale per: pubblicità interattive che sponsorizzano prodotti e servizi, favorire l'interazione e il tempo di permanenza su un sito web, sviluppare un'app o un software, arricchire l'interazione con un e-commerce, far crescere i propri canali social. Vediamo un po' meglio. Gamification applicata ai siti web Attraverso giochi, quiz e sfide che spingono a rimanere più a lungo, la gamification aumenta il tempo di permanenza su un sito web. Se il gioco, il quiz o le sfide che scegli di integrare hanno accesso immediato e sono di facile fruizione, aumenti di gran lunga le possibilità che l'utente inizi a giocare automaticamente. Se fornisci ricompense, il gioco, il quiz e la sfida, per l'utente avranno avuto un senso ulteriore, uno scopo, e ne ricavano una gratificazione. Questa gratificazione, diventa un valore che tu hai restituito all'utente per averti scelto. Utente, che quindi potrà considerare lo scambio concluso oppure restituirti interazioni o magari una conversione. Se il gioco, il quiz o la sfida sono integrati nel design del sito con una logica mirata all’ottimizzazione del percorso utente (UX/UI), il tasso di rimbalzo può ridursi. In pratica, utilizzi queste dinamiche interattive non solo per coinvolgere l'utente, ma anche per guidarlo da una parte all’altra del sito. Mantieni alta l'attenzione, coinvolgi e incoraggi ulteriori azioni. App Mobile: esperienza, livelli, condivisioni, contenuti aggiuntivi Le App Mobile sono quelle che si prestano... --- - Published: 2025-03-25 - Modified: 2025-03-25 - URL: https://kilobit.it/articolo/epoca-degli-ocr-e-finita/ - Categorie: News L'avvento dei VLM mette in discussione l'esistenza e la diffusione degli OCR: ma veramente i VLM sono in grado di sostituire gli OCR nel loro campo specifico? Scopriamolo approfondendo le due tecnologie e facendo un confronto tecnico. Gli OCR sono stata una rivoluzione. Ci basta pensare al loro apporto nella digitalizzazione di miliardi di documenti cartacei o al ruolo che svolgono nell'indicizzazione sui motori di ricerca. Oggi però di rivoluzione ne abbiamo un'altra, ben più impattante: l'intelligenza artificiale, ovviamente. E nel contesto delle tecnologie dell'AI ora ci sono i Vision Language Model: potenti modelli multimodali che uniscono la visione artificiale e il linguaggio. Anche gli OCR si appoggiano all'AI, ma i VLM possono comprendere immagini, rispondere a domande e generare contenuti. Significa davvero la fine dell’epoca degli OCR? Cerchiamo di rispondere a questa domanda esplorando cosa sono queste tecnologie e confrontandole tecnicamente. Cosa sono gli OCR? Gli OCR (Riconoscimento Ottico dei Caratteri), sono tecnologie progettate per convertire immagini di testo. Parliamo di: scansioni di documenti, fotografie di cartelli, o pagine di libri. Quindi sostanzialmente sono in grado di leggere qualsiasi testo cartaceo e convertirlo in testo digitale leggibile e modificabile da un computer. Questa capacità ha rivoluzionato la digitalizzazione di archivi, rendendo possibile trasformare pile di carta in file ricercabili con un semplice click. File che oltre a essere ricercabili, si possono inviare più facilmente da un ufficio all'altro (o meglio, mettere in cloud) e sono catalogabili senza bisogno di giganteschi archivi fisici. Archivi, che oltre a occupare enormi quantità di spazio, sono anche distruttibili fisicamente, con conseguenze disastrose. Questa foto mostra l'incendio che è stato appiccato al Palazzo di Giustizia di Bogotà (Colombia) nel 1985. Gli OCR sono nati negli anni ’70 con sistemi rudimentali basati su pattern recognition. Se fossero già stati avanzati come oggi nell'85 (e appoggiati dalle infrastrutture digitali adeguate) molte prove e atti giudiziari non sarebbero andati persi per sempre. E questo è solo un esempio indicativo. Gli OCR oggi sfruttano l’intelligenza artificiale, in particolare reti neurali convoluzionali, per riconoscere testi in diversi font, lingue e persino calligrafie. Quindi gli OCR attuali non si limitano a leggere, ma migliorano l’efficienza operativa analizzando dati visivi. Perciò sono diventati indispensabili in settori come quello legale, finanziario e bibliotecario, dove la precisione è tutto. E cosa sono i Vision Language Model? I Vision Language Model invece - come descritto brevemente in introduzione - sono modelli di intelligenza artificiale multimodali che combinano visione artificiale ed elaborazione del linguaggio naturale. Addestrati su enormi dataset di coppie immagine-testo, come foto con didascalie, questi modelli usano architetture avanzate, spesso basate su trasformatori, per collegare concetti visivi e linguistici. Ad... --- - Published: 2025-03-21 - Modified: 2025-04-17 - URL: https://kilobit.it/articolo/vitruvian-1-lia-italiana-economica-compete-coi-giganti/ - Categorie: Intelligenza Artificiale, News Come può Vitruvian-1, modello italiano appena lanciato, competere con giganti internazionali come ChatGPT, Gemini, Qwen, DeepSeek, Claude e Grok? "Più grande non è necessariamente meglio" dice Nicola Grandis, CEO di ASC27: la madre del modello. Per noi, è tutta una questione di marketing. Vitruvian-1 è un’intelligenza artificiale tutta italiana sviluppata dalla startup ASC27. Lanciato appena il mese scorso (Febbraio 2025), questo nuovo modello ci sorprende e attira la nostra attenzione. Innanzitutto semplicemente perché è italiano. Parliamo sempre con modelli stelle e strisce, cinesi, multinazionali... https://kilobit. it/wp-content/uploads/2025/03/Vitruvian-1-prima-chat. mp4 No: questo è un modello nostrano, che si presenta "personalmente" come: "un LLM sviluppato da ASC27 a Roma, progettato per fornire risposte dettagliate in 5 lingue... " che sono italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo. E poi ci mette subito l'accento sull'etica nelle sue risposte (indispensabile in UE), che definisce chiaramente gli utilizzi che siamo chiamati a fare di questa risorsa: usi tecnici, funzionali, accademici, scientifici, di ricerca. Vituvian-1 ti fa da supporto in questi e altri campi. E la sua azienda madre altrettanto. Per altre risposte, domanda altrove. Un modello internazionale, localizzato, istruito, competitivo Vitruvian-1 è un modello internazionale. E in senso più ampio è un modello localizzato. Questo perché si fonda: sul nostro ecosistema culturale, linguistico, sociale, economico, didattico, scientifico, medico, filosofico, legislativo, storico. Noi sappiamo che in questi campi vediamo spesso una disparità tra le eccellenze e l'innovazione. Innovazione, che non passa necessariamente soltanto dall'intelligenza artificiale: ma dagli investimenti che Vitruvian-1 e simili potrebbero attirare per tutti quei campi di interesse, dai progetti che potrebbe generare, dai network che potrebbe attivare. Network che non sono solo composti da chi si occupa di IA. E soprattutto è più accessibile economicamente rispetto ai suoi competitor. E non parliamo di Mario il cioccolataio: parliamo di Apple, Microsoft, Meta, OpenAI, Alibaba. Quindi se la vede con ChatGPT, Claude, Llama, DeepSeek, Qwen, Gemini, Grok e via dicendo. Insomma, dato che sono una web agency torinese, vedo Vitruvian-1 come una ventata d'aria fresca: una possibilità per la crescita degli hub tecnologici nazionali, e un interessante nuovo attore sulla scena che sotto diversi aspetti compete con i giganti mondiali. Vitruvian-1 è efficiente dalla nascita Vitruvian-1 nasce dalla visione di ASC27, una startup italiana fondata da Nicola Grandis durante il primo lockdown, con l’obiettivo di sviluppare tecnologie innovative. Il nome, ispirato all’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, riflette l’ambizione di unire genialità italiana e progresso tecnologico. L’idea centrale dietro il concepimento era già chiara dall'inizio: mettere in campo un’AI che non solo competesse con i grandi modelli stranieri, ma che fosse anche radicata nel contesto italiano (ed Europeo), valorizzando la lingua, le specificità locali e il rispetto delle norme europee, che... --- - Published: 2025-03-18 - Modified: 2025-04-01 - URL: https://kilobit.it/articolo/grok-3-chi-e-il-figlio-ambiguo-di-elon-musk/ - Categorie: Intelligenza Artificiale, News Grok 3, l’AI di Elon Musk, sfida i modelli tradizionali con un approccio meno filtrato, che attinge dal social X in tempo reale. Musk critica OpenAI e Google per bias ideologici, facendo leva su Gemini di Google che è sotto accusa per distorsioni nella generazione di immagini. No, Grok non è un nome di una persona. No, non è X Æ A-12 (il figlioletto che ha preso in giro Trump alla Casa Bianca davanti alle telecamere), né Vivian (prima Xavier) che critica pubblicamente il padre per essere nata in vitro, né qualcuno degli altri 12 figli biologici di Musk. Qua stiamo parlando di un'intelligenza artificiale, che come ogni cosa che fa Elon appare più ambigua di altre. Per certi versi, persino più ambigua di modelli come DeepSeek, che spaventano perché sono cinesi, perché sono open-source, perché sono estremamente economici e perché apparentemente non rispettano la privacy, le norme di sicurezza (specie le norme Europee) e sono sospettate di spionaggio. Ma come funziona esattamente il nuovo modello di AI Grok 3? Che funzioni offre? Qual è l'idea di fondo che ha plasmato Grok 3? Come si pone tra le big tech del campo? Perché si può considerare il figlio ambiguo di Elon Musk? Come Kilobit, ti rispondo andandolo direttamente a provare. E puoi farlo anche tu, pure se in UE e in UK non è accessibile: ti basta una VPN. Come funziona il nuovo modello di AI Grok 3: 5 punti chiave Il funzionamento di Grok 3 si basa su reti neurali profonde (deep learning) e su un’architettura avanzata di trasformatori (simile a GPT e Gemini) che gli permette sulla carta di elaborare il linguaggio in modo fluido e contestualizzato. Ovviamente può commettere errori e diventare contorta in questo e altri aspetti, come tutti i modelli, incluso Chat GPT. Appunto come i modelli di Open AI, ma anche come tutti gli altri cinesi come DeepSeek e Qwen di Alibaba, che Grok 3 sfida con 5 punti chiave: Si è addestrato su grandi dataset che includono libri, articoli, post sui social e documentazione tecnica. Può accedere in tempo reale ai contenuti di X (ex Twitter). Quindi rimane costantemente aggiornato su quello di cui la gente parla oggi sul social, su contenuti e commenti di circa 600 milioni di utenti. Fa DeepSearch e verifica le fonti attraverso ricerche attive sul web e su X. Grok 3 riesamina le sue risposte per ridurre gli errori e migliorare la coerenza del testo che genera. Nelle sue risposte ha volutamente un tono ironico e personale. https://kilobit. it/wp-content/uploads/2025/03/video-x-grok-3-domanda-1. mp4 Perché in UE e UK non si può accedere a Grok 3? Il fatto che Grok 3 attinga informazioni in tempo reale da X potrebbe... --- - Published: 2025-03-13 - Modified: 2025-03-13 - URL: https://kilobit.it/articolo/linkedin-nel-2025-e-ancora-utile-a-trovare-lavoro/ - Categorie: Digital Marketing, Lavoro Online, Pubblicità, Social LinkedIn è fatto apposta per trovare lavoro e fare rete: ma nel 2025 è davvero ancora utile e indispensabile? Come si lavora su LinkedIn? Cosa evitare? È sempre meglio di altre piattaforme per tutti i lavori? LinkedIn - si sa - è il social del lavoro: ma è solo una nomina a cui ci siamo abituati o è ancora vero nel 2025? La risposta, per il miliardo di utenti globali della piattaforma, è più che ovvia: sì, LinkedIn nel 2025 è ancora utile a trovare lavoro, anzi, alle volte è necessario. Chiariamoci bene però: non stiamo dicendo che per lavorare nel digitale (e non solo) bisogna per forza avere LinkedIn. Ci sono un sacco di altre piattaforme di lavoro online su cui cercare e ognuno ha i suoi gusti, il suo settore, il suo mercato, il suo ambiente preferito. Non dimentichiamo poi che si può ancora trovare lavoro bussando alle porte, incontrandosi in un pub o in un hub fisico, oppure per passaparola, che spesso fa sbarcare il lunario a più nomadi digitali di quanto si possa credere. Quindi LinkedIn non è indispensabile a tutti. Ma per tutti (o meglio, quasi tutti) è indiscutibile che offre tantissime opportunità di lavoro rispetto ad altri singoli social e piattaforme. Soprattutto quest'anno, grazie a una serie di miglioramenti e aggiornamenti tecnici. LinkedIn nel 2025 allora è più che mai utile a trovare lavoro. Se non lo sapevi ti conviene continuare a leggere, perché scoprirai anche come utilizzarlo... prima di affacciarti alle alternative. Se sei un nomade digitale che per scelta non ha mai indossato una cravatta in vita sua e vede LinkedIn come distante o plasticamente formale: tieni aperti i tuoi orizzonti. Poi scegli. Perché LinkedIn è ancora ottimo per trovare lavoro? Perché ha uno scopo puro e semplice dal quale non ha mai sviato: serve ad assumere e farsi assumere, a fare rete, e a informarsi direttamente da chi è nella tua sfera di interesse. Come web agency esperta di marketing digitale, SEO, social e pubblicità, sappiamo che spesso le attività più efficaci sono quelle che parlano a unico bisogno preciso e che lo soddisfano con soluzioni definite e comprensibili a tutti. Soluzioni mirate. LinkedIn più di altre piattaforme per trovare lavoro, più di altri social - e osiamo dire più di tanti servizi - offre proprio soluzioni mirate: per questo funziona e continua a funzionare anche nel 2025 per trovare lavoro. La scoperta dell'acqua calda? Non è detto, perché la semplicità ha la sua scienza. L'algoritmo di LinkedIn come appoggio per la sua identità, che è creare lavoro Gli algoritmi dei social sono determinanti per la qualità... --- - Published: 2025-03-11 - Modified: 2025-03-11 - URL: https://kilobit.it/articolo/regolamentazione-intelligenza-artificiale-openai-dice-la-sua/ - Categorie: Intelligenza Artificiale, News L'AI è nostra figlia, più di altre tecnologie: per questo la sua regolamentazione sta a cuore a tutti. Specialmente quando è possibile entrare nel merito di decisioni economiche e politiche. La sicurezza e l'etica, sulla carta contano per tutti: ma cosa propone concretamente OpenAI? In che contesto muove le sue proposte? L'AI - sebbene la potenziale battuta d'arresto dovuto all'adozione massiva di dati sintetici - progredisce di continuo nella tecnica, mentre nuovi modelli da tutto il mondo spuntano come funghi incoraggiati da una competizione serrata: ma l'intelligenza artificiale si sta evolvendo anche nella sua regolamentazione? In contrasto a un mercato digitale più globalizzato rispetto ai rapporti internazionali, dipende da paese a paese. In UE ci sono i tentativi più forti di regolamentazione etica, di privacy e sicurezza (come il Digital Service Act). Negli States la priorità ce l'hanno dichiaratamente gli affari. In Asia ci sono tantissime sfumature, realtà e approcci misti, che spesso non conosciamo bene. Quindi ci sono tante zone grigie dove a farsi avanti possono essere anche le stesse big tech. Specie se diventa occasione di entrare nel merito di decisioni economiche e politiche rilevanti. Così OpenAI dice la sua, con alcune proposte di regolamentazione: ma in quale contesto le propone? Quali sono queste proposte e quali sono i loro scopi? Il contesto globale della regolamentazione dell'intelligenza artificiale I tentativi di stabilire normative vengono da ogni dove, per motivi diversi. Ma (realmente o di facciata) ci si trova fondamentale d'accordo sul fatto che servano regolamentazioni comuni sulla privacy e sulla sicurezza. Lo abbiamo visto all’AI Safety Summit, tenutosi nel novembre 2023 a Bletchley Park, nel Regno Unito. Questo evento ha riunito partecipanti di tutti i continenti tra leader, esperti di tecnologia e rappresentanti di aziende. Tutto con lo scopo di discutere le sfide legate all’intelligenza artificiale avanzata e alla sua regolamentazione. Un evento storico, che tra i suoi risultati annovera la Dichiarazione di Bletchley: un accordo internazionale firmato da 28 paesi che sottolinea la necessità di cooperazione tra governi e aziende per garantire che l’IA venga sviluppata e utilizzata in modo sicuro, affidabile e trasparente. Le proposte di OpenAI per la regolamentazione dell'intelligenza artificiale In questo clima apparentemente costruttivo e propositivo, OpenAI delinea una serie di proposte per regolamentare lo sviluppo e l’implementazione dei modelli avanzati di AI. Linea che ha come direzione dichiarata quella di strutturare un quadro normativo innovativo e allo stesso tempo etico, sicuro, ecc... ma il nocciolo della questione sembra la ricerca di un appoggio del Governo USA per difendersi. Uno dei documenti più rilevanti che ti rende meglio l'idea è l’Economic Blueprint, pubblicato da OpenAI nel gennaio 2025. Crediti: OpenAI In questa proposta, l’azienda sottolinea l’importanza di un sostegno governativo più strutturato per mantenere... --- - Published: 2025-03-06 - Modified: 2025-03-06 - URL: https://kilobit.it/articolo/tiktok-chiude-nel-2025-capiamo-cosa-succede/ - Categorie: News, Social Con l'attuale clima di ban e restrizioni nel mondo, sono circolate voci e ipotesi sulla possibile "chiusura di TikTok": ma si intende come azienda? Nel mercato occidentale? Come app? Ci si domanda anche se TikTok chiude in Italia. Queste ipotesi hanno fondamento? Cerchiamo di capirlo. TikTok chiude? Non chiude? Abbiamo individuato queste domande nel traffico di ricerca in Italia e sono l'indice di dubbi, speranze, preoccupazioni e di voci che stanno girando. Da subito ti diciamo che la piattaforma è lontana dal chiudere i battenti. Questo - almeno - tecnicamente e universalmente parlando. Dato il clima attuale, però, ha senso mettere in discussione il futuro di TikTok nel mercato occidentale. Se presto non parleremo di chiusura, c'è la grossa possibilità che vedremo delle trasformazioni importanti. Trasformazioni, che sono già in atto da quando TikTok si è diffuso. TikTok è diventato un modello di comunicazione. Modello che ha dimostrato successo, facendo scuola da subito. Nel 2017, dalla Cina, arriva su scala internazionale: appena tre anni dopo, Instagram introduce i Reels, nel 2021 YouTube introduce gli Shorts, nel 2022 pure Facebook integra i Reels. Insomma: il modello TikTok è un gancio, coinvolgente come un contenuto virale. Attira attenzione e discussioni, soprattutto di carattere morale. TikTok crea una spaccatura generazionale in tutto il mondo, mentre le zone grigie nelle regolamentazioni social e gli ambigui rapporti tra la Cina e l'Occidente, alimentano sospetti di profilazioni illecite, disinformazione a fini di sabotaggio politico e spionaggio. Nel Giugno del 2020 l'India è il primo paese a vietare completamente l'app. A seguire, un'ondata di indagini, divieti e restrizioni da parte dell'Unione Europea, di una dozzina di paesi della stessa, di Stati Uniti, Nepal, Canada, UK, Australia, Nuova Zelanda, Taiwan, Somalia, Afghanistan, Pakistan, Indonesia... Ultimamente anche l'Albania banna TikTok e in Italia circola l'ipotesi di chiusura. È una notizia verificata o è solo un'ipotesi? Che aria tira per TikTok a livello internazionale? Come si inquadra la piattaforma nell'attuale guerriglia tecnologica con le big tech cinesi? TikTok quest'anno chiude in Italia? Attualmente non ci sono restrizioni, né comunicazioni ufficiali di una concreta chiusura di TikTok in Italia. Ma la notizia circola da un po' e - senza entrare nel merito di indiscrezioni e congetture - potrebbe teoricamente trovare fondamento. O almeno fare riflettere. Innanzitutto c'è una spaccatura generazionale. Le persone più anziane, notoriamente, tendono a demonizzare la piattaforma. Questo succede in tutto il mondo. Ma l'Italia - si sa - è un paese per vecchi. "Non è un paese per vecchi" dei fratelli Coen Citazioni a parte (fuori tema, sensazionalistiche e riduttive) i numeri parlano chiaro: l'età mediana in Europa sta aumentando e l'Italia è tra i paesi che incidono di più. Dai dati... --- - Published: 2025-03-04 - Modified: 2025-03-04 - URL: https://kilobit.it/articolo/ban-tiktok-in-albania/ - Categorie: Digital Marketing, News, Social Il ban di TikTok in Albania non è l'unico. Qui facciamo un punto della situazione e invitiamo aziende e creator che si appoggiano alla piattaforma a diversificare di più, per non farsi cadere la terra sotto i piedi! Dicembre 2024: il governo albanese annuncia il ban di TikTok per la durata di un anno. https://youtube. com/shorts/7zUYmJ1Fxcw? si=iTvgZACZa6ByISBp La decisione arriva dopo l’uccisione del 14enne Martin Cani, in seguito a un litigata - con il suo carnefice coetaneo - avvenuta proprio sulla piattaforma cinese. Da diverse fonti web, incluso il video di Channel 4 visto sopra, TikTok al ban avrebbe risposto subito evidenziando che: "non ci sono prove che i due ragazzi avessero TikTok". E che avrebbero discusso su un'altra piattaforma. La piattaforma così chiede chiarimenti al governo albanese, pur senza specificare nient'altro. Dall'altro lato il Primo Ministro albanese Edi Rama rimane fermo sul divieto: "Il problema oggi non sono i nostri figli. Il problema siamo noi. Il problema è la nostra società e quello che sta diventando. Il problema oggi è TikTok e tutti gli altri strumenti che stanno prendendo in ostaggio i nostri figli" (fonte La Repubblica). Le vecchie generazioni in gran parte approvano il ban: TikTok fa male, è inutile e ha un'influenza negativa sui giovani. Le generazioni più giovani rispondono che TikTok è anche intrattenimento e divulgazione, che smuove la cultura e che ad alcuni dà anche opportunità economiche. Quindi, vietarlo sarebbe censura. Il governo mantiene la sua posizione sul ban di TikTok: può farlo? Nonostante le controversie il governo albanese ha confermato il blocco della piattaforma per un anno. Quindi oggi TikTok in Albania non si può usare, e rimarrà così fino al 2026: ma questa decisione è legalmente fondata? Dal punto di vista giuridico, il governo albanese ha il potere di limitare l’accesso a piattaforme digitali per motivi di sicurezza pubblica. Tuttavia, la Costituzione dell'Albania e le normative internazionali sulla libertà di espressione potrebbero entrare in conflitto con questa decisione. Quindi nel paese non sarebbero solo i giovani a chiamare alla censura, ma ovviamente anche l'opposizione politica e organizzazioni a tutela dei diritti digitali come SCiDEV, che ha proprio sede a Tirana. A livello europeo - però - la regolamentazione delle piattaforme digitali è disciplinata dal Digital Services Act, che impone alle aziende tech di adottare misure per contrastare la disinformazione e i contenuti pericolosi. Se l'Albania quindi entrasse nell’Unione Europea, il divieto di TikTok potrebbe essere soggetto a revisioni, con esiti diversi: da una parte il divieto potrebbe essere infondato; dall'altra TikTok potrebbe essere reintrodotto nel paese a patto di adeguarsi adottando pratiche più incisive a tutela dei giovani. In questa zona... --- - Published: 2025-02-28 - Modified: 2025-02-28 - URL: https://kilobit.it/articolo/x-come-si-sta-evolvendo-lex-twitter-nel-2025/ - Categorie: News, Social Elon Musk è un personaggio sulla cresta dell'onda: una figura polarizzante, che raccoglie in egual modo pesantissime critiche e cieca ammirazione. Analizzando le novità di X del 2025, possiamo riflettere su cosa è diventato il suo social e le intenzioni che possiamo scorgere dietro a scelte e cambiamenti. X: un nome che ricorda le firme degli analfabeti nel passato, un richiamo a un'incognita matematica, un segno che ha in sé la negazione. Ma anche la riscoperta. In effetti mettere una X su qualcosa significa chiudere definitivamente un capitolo, rinunciarci, smettere di pensarci. Ma è proprio grazie a negazioni e incognite che, a volte, possono fiorire opportunità per affermazioni e nuove certezze (temporanee). Il social di Musk - già quando era Twitter - si è occupato di utilizzare i social in maniera rivoluzionaria rispetto alle intenzioni (manifeste) delle altre piattaforme e alla concezione stessa di social media. Twitter si è posto come un canale di comunicazione politica, dando l'opportunità (relativa) a chiunque di interagire direttamente con personaggi pubblici, con CEO di multinazionali e capi di Stato. Nessun altro social media di larga diffusione offre e ha offerto le stesse opportunità nella stessa maniera. Così Twitter si è fatto strada e si è creato un nome unico, indistinguibile: sul quale ora si è messa una X. Cos'è che è cambiato? Quali sono gli obiettivi, le visioni, le prospettive e le connotazioni che assume il social X? Come si sta evolvendo nel 2025? Il modo migliore secondo noi per chiarire queste domande è riflettere sulle novità introdotte già in questi primi due mesi dell'anno. Arriva X Money: tentativo di rivoluzione finanziaria? Già un anno fa si preannunciava. E all'inizio del 2025 è arrivato X Money. Parliamo di un sistema di pagamento digitale sviluppato in collaborazione con Visa. Un servizio che permette agli utenti di effettuare trasferimenti di denaro direttamente tramite la piattaforma social, senza bisogno di applicazioni esterne. L'intento quindi sembra proprio quello di trasformare X in un'app completa, che va oltre i limiti apparenti dei social network e che cavalca la loro trasformazione in canali pubblicitari e mercati. Attualmente X Money consente di inviare e ricevere pagamenti peer-to-peer, oltre a supportare transazioni per creatori di contenuti e aziende. Il sistema è inizialmente disponibile negli Stati Uniti, con piani di espansione globale nei prossimi anni. E quali sono gli altri piani? Ci sono? X Money strizza l'occhio all'amministrazione Trump che vuole integrare le criptovalute nella finanza USA? La speculazione iniziale più in voga prospetta la volontà di Musk di appoggiare il governo Trump nell'integrazione delle criptovalute nel sistema finanziario degli USA, rendendo effettivamente il Paese un hub fondamentale delle crypto. Il Presidente infatti, il 23 Gennaio 2025, ha firmato l'Ordine Esecutivo... --- - Published: 2025-02-26 - Modified: 2025-02-26 - URL: https://kilobit.it/articolo/i-dati-sintetici-renderanno-le-ai-piu-stupide/ - Categorie: Intelligenza Artificiale, News L'avvertimento è stato lanciato in coro da esponenti di big tech e da analisti: i dati umani per addestrare le AI sono in esaurimento e la soluzione sembra risiedere nei dati sintetici, che però presentano diversi rischi. Quali sono i problemi dell'addestramento delle AI con dati sintetici? Quali sono le alternative? Cosa ci aspetta? I dati umani per addestrare le intelligenze artificiali stanno finendo e la soluzione sembra risiedere nei dati sintetici. Questa dinamica allarmante è stata ben evidenziata da personaggi come Elon Musk (c'è un articolo del Guardian a riguardo) e tra gli altri anche da Ilya Sutskever, co-founder di OpenAI... quindi da una delle big tech AI più sviluppate e influenti del mondo. Il fatto non ci dovrebbe sorprendere, perché era prevedibile. Ma è solo allarmismo o una questione concreta? Stanno davvero finendo i dati umani a disposizione? Le straordinarie capacità di elaborazione dei modelli consentono addestramenti velocissimi. In sostanza, nel giro di mesi, è possibile addestrare un'AI su diversi petabyte di dati utili (un petabyte equivale a un milione di giga). Tuttavia si stima che i dati umani globali sul web si aggirano intorno ai 200 zettabyte (ogni zettabyte equivale a un milione di petabyte). E questo ci potrebbe far pensare che la notizia sia fumo. In termini pratici, 1 zettabyte è una quantità immensa di dati. Per esempio, se un petabyte equivale a circa 500 miliardi di pagine di testo, un zettabyte potrebbe contenere tutto il contenuto scritto nella storia dell'umanità migliaia di volte. Ma non lasciamoci impressionare. I numeri considerati nel pratico sono decisamente inferiori. I dati utilizzabili infatti si riducono a dismisura per via di un grandissima quantità presente nel web di: Dati duplicati, Contenuti privati e protetti da copyright, Dati di bassa qualità. Quindi sì: è perfettamente plausibile che i dati umani utili siano in esaurimento. È per questo che l'industria AI sta considerando sempre più seriamente l'adozione di dati sintetici: ma cosa sono questi dati sintetici? Qual è il problema? Cosa sono i dati sintetici e perché vengono utilizzati? I dati sintetici sono informazioni generate artificialmente da algoritmi, simulazioni o altre intelligenze artificiali, invece di essere raccolti da fonti umane. Vengono impiegati per: Ampliare dataset esistenti quando i dati reali sono limitati. Evitare problemi di privacy, eliminando il bisogno di usare dati sensibili. Migliorare la diversità dei dati per ridurre bias nei modelli. Aziende come OpenAI, Google e Meta stanno già sperimentando l’uso di dati sintetici per addestrare modelli avanzati: in pochi anni dunque gran parte dei dataset usati per l’IA potrebbero essere costituiti da dati interamente sintetici. Il rischio del "modello che si addestra su sé stesso" Uno dei principali pericoli nell’uso eccessivo di dati sintetici è il fenomeno noto come Model Collapse. Se un’AI... --- - Published: 2025-02-20 - Modified: 2025-02-20 - URL: https://kilobit.it/articolo/facebook-le-5-novita-del-2025/ - Categorie: News, Social Facebook per questo 2025 ci presenta novità che riflettono una politica contraddittoria e potenzialmente pericolosa di Meta: una maggiore libertà di espressione votata all'autenticità, al possibile prezzo della disinformazione e della proliferazione di bot. Ciò che rimane sono le nostre scelte individuali. Chi l'ha detto che Facebook non presenta più novità, che è addirittura morto e che è solo per boomers che si mandano Buongiornissimo caffè? Questo social network nel corso degli anni è decisamente cambiato, adattandosi alle nuove vesti che hanno assunto le piattaforme. Piattaforme che, da canali per fare conoscenza, si sono trasformate in enormi spazi pubblicitari, mezzi di intrattenimento e di divulgazione. Insomma, possiamo dire che i social sono "la nuova TV", nel senso che hanno avuto un impatto culturale paragonabile. Quindi si aggiorna anche Facebook, con 5 principali novità che non riguardano soltanto funzioni specifiche, ma politiche. Cambiamenti quindi che ci aprono una finestra su come si sta ponendo Meta nell'attuale quadro mondiale, con le big tech che stanno dimostrando chiaramente il loro reale potenziale sociale e politico. 1) Facebook introduce il sistema Community Notes Già ne abbiamo parlato: Meta ha cestinato il fact-checking di terze parti negli Stati Uniti. Ispirandosi al modello già adottato da X (ex Twitter di Elon Musk), Facebook negli USA ora utilizza il sistema Community Note. Come funziona? Gli utenti aggiungono note contestuali ai post, fornendo informazioni aggiuntive e aiutando a contrastare la disinformazione senza ricorrere alla censura diretta. Una soluzione decentralizzata, che secondo Facebook è una novità che dovrebbe responsabilizzare la comunità, bilanciare i contenuti e promuovere un dibattito più trasparente e bilanciato. Ma davvero la partecipazione attiva degli utenti e la qualità delle informazioni fornite bastano a questo? Un organo esterno e qualificato forse può essere più imparziale rispetto a utenti che hanno opinioni di pancia. Persone che arrivano a conclusioni polarizzate senza informarsi approfonditamente, da una parte perché magari neanche hanno accesso a certi dati, dall'altra perché potrebbero mancare gli strumenti per evitare di cadere in interpretazioni troppo soggettive. Ma soprattutto: chi ci garantirà che non saranno un'ondata di bot a valutare i contenuti? 2) Meno censura: le fake news saranno il prezzo della libertà? Meta rivede le sue politiche di moderazione, adottando un approccio più permissivo su temi sensibili come l’immigrazione e l’identità di genere. Questo cambiamento nasce dall’intento di favorire un dibattito politico più aperto, riducendo il rischio di censura eccessiva che potrebbe limitare la libertà di espressione. Le nuove linee guida si concentrano principalmente sulla rimozione di contenuti che violano le leggi locali o che rappresentano una minaccia diretta, mentre le opinioni controverse saranno meno soggette a moderazione. È forte la tentazione di apprezzare totalmente questa scelta.... --- - Published: 2025-02-14 - Modified: 2025-02-14 - URL: https://kilobit.it/articolo/qwen-2-5-ai-di-alibaba-che-sfida-deepseek-e-non-solo/ - Categorie: Intelligenza Artificiale, News Alibaba rientra fortemente in scena nel campo dell'intelligenza artificiale: il nuovo modello Qwen 2.5-Max sulla carta batte DeepSeek in diversi benchmark e altri modelli sia di Open.ai che di Google. Questo basterà a rendere Qwen davvero competitiva a livello globale? Alibaba ha appena lanciato Qwen 2. 5, anche nella sua versione Max. Parliamo di un modello di intelligenza artificiale che si mette in diretta competizione con le big tech occidentali che ben conosciamo - come Open. ai e Google - ma soprattutto con la sua connazionale DeepSeek, che ha offerto un modello open-source competitivo e straordinariamente più economico. Ciò dapprima ha creato scompigli in borsa e nel mercato AI mondiale, poi ha attirato i fanali dei garanti della privacy europei e statunitensi. Fatto che ha condotto ad accuse, divieti e restrizioni. Al di là di luci, ombre e divieti, DeepSeek in pochissimi giorni ha lasciato un impatto indelebile sul modo di concepire e fruire dell'intelligenza artificiale. Sul campo di questa guerra tecnologica spunta Alibaba - colosso cinese che neanche serve presentare - dichiarando in parole povere che la sua AI Qwen 2. 5-Max mette in riga DeepSeek e che dà filo da torcere ai giganti occidentali. https://www. youtube. com/watch? v=SgcvHxKayLQ Ma al di là delle dimostrazioni di muscoli: è davvero così? Davvero Qwen 2. 5-Max è così competitiva come dichiara Alibaba? Innanzitutto Qwen 2. 5-Max è addestrata su oltre 20 trilioni di token. Ciò significa che il modello è stato nutrito con un'enorme quantità di informazioni. Quindi Qwen 2. 5-Max sulla carta ha ottima conoscenza, coerenza e capacità di ragionamento. Tuttavia, più dati implicano anche maggiori costi computazionali e possibili bias, specie se il dataset non è ben curato. Quindi la qualità dei dati è più importante della quantità: fattore che già rischia di sgonfiare i muscoletti del papà di Qwen. Ma Alibaba lo sa bene. Quindi la sua Qwen 2. 5-Max utilizza un'architettura MoE, che attiva solo le parti del modello rilevanti per ciascun compito. Ciò implica efficienza computazionale, che comporta: meno consumo di risorse. minore consumo energetico, riduzione costi operativi, diminuzione impatto ambientale, maggiore velocità di calcolo, più economicità, perché il costo per token elaborato può essere inferiore rispetto ai modelli che utilizzano tutti i parametri in ogni richiesta. Vantaggi che indubbiamente aiutano a compensare. In più il modello è stato ulteriormente perfezionato attraverso tecniche di SFT (affinamento supervisionato con dati etichettati da esperti per migliorare la qualità delle risposte) e RLHF (addestramento tramite feedback umano per rendere le risposte più naturali e allineate alle preferenze degli utenti). Interventi quindi che dovrebbero garantire risposte più accurate e allineate alle preferenze umane. Su questo e sulla comprensione del linguaggio,... --- - Published: 2025-02-12 - Modified: 2025-02-12 - URL: https://kilobit.it/articolo/aggiornamento-instagram-2025-le-prime-10-novita/ - Categorie: News, Social Tutto cambia a vista d'occhio, e lo stesso vale per Instagram, che quest'anno si aggiorna introducendo novità volute da tempo e altre che fanno discutere. Scopri come uno dei social più diffusi sta diversificando creator e target, cercando di promuovere l'autenticità. Scopri le nuove funzioni già disponibili e dai un'occhiata a quelle in arrivo. Tra tutte le piattaforme che siamo abituati a usare, c'è sempre un aggiornamento dietro l'angolo e Instagram non è da meno. La piattaforma Meta è entrata nel 2025 con la chiara intenzione di diversificare sia i creator che i target e di promuovere l'autenticità. Ciò si capisce dalle novità che ha introdotto già nei primi due mesi del nuovo anno e dagli ultimi aggiornamenti del 2024. Aggiornamenti che nel loro insieme stanno ampliando l'esperienza sulla piattaforma, aprendola a nuovi utilizzi e funzioni, che eppure non dovrebbero sconvolgere del tutto le abitudini. In fondo ormai andare dietro agli aggiornamenti è una prassi per chi ha a che fare con i social. Allora diamo un'occhiata iniziale all'aggiornamento che proseguirà Instagram nel corso del 2025, vedendo le prime 10 novità più rilevanti. 1) Aggiornamento algoritmo Instagram 2025 Partiamo dal primo e più grande intervento che ha fatto la piattaforma all'inizio dell'anno: l'aggiornamento del suo algoritmo. A quanto pare Instagram vuole incentivare la creazione di contenuti autentici e originali, penalizzando strategie ingannevoli e viralità forzata. Ciò sta a dire che l'algoritmo di Instagram dovrebbe: dare più rilievo ai commenti ritenuti umani e significativi. evitare la diffusione di contenuti riciclati o basati su engagement artificiale. ridurre la visibilità dei post che utilizzano call-to-action eccessive. penalizzare Reels creati esclusivamente per ottenere visualizzazioni rapide, senza reale valore per gli utenti. La strategia di Instagram dietro questo aggiornamento sembra chiara, mentre Meta ha scelto di eliminare il fact-checking di terze parti, almeno per ora, negli Stati Uniti. Che il punto di incontro tra queste due scelte - sebbene prese per ragioni diverse - sia quello di lasciare il più possibile tutto in mano agli utenti? Aggiornamenti algoritmici da soli sono in grado di favorire davvero quello che promuovono? Ci basterà osservare i nostri feed nei prossimi mesi e condividere le nostre esperienze per avere un'idea chiara oltre le speculazioni. Intanto vediamo le altre novità, che in parte ci appaiono come concretizzazione di alcune delle intenzioni dichiarate attraverso l'aggiornamento dell'algoritmo. 2) Rimozione dei filtri di bellezza di terze parti Dal 14 gennaio 2025, Instagram ha ufficialmente rimosso tutti i filtri di bellezza sviluppati da terze parti, chiudendo la piattaforma Meta Spark. Questa decisione sembra proprio in linea con la promozione dell'autenticità palesata nell'aggiornamento 2025 dell'algoritmo di Instagram. Certo, gli effetti AR ufficiali di Meta rimangano disponibili, ma non si potrà più accedere a filtri che simulano makeup, che ritoccano... --- - Published: 2025-02-07 - Modified: 2025-02-07 - URL: https://kilobit.it/articolo/urlo-di-deepseek-terrorizza-anche-occidente/ - Categorie: Intelligenza Artificiale, News L'arrivo di DeepSeek oltre a sconvolgere il mercato tecnologico mondiale, sfida la maniera occidentale di fare AI. Nonostante le accuse, trapela una lezione: l'AI può essere più economica ed efficiente. Accelera la corsa tecnologica, come ce ne sono state tante altre: ma cosa c'è stavolta al traguardo? 20 gennaio 2025, DeepSeek rilascia il modello AI DeepSeek-R1. Si capisce subito che sta al livello di GPT-4. Di per sé questo non basterebbe a scuotere Open AI... se non fosse che per sviluppare, addestrare e alimentare DeepSeek-R1 ci vogliono circa 5,58 milioni di dollari e 2. 000 GPU. Significa che il modello di AI cinese approssimativamente costa il 90% in meno e spreca 1/8 delle risorse. Ed è anche open-source. L'AI cinese così sconvolge il mercato tecnologico mondiale ad alti livelli. Diverse nazioni occidentali corrono ai ripari, vietando e accusando DeepSeek. DeepSeek brucia NVDIA in borsa Dopo il rilascio del modello cinese, Nvidia ha registrato una perdita di circa 600 miliardi di dollari in capitalizzazione di mercato. Parliamo di un impatto sia pesante che significativo. In effetti la possibilità di sviluppare modelli di intelligenza artificiale avanzati con risorse limitate potrebbe ridurre la dipendenza da grandi investimenti in data center e soprattutto in GPU e microchip avanzati: il core business di NVDIA. Ma potrebbe essere un fuoco di paglia Il costoso crollo in borsa, d'altra parte, potrebbe essere solo frutto di uno spavento iniziale. Nvidia forse non accuserà il colpo per 3 ragioni: Le big tech che hanno già i loro modelli AI lavorano allo sviluppo di soluzioni più innovative e potenti. I costi minori di sviluppo incoraggiano altre aziende a creare le proprie AI generative. Più attori entrano in gioco, più si frammenta la competizione. In diversi casi quindi la domanda di GPU e microchip avanzati può salire. Basti pensare che già nella prima metà del '24 Elon Musk ha lanciato Grok-1 sotto licenza Apache 2. 0: anch'esso un modello open-source, meno accessibile di DeepSeek però. Intano Meta Platforms, Amazon e Alphabet stanno investendo nello sviluppo e nell'adozione dell'intelligenza artificiale generativa. La minaccia economica di DeepSeek, almeno in quest'ottica, sembra mancare di una vera presa. DeepSeek nel mirino per l'etica e privacy 28 gennaio 2025. Il Guardian diffonde le testimonianze di alcuni utenti. Secondo le fonti riportate nella notizia, se poni a DeepSeek domande su Piazza Tiananmen e Taiwan, il modello si comporta così: prima fornisce risposte dettagliate, poi le elimina subito sostituendole con messaggi generici o di errore. In parallelo, altre analisi tecniche riportate su Wired, sostengono che DeepSeek implementi un sistema di censura a due livelli: il modello genera una risposta e successivamente un filtro valuta il contenuto, eliminando le parti ritenute inappropriate. Questo meccanismo è presente... --- - Published: 2025-02-04 - Modified: 2025-02-04 - URL: https://kilobit.it/articolo/ricerca-vocale-come-sfruttarla-per-posizionarsi-su-google/ - Categorie: SEO e SEA La preferita dagli snippets, con domande a coda lunga ma risposte sintetiche e tante piattaforme da ottimizzare: la ricerca vocale apre un nuovo mondo per amatori ed esperti SEO, ma ricalca anche vecchie sane abitudini. Scopri di più in questo articolo dedicato. Negli ultimi 4 anni, il numero degli utenti che utilizzano la ricerca vocale sta aumentando notevolmente. Questo oggi possiamo dirlo, quantomeno indirettamente, perché non ci sono dati specifici disponibili in giro al momento che quantifichino esattamente il numero di persone che utilizzano tali opzioni. Però abbiamo una previsione, studiata a partire dal 2020, che pare attesti un raddoppiamento, dal 2020 al 2024, del numero di assistenti vocali in uso. La cifra può impressionare: da 4,2 miliardi di unità in uso, secondo la statistica disponibile su Statista, si sarebbe arrivati a 8,4 miliardi di unità, superando la popolazione mondiale... ma questo come è possibile? È possibile perché ci sono più dispositivi, browser e piattaforme su cui fare ricerca vocale, quindi è possibile che la stessa persona abbia 4, 5 o 10 unità diverse con cui cerca. E ognuna di queste unità, si appoggia a diversi sistemi per indirizzare le risposte: Google Assistant, Alexa, Siri, Cortana... insomma, ci sono azioni che possono essere intraprese in ottica SEO per ciascuna possibilità. Interventi SEO che rispondono a domande più lunghe, più conversazionali, e che cercano di piazzare siti web e contenuti tra i featured snippet in primo piano: la famosa "posizione 0" sulla SERP di Google. Quindi, se vuoi posizionarti in prima pagina ti conviene dare una letta a questo articolo. Precedentemente ti abbiamo parlato degli EEAT, e qui troverai (come abbiamo trovato noi) altri strumenti per orientarti e agire nel panorama sempre più articolato della SEO. Come attivare la ricerca vocale su Google e su altri dispositivi e piattaforme Per sfruttare al meglio le ricerche vocali è fondamentale sapere come attivarle. Ogni sistema ha un proprio assistente vocale e metodi specifici per l’attivazione. Vediamo i più diffusi e a quale big tech appartengono: Google Assistant (Android e Google Home): su dispositivi Android, la ricerca vocale può essere attivata dicendo "Ok Google" o "Hey Google", oppure premendo l’icona del microfono nella barra di ricerca di Google. Per configurarlo, basta accedere alle Impostazioni > Google > Servizi e preferenze > Ricerca, assistente e voce. Siri (iPhone, iPad, Mac): gli utenti Apple possono richiamare Siri dicendo "Ehi Siri" oppure tenendo premuto il tasto laterale (iPhone) o il tasto funzione (Mac). La configurazione si trova in Impostazioni > Siri e ricerca. Alexa (Amazon Echo e app Alexa): i dispositivi Echo rispondono a "Alexa", mentre l’app mobile richiede l’attivazione manuale o vocale. Browser Chrome e Microsoft Edge: entrambi... --- - Published: 2025-01-31 - Modified: 2025-01-31 - URL: https://kilobit.it/articolo/come-posizionarsi-su-google-con-gli-eeat/ - Categorie: SEO e SEA A partire da una metafora culinaria, andremo a vedere come funzionano Esperienza, Competenza, Autorevolezza e Affidabilità: i 4 fattori sui cui lavorare per posizionarsi su Google oggi. Scopri nel dettaglio di cosa si tratta. Posizionarsi su Google è come cucinare un piatto elaborato. E cosa ci vuole per cucinare? Prima di tutto devi procurarti una ricetta, per conoscere tutti gli ingredienti e le esatte proporzioni; poi ci vuole una cucina pulita e adeguatamente spaziosa, dotata di tutti gli elettrodomestici, che devono essere anch'essi puliti e ben funzionanti; poi ti servono gli strumenti, che devono essere adatti a ciò che stai facendo e di buona fattura, altrimenti ogni procedura diventa complicata andando a compromettere la qualità della preparazione; poi bisogna avere gusto; e infine ci vogliono tre cose: l'esperienza, la creatività e il cuore. Tre cose che - purtroppo o per fortuna - ti permettono di sconvolgere le ricette a volte con esito peggiore... ma a volte con un risultato migliore: hai colto l'antifona? Cosa sono gli EEAT e la loro importanza per posizionarsi su Google Se la metafora culinaria ti ha fatto venire fame e distrarre te lo diciamo esplicito: per apparire in cima alla SERP devi sapere da dove partire, devi sapere su quali fattori lavorare, devi avere un sito web fatto bene e sapere cosa guardare per vedere se stai andando bene. La SEO di Google sta cambiando e continua a farlo, per via del suo algoritmo dinamico... però in tutto questa serie di fattori sinergici e in divenire ci sono dei punti fissi da cui partire. E questi sono gli EEAT: Experience/Esperienza: si riferisce al livello di esperienza diretta che l'autore di un contenuto ha sull'argomento trattato. Expertise/Competenza: riguarda il livello di preparazione e conoscenza specifica che un individuo, un'azienda o un'organizzazione possiede in un determinato campo. Authoritativeness/Autorevolezza: si riferisce alla reputazione e al riconoscimento che un individuo o un sito web ha all'interno del proprio settore. Trustworthiness/Affidabilità: riguarda la credibilità e la veridicità delle informazioni fornite, con un focus sulla trasparenza e sull'attualità delle fonti. Questi quattro sono criteri fondamentali che Google utilizza per determinare il posizionamento di siti e contenuti. Come migliorare l'Esperienza? L'esperienza in questo caso quindi non si riferisce all'UX (che rimane fondamentale) ma proprio all'esperienza diretta di chi scrive il contenuto. Questo nuovo fattore è molto interessante, perché permette maggiori possibilità narrative. Quindi da oggi in poi possiamo scioglierci un po' di più e raccontare aneddoti ed esperienze dirette sull'argomento... l'importante però è non esagerare. Io che scrivo non posso raccontarvi la mia vita su un articolo di marketing digitale. Però posso raccontare l'argomento con un... --- - Published: 2025-01-28 - Modified: 2025-01-28 - URL: https://kilobit.it/articolo/i-telefoni-davvero-ci-ascoltano-per-proporci-pubblicita-mirate/ - Categorie: Pubblicità Questo dubbio è venuto a tutti almeno una volta nella vita, specie quando vediamo pubblicità legate a ciò di cui abbiamo appena parlato con qualcuno... ma i telefoni ci ascoltano davvero? Scopriamo cosa c'è di vero, se è praticabile, come potremmo illuderci al riguardo e a cosa stare realmente attenti se abbiamo a cuore la nostra privacy. I telefoni ci ascoltano? Il nostro smartphone, mentre facciamo conversazioni dal vivo con i nostri amici o familiari, davvero è in grado ed è autorizzato a registrarci per proporci pubblicità mirate? Quante volte ti è capitato di parlare di qualcosa e ritrovarti, in siti web, su app o sui social, pubblicità inquietantemente correlate alla conversazione? Diciamo subito che la certezza di essere ascoltati può accadere per via di un bias di conferma, ovvero un meccanismo per cui tendiamo a notare maggiormente gli eventi che confermano le nostre convinzioni, sottovalutando quelli che le contraddicono. In altre parole, se pensiamo che i nostri telefoni ci ascoltano, siamo più propensi a notare le pubblicità che sembrano confermare questa idea, trascurando tutte le altre. In parte perché, anche se spaventoso, da un certo punto di vista forse è più eccitante la percezione di ritrovarci in un mondo alla Matrix. Un mondo distopico in cui siamo addormentati, dove l'intelligenza artificiale ci illude, ci domina e ci coltiva per alimentarsi... ma noi decidiamo di svegliarci ed entrare nella schiera degli eroi della resistenza. Il caso di Cox Media Group potrebbe essere la prova che i nostri telefoni ci ascoltano Ma davvero si può ridurre la preoccupazione a un ironico paragone con il film Matrix o a una paranoia? Esistono dati e prove concrete che dimostrano che gli smartphone sono in grado di ascoltarci attivamente per proporci pubblicità mirate? Credits: Cox Media Group Secondo un'indagine dell'autorevolissima testata 404 Media, Cox Media Group stava pubblicizzando un servizio per i professionisti del marketing chiamato Active Listening: ovvero, ascolto attivo. Questo servizio prevedeva la possibilità di ascoltare i microfoni installati negli smartphone, nelle smart TV e in altri dispositivi... e guardate quali partner affermava di avere: Credits: Cox Media Group Che Cox Media Group proponesse questo servizio è verificato e si possono trovare le prove su 404 Media. L'argomento è anche citato su Wikipedia, nella pagina della CMG stessa, e sono stati fatti articoli al riguardo anche da altre testate di rilievo come Repubblica. Le big tech prese in causa negano categoricamente di appoggiare o di aver mai appoggiato pratiche del genere... ma come facciamo a capire dov'è la verità? Cerchiamo di arrivarci facendoci le giuste domande. L'ascolto continuo è tecnicamente possibile? Nonostante il caso Cox Media, aneddoti e convinzioni soggettive, non esistono prove concrete che dimostrino che le aziende tecnologiche utilizzino i microfoni dei nostri dispositivi per registrare costantemente... --- - Published: 2025-01-23 - Modified: 2025-01-23 - URL: https://kilobit.it/articolo/la-ricerca-su-google-e-cambiata-cose-la-sge/ - Categorie: Digital Marketing, Intelligenza Artificiale, SEO e SEA SGE è una funzione sperimentale che si basa sull'intelligenza artificiale generativa per individuare i risultati più pertinenti di una ricerca su Google e li combina per fornire una sintesi. Scopri meglio di cosa si tratta, come provarla e come utilizzarla con occhio critico e attento. L'esperienza di ricerca su Google ormai si è trasformata. Come abbiamo analizzato, l'algoritmo è cambiato per cercare di fornire un'esperienza di fruizione personalizzata basata sull'analisi di big data e sulla targettizzazione via intelligenza artificiale. L'ultima tecnologia specifica sviluppata e introdotta in fase di sperimentazione dal motore di ricerca più utilizzato in occidente è SGE: acronimo di Search Generative Experience. Andiamo a scoprire di cosa si tratta per rimanere al passo con gli elementi che stanno ridisegnando il marketing digitale e la SEO, quindi i fattori che determinano come piazzarsi su Google oggi. Questi passaggi, come nostro uso, andremo a farli attenti a mantenere un punto di vista critico e consapevole. La SGE offri risultati sintetici della ricerca su Google combinando più fonti Quindi utilizza l'intelligenza artificiale generativa per individuare i risultati più pertinenti e li combina al fine di fornire una sintesi. Dunque si basa su modelli linguistici avanzati, sviluppati tramite machine learning e deep learning. Da una parte, infatti, il modello alla base della SGE impara schemi, relazioni semantiche e contesti, fornendo così risposte che non si limitano alla ricerca di parole chiave ma che interpretano l'intento dell'utente; in più il modello continua a imparare e a modificarsi a seconda della risposta degli utenti in termine di interazioni e feedback. Dall'altra, attraverso l'uso di reti neurali profonde che elaborano sempre meglio il linguaggio naturale, il modello è in grado di analizzare e sintetizzare dati complessi, creando risposte più articolate e pertinenti perché comprende il contesto anche se gli vengono poste domande (query) ambigue o articolate. Non dare per giusto tutto quello che leggi In soldoni le risposte ci vengono presentate sotto forma di spiegazioni concise o panoramiche che combinano contenuti da diverse piattaforme. La sintesi delle informazioni riduce notevolmente il tempo di ricerca, ma limita altrettanto la varietà delle fonti che andrai a consultare per trovare quello che cerchi. Inoltre tieni presente che i contenuti generati dipendono fortemente dall'accuratezza dei modelli e delle fonti utilizzate. Fattori che sono sì determinabili dalle risposte di noi utenti ma solo in piccola parte. Infatti il risultato per lo più dipende da come è stato addestrato il modello e da quanto le fonti sono gradite dal motore di ricerca. Su queste non c'è sempre la garanzia. È indispensabile che tu ne tenga conto, perché ne va della tua capacità di pensiero critico ma soprattutto della tua conoscenza. Alla luce di questo, per farti... --- - Published: 2025-01-21 - Modified: 2025-01-21 - URL: https://kilobit.it/articolo/lintelligenza-artificiale-ha-cambiato-i-social-media/ - Categorie: Intelligenza Artificiale, Social L'AI ormai è massicciamente integrata negli algoritmi dei social media, andando a influenzare radicalmente ogni aspetto delle piattaforme. Dalla personalizzazione dei feed al marketing, è tutto cambiato: ma quali sono le conseguenze dal punto di vista della privacy e della sicurezza? Scoprilo in questo articolo. L’intelligenza artificiale ha ridefinito il modo in cui viviamo e interagiamo sui social media. Non si tratta solo di nuovi strumenti, ma di una trasformazione strutturale che ha cambiato le dinamiche di fruizione, condivisione e creazione dei contenuti. Una vera e propria rivoluzione che condiziona l'esperienza dell'utente e ridefinisce le strategie di marketing. Fattori che, a catena, apportano un'evoluzione della pubblicità creando nuovi paradigmi di narrazione pubblicitaria che vanno a influenzare direttamente il linguaggio e l'immaginario collettivo. Quindi l'AI nei social media concretamente suggerisce contenuti personalizzati, modera automaticamente, crea interazioni, contenuti, e analizza dettagliatamente il comportamento digitale di milioni di utenti grazie alle capacità sempre migliori di elaborazione del linguaggio naturale e analisi di big data. Questo, come ormai sappiamo fin troppo bene, solleva questioni complicate riguardo la regolamentazione del web e la privacy. L'AI è integrata negli algoritmi dei social media Gli algoritmi dei social media oggi si basano sempre più sull'intelligenza artificiale. Attraverso tecnologie di machine learning, queste piattaforme analizzano ogni interazione degli utenti, come i "mi piace", i commenti e i tempi di visualizzazione. In questo modo si per costruiscono feed personalizzati. Tuttavia, questa personalizzazione non è priva di rischi. Perciò la sicurezza del web dovrebbe adeguarsi a protezione degli utenti e del valore dell'ambiente digitale offerto dai social media. La creazione delle “bolle di filtraggio” infatti può limitare l’esposizione a opinioni e informazioni diverse, contribuendo alla polarizzazione delle idee. Secondo un approfondimento di La Repubblica, queste dinamiche hanno giocato un ruolo significativo nel rafforzare divisioni politiche e sociali in eventi globali recenti. Inoltre, la trasparenza degli algoritmi è spesso un punto critico. Le piattaforme non sempre spiegano come vengano scelti i contenuti, lasciando gli utenti all’oscuro dei meccanismi sottostanti. Meta ha dichiarato di voler migliorare questa trasparenza, ma in seguito all'eliminazione del fact-checking di terze parti negli Stati Uniti ci lascia seriamente perplessi riguardo questa volontà. Creazione e moderazione dei contenuti sui social media con l’AI Oltre a suggerirli, L'AI crea contenuti e li gestisce. Strumenti avanzati, come i modelli di intelligenza artificiale generativa, permettono di sviluppare immagini, video e testi di qualità elevata in modo automatico. Meta, ad esempio, ha iniziato a introdurre avatar virtuali capaci di interagire con gli utenti in maniera realistica, arricchendo le esperienze online. Tuttavia, questi sviluppi sollevano domande sull’autenticità dei contenuti e sul valore delle interazioni umane. Parallelamente, l’AI è diventata moderatrice dei contenuti. Piattaforme come Instagram e TikTok utilizzano... --- - Published: 2025-01-16 - Modified: 2025-01-16 - URL: https://kilobit.it/articolo/come-apparire-sulla-prima-pagina-di-google/ - Categorie: SEO e SEA Se vuoi sapere come apparire su Google questa guida fa al caso tuo. Qui trovi tutte le migliori pratiche basate sugli ultimi aggiornamenti del motore di ricerca più usato d'Italia. Apparire su Google in prima pagina è l'ambizione di chiunque abbia un sito. Sebbene la competizione sia molto alta, puoi avere delle possibilità se ti aggiorni e combini con buon senso e costanza le conoscenze acquisite. Conoscenze che sono alla portata di tutti, ma che non tutti sanno interpretare ed elaborare relativamente alla propria singola situazione. Situazione che comprende la natura del proprio sito e del proprio brand, il mercato di riferimento, il target, la concorrenza... quindi il lavoro SEO è un lavoro olistico. Non basta più trovare una keyword e tessere una bella rete di backlink. Oggi bisogna ancora più di prima trovare l'equilibrio tra ciò che piace all'algoritmo di Google e ciò che le persone trovano interessante ed esaustivo. Con il 2025 appena iniziato, infatti, è evidente che Google sta alzando l’asticella per garantire risultati di qualità, pertinenti e che rispecchino le aspettative degli utenti. Il tutto, quindi, suggerisce di utilizzare un approccio sempre più direzionato alla fruizione umana piuttosto che alla pura tecnica. E per farlo entrano in gioco le ultime tecnologie, che riadattano le solite pratiche evergreen. L'intelligenza artificiale può darti una mano... ma può essere un'arma a doppio taglio Ormai i discorsi sull'AI sono un mantra dal quale praticamente nessuno che lavora nel digitale può esimersi. Si può certamente decidere di non utilizzarla in nessun caso... ma almeno bisogna sapere che esiste e che la stanno usando sostanzialmente tutti in diverso modo. Che ci piaccia o no è un dato di fatto. Ma che intendiamo con "usare l'intelligenza artificiale"? Se stai pensando di usare Chat GPT per farti scrivere gli articoli di sana pianta, cambia subito idea. Non è decisamente un buon approccio, in primo luogo perché l'algoritmo di Google penalizza i contenuti scritti dall'AI ed è sempre più capace di capire se un contenuto è generato artificialmente o se è scritto da un essere umano. In secondo luogo, vuoi davvero appiattire la tua scrittura e contribuire all'impoverimento degli standard contenutistici? Se un contenuto è asettico, oltre a Google se ne accorge anche la gente (o almeno speriamo). Quindi, se proprio vuoi farti aiutare dall'AI per generare contenuti, al massimo usala come motore di ricerca avanzato. Ma, mi raccomando, fatti dare tutte le fonti, leggile e confrontale, perché le intelligenze artificiali possono fare errori... anche molto gravi! Usala per l'analisi dati La vera forza dell'AI non è tanto nell'elaborazione creativa, ma nell'analisi dei dati. Strumenti... --- - Published: 2025-01-14 - Modified: 2025-01-14 - URL: https://kilobit.it/articolo/meta-cestina-fact-checking-esterno-in-usa-che-succede/ - Categorie: News, Social Lasciare il fact-checking in mano agli utenti supportati dall'AI può funzionare? È una scelta che favorisce l'inclusività e la libertà di espressione o è il lasciapassare per la politicizzazione estrema dei social network? Scopri cosa sta succedendo e le possibili conseguenze. Meta, la società madre di Facebook, Instagram e Threads, ha annunciato l'eliminazione del programma di fact-checking di terze parti negli Stati Uniti. Una scelta controversa, che divide gli utenti e l'opinione pubblica, suscitando preoccupazioni e abbandoni. Non a caso, infatti, basta dare un'occhiata alle piattaforme di analisi SEO per vedere schizzare il volume di ricerca su frasi come "eliminare account facebook" e simili. Ma non tutti sono d'accordo che l'eliminazione del programma di fact-checking sia necessariamente un male. In effetti è un sistema che (comprensibilmente) ha dimostrato nel tempo imprecisioni e ambiguità. Queste hanno dato modo di avanzare critiche sulla politicizzazione e pregiudizi degli organi di controllo e verifica dei post: un sistema complesso e variegato, che adesso andremo a capire meglio come è strutturato e come funziona. Come funzionava il programma di fact-checking di Meta negli USA Il programma di fact-checking appena cestinato da Meta negli USA coinvolgeva oltre 90 organizzazioni indipendenti, operanti in più di 60 lingue. Queste valutavano e classificavano i contenuti sospetti secondo i seguenti parametri: Segnalazioni dagli utenti: alto numero di segnalazioni per falsità, inganno o inadeguatezza. Argomenti sensibili: come sanità, politica e teorie del complotto. Contraddizione con fonti affidabili: informazioni in disaccordo con dati ufficiali o istituzioni autorevoli. Immagini o video manipolati: uso di contenuti visivi alterati o fuori contesto. Fonti non credibili: provenienza da pagine o account noti per diffondere bufale o privi di affidabilità. Linguaggio sensazionalistico: titoli provocatori, affermazioni estreme o generalizzazioni prive di supporto. Diffusione virale: contenuti che si diffondono rapidamente e generano polarizzazione. Quando un post presentava una o più di queste caratteristiche veniva etichettato come "Falso" o "Parzialmente Falso". La sua visibilità quindi veniva ridotta, limitando l'impatto negativo sulle comunità virtuali. Venivano quindi poi applicate limitazioni anche alle condivisioni, fino ad arrivare a sanzioni per ripetute diffusioni. Infine si poteva anche procedere all'eliminazione in caso di contenuti che propagano discorsi di odio, istigazione alla violenza, truffe o danni fisici come ad esempio suggerimenti per cure mediche pericolose. Questo sistema, benché efficace, è stato spesso criticato per presunti pregiudizi politici e per la mancanza di trasparenza nei criteri utilizzati per classificare i contenuti. La certezza è che la sua eliminazione lascia un vuoto significativo: come verrà riempito? Il fact-checking su Meta negli USA adesso è in mano agli utenti... ma è davvero così? Meta quindi ha deciso di adottare il sistema delle "Community Notes". Questo modello di verifica dei post... --- - Published: 2025-01-09 - Modified: 2025-01-09 - URL: https://kilobit.it/articolo/algoritmo-social-2025-come-cambia/ - Categorie: Social L'algoritmo di ogni social si concentra su focus diversi: YouTube premia di più i tempi di visualizzazione e contenuti strutturati, TikTok la qualità tecnica dei video, i social Meta e LinkedIn favoriscono più i commenti e su X si punta alle conversioni. Oggi adattarsi all'algoritmo di ogni social per elaborare strategie e azioni di marketing è una pratica così diffusa da sembrare scontata. Ma, se ci pensiamo bene, fino ai primi 2000 i social erano semplicissime piattaforme di condivisione, completamente in mano all'iniziativa (anche ingenua) degli utenti: sostanzialmente un'evoluzione delle chat in chiave più visiva. Su Instagram si postavano soltanto le proprie foto e su Facebook si cercavano i vecchi amici del liceo. Poi essendo di fatto vetrine, ci è voluto poco prima che diventassero potenti strumenti di marketing digitale, di informazione e per la creazione di community. Un mezzo di comunicazione che è riuscito in pochissimi anni a condizionare la cultura di massa, i mezzi di informazione, le forme di narrazione pubblicitaria e il modo di fare business in tutto il mondo. Praticamente qualsiasi attività e istituzione prima o poi migra su una pagina social. E spesso ne vede benefici diretti. Intanto negli anni sono stati raccolti dati tecnici e personali, in maniere sempre più variegate ed elaborate. Dati che servono a interpretare le risposte delle persone agli strumenti, ai contenuti, e quindi a consigliarli. Così si sono strutturati via via algoritmi. Algoritmi dinamici che proprio adesso con l'ascesa dell'intelligenza artificiale cercano di riprodurre la percezione delle persone e di integrarsi alle interazioni mettendo in discussione il concetto di autenticità. Come cambia l'algoritmo dei social Meta L'algoritmo dei social di Meta nel 2025 dà ancora maggiore priorità a contenuti che generano discussioni significative. Quindi, come e più di prima, l'interazione degli utenti è determinante. Non basta ottenere like veloci e avere tanti followers che non interagiscono. Allora commenti lunghi, condivisioni in direct e risposte alle Storie di Instagram fanno schizzare il ranking di una pagina più del numero dei followers. Questo ovviamente rischia spessissimo di appiattire i contenuti. Infatti molte pagine cedono alle tentazioni offerte dal clickbait. Ma allo stesso tempo crescono funzionalità che permettono di creare contenuti di qualità. Quindi si può provare a cavalcare l'algoritmo dei social di Meta senza innescare discussioni sterili e senza far marcire il cervello dei tuoi utenti dandogli in pasto mangime digitale di facile e passiva fruizione. Le nuove funzioni di Instagram e Facebook L'algoritmo dei social di Meta spesso favorisce contenuti dubbi. Allo stesso tempo però, le stesse piattaforme, forniscono nuovi strumenti e hanno migliorato quelli già esistenti per la creazione di narrazioni consistenti: I Reels di Instagram si possono modificare con strumenti... --- - Published: 2025-01-07 - Modified: 2025-01-09 - URL: https://kilobit.it/articolo/il-tuo-obiettivo-del-2025-e-dominare-la-seo-di-google/ - Categorie: SEO e SEA Abbiamo linee guida sulla SEO di Google del 2025, ma non esistono soluzioni definitive. Ogni situazione infatti ha bisogno della sua formula unica basata su tecniche, osservazioni, adattamenti, interpretazioni e risposte degli utenti. Sapendo questo puoi iniziare a scalare la SERP. Se vuoi dominare la SEO di Google potresti ricevere una bella delusione... bella perché tutti almeno una volta hanno fallito a posizionarsi. Non è affatto facile finire nei primi risultati, né mantenere il posizionamento. Spesso non si ha neanche l'assoluta certezza del motivo per cui un contenuto ha funzionato e un altro no. In più, chiunque abbia un sito o lavori nel marketing digitale vuole piazzarsi sul motore di ricerca più famoso e diffuso globalmente. Quindi ogni giorno spuntano siti e contenuti che cercano di intercettare traffico su determinate parole chiave, innescare visibilità, generare lead e conversioni. E se ti dicessimo che tutti questi contenuti, oltre che di studio, sono frutto di interpretazioni? La SEO di Google è dinamica e le risposte degli utenti la influiscono Linee guida ufficiali, corsi, influencer e altre fonti sul web (incluso questo articolo) rappresentano soluzioni parziali. Non sono abbastanza per avere una conoscenza assoluta, che è inafferrabile. Google fornisce informazioni sui cambiamenti apportati al proprio algoritmo, ma da nessuna parte esistono formule che funzionano sempre. Questo perché, semplicemente, i fattori che entrano in gioco e si concatenato sono così tanti e variegati che la formula esatta è sempre relativa alla specifica situazione. E per mantenere i risultati nel tempo, bisogna adattarsi ai cambiamenti e alla concorrenza. Tutto questo può disorientare ma anche essere incoraggiante. Infatti, in un web dove la personalizzazione dei servizi assume un ruolo sempre più centrale, sappiamo che azioni e risposte individuali possono fare la differenza. Quindi l'algoritmo di Google è una creatura dinamica. Bisogna rispettare alcuni punti e di norma evitare alcune pratiche. Ma queste indicazioni non funzionano sempre, perché in fondo è la risposta degli utenti a determinare i risultati nel tempo. Risposta che fortunatamente non è sempre prevedibile e direzionabile. Ed è qui che precisamente entra in gioco la nostra capacità di osservazione. Cambiamenti principali dell'algoritmo Google nel 2025 Google sta diventando sempre più abile nel distinguere tra contenuti creati interamente dall'intelligenza artificiale e quelli sviluppati con un intervento umano. L'algoritmo di Google comprende meglio il contesto delle parole chiave grazie ai progressi nell’elaborazione del linguaggio naturale, quindi c'è un maggiore focus sull'esperienza dell'utente. Allora fattori come la velocità di caricamento delle pagine, un sito responsive, e la fruibilità diventano ancora più fondamentali. La link building si valuta più in base alla qualità che alla quantità. Quindi, ancora più di prima, fai attenzione ai siti con cui ti... --- - Published: 2025-01-02 - Modified: 2024-12-30 - URL: https://kilobit.it/articolo/web-3-0-limiti/ - Categorie: Blockchain, Web 3.0 La decentralizzazione proposta dal Web 3.0 promette privacy, sicurezza e una sovranità digitale delle persone e dei governi, in contrapposizione al monopolio delle Big Tech. Ma si può realizzare sostenibilmente? Scopri qui i 6 limiti che oggi ancora rendono critica la decentralizzazione. Il Web 3. 0 (che puoi approfondire qui) è la promessa di sovranità digitale delle persone e delle nazioni, in contrapposizione alla centralizzazione da parte delle Big Tech. Un approccio che dunque propone proprietà e controllo sui proprio dati personali, attraverso utilizzo di blockchain e altre tecnologie emergenti. Fin qui sembra tutto vantaggioso, ma anche questo approccio e le relative tecnologie presentano dei limiti. Limiti che bisogna analizzare e che meritano approfondimento: osservazioni con occhio critico con lo scopo di individuare e stimolare proposte che possano migliorare i problemi osservabili oggi. Cosa ci divide ancora da una decentralizzazione di massa? È davvero una scelta proficua? Cosa si può fare e cosa si sta facendo per limare i limiti che ne impediscono la sostenibilità? Scopriamo tutto con un'analisi delle attuali criticità della decentralizzata: i 6 limiti del Web 3. 0. 1) Il Web 3. 0 è ancora poco accessibile Una delle principali criticità del web decentralizzato è la scarsa accessibilità per il grande pubblico. Molte delle piattaforme basate su blockchain o altre tecnologie decentralizzate richiedono competenze tecniche avanzate per essere utilizzate. Inoltre, l'interfaccia utente di molte applicazioni decentralizzate non è ancora all'altezza delle piattaforme centralizzate, rendendo il web decentralizzato poco invitante per chi cerca un’esperienza semplice e intuitiva. In più tutto questo è ignoto alla maggior parte della popolazione. 2) Per ora presenta problemi di scalabilità e performance Le tecnologie che sostengono il web decentralizzato soffrono di problemi di scalabilità. Una rete decentralizzata deve elaborare enormi quantità di dati distribuiti tra diversi nodi, il che può rallentare il sistema e limitare il numero di transazioni gestibili simultaneamente. Questa inefficienza non consente di competere ancora con le piattaforme centralizzate, che offrono prestazioni in media nettamente più elevate. 3) Il Web 3. 0 potrebbe non essere tanto sicuro Il web decentralizzato protegge privacy e sicurezza, ma sebbene riduca il rischio associato ad attacchi ai server centrali, introduce nuove vulnerabilità. La mancanza di un’autorità centrale rende difficile rispondere in modo rapido ed efficace agli attacchi informatici. Inoltre, gli utenti sono spesso responsabili della protezione delle proprie chiavi crittografiche, il cui smarrimento o un furto può comportare la perdita irreversibile di dati o fondi. 4) Vuoto normativo Il vuoto normativo che circonda il web decentralizzato è un problema rilevante. La decentralizzazione rende complessa l'applicazione delle normative e il controllo di eventuali abusi. Ad esempio: chi è responsabile della moderazione dei contenuti illegali in una piattaforma... --- - Published: 2024-12-31 - Modified: 2025-01-01 - URL: https://kilobit.it/articolo/sito-inclusivo-accessibile/ - Categorie: News, Siti Web Avere un sito web accessibile significa ristrutturarlo per aprirlo a tutti. Qui non parliamo di etica o di ripulire la facciata del proprio brand, ma dei vantaggi universali che ne derivano, come aumento del traffico organico e posizionamento SEO. Lo sapevi poi che in alcuni casi avere un sito poco accessibile è sanzionabile? Avere un sito web accessibile, oggi è una delle chiavi per aumentare traffico organico. Piace agli algoritmi dei motori di ricerca, all'opinione pubblica, alle istituzioni, ma soprattutto è più fruibile da chiunque, specie da persone che normalmente possono rimanere escluse. Infatti, se strutturi adeguatamente interfaccia, funzionalità e design di un sito, possono interagire con i suoi contenuti persone meno abbienti, poco istruite, neurodivergenti e con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive. Persone quest'ultime che oggi più che mai hanno tecnologie assistive che consentono loro di connettersi, includersi e interagire. È importante avvicinarsi a tutte queste persone, non solo per pulire la facciata della propria identità di brand. Ma perché genera opportunità e una serie di vantaggi oggettivi slegati da questioni etiche. Perché oggi conviene avere un sito web accessibile a tutti? Accessibilità significa offrire a tutti un'esperienza di navigazione chiara e piacevole. Esperienza di navigazione web su qualsiasi dispositivo, pure su quelli più datati, e valida anche per chi ha connessione lenta o a difficoltà contingenti, come ad esempio dover stare in ambiente rumoroso. Quindi parlando di accessibilità non ci rivolgiamo esclusivamente alla disabilità o alla neurodivergenza. Un sito web accessibile infatti è progettato secondo scelte e tecniche di design inclusivo. Cosa che migliora l’esperienza per tutti, dato che testi ben leggibili e colori ad alto contrasto sono vantaggi universali. Un sito fatto in questa maniera quindi si distingue. E, per tutti questi motivi, ha pure una SEO migliore: in altre parole, ha più possibilità di piazzarsi nelle prime posizioni delle pagine di risultato dei motori di ricerca. E poi lo sapevi che ignorare l’accessibilità del tuo sito web può comportare rischi legali? Allora è illegale avere un sito poco accessibile? Non sempre. In Europa, la Direttiva sull’Accessibilità impone standard stringenti per i siti web pubblici... ma in certi casi specifici anche per siti web privati. Nel nostro paese il CAD obbliga le pubbliche amministrazioni e le aziende che forniscono servizi essenziali a rispettare i requisiti di accessibilità WCAG. Consigliamo di guardare queste fonti per capire se rientri nei requisiti e per approfondire. Altro al riguardo, lo trovi anche nel nostro articolo sul Digital Service Act. Quindi non sempre è illegale avere un sito web poco accessibile. Tuttavia, investire nell'accessibilità conviene in ogni caso per i vantaggi di fruibilità che offre e per le opportunità che apre. In sostanza rendere il tuo sito accessibile significa ristrutturarlo per aprirlo e a... --- - Published: 2024-12-26 - Modified: 2024-12-27 - URL: https://kilobit.it/articolo/sostenibilita-del-web-insostenibilita/ - Categorie: Blockchain, Intelligenza Artificiale, News, Web 3.0 La sostenibilità digitale è un fattore che merita sempre più attenzione, perché crescono i consumi energetici di pari passo a un impatto culturale, le cui conseguenze rischiano di uscire dal nostro controllo. Cosa si può fare e si sta facendo per risolvere la situazione? La sostenibilità digitale come abbiamo visto non si riduce esclusivamente all'impatto ambientale del web, ma tocca anche aspetti sociali e psicologici, affrontando temi come la salute mentale, la cultura di massa e l'inclusività. Oggi qui ci ritorniamo sui dati più critici, ma senza l'intento né di denunciare, né di lamentarci, né di spaventare, ma ricorrendo allo strumento più importante che può tutelarci ed emanciparci: la conoscenza. Noi vogliamo focalizzarci sulle soluzioni che si stanno provando, comprendendo che nella storia dell'umanità non c'è mai stato nulla come il web. Quindi è normale che, anche se diffuso massivamente, il web ha sempre bisogno di essere riscoperto e riadattato. Allora oggi vi dimostriamo che l'insostenibilità del web è un problema reale, ma ancora si può evitare. Quadro complessivo sulla sostenibilità del web I grandi data center consumano circa il 3% dell’energia mondiale e producono il 2% delle emissioni globali di CO₂ (fonte IEA). Cifre destinate a salire vertiginosamente nei prossimi anni, secondo diverse altre fonti e da più punti di vista. Uno studio del 2023 pubblicato da arXiv prevede infatti che i data center globali potrebbero consumare il 20% dell'elettricità mondiale e contribuire fino al 5. 5% delle emissioni di carbonio entro l'anno che sta arrivando. Intanto il divario della digitalizzazione lascia comunque un buon terzo del mondo senza infrastrutture digitali, penalizzando intere economie e culture (fonte World Bank). Ed è qui che la situazione si complica, proprio andando alla ricerca delle sue soluzioni. Sì, perché le risposte si cercano nella costruzione e nell'innovazione, che però viene promossa principalmente da multinazionali, le quali accusano sempre più i colpi dell'opinione pubblica in cerca di risposte riguardo la trasparenza di politiche e operazioni necessarie. Il tutto, mentre fioriscono problematiche psicologiche e psichiatriche associate a una diseducazione sul web, con un significativo impatto culturale. Impatto che a volte genera esclusione a più livelli. Cosa possiamo fare per dipingere diversamente questo quadro? Le risposte dell'innovazione: decentralizzazione e AI Il Web 3. 0, la blockchain e l’intelligenza artificiale hanno il potenziale per proporre soluzioni serie. Ma, come spesso accade, potrebbe essere una coperta corta. Il Web 3. 0 propone la decentralizzazione per migliorare l’autonomia degli utenti e favorire la sostenibilità economica e sociale attraverso un web più democratico e modelli di business più equi. Tuttavia rischia di moltiplicare i server necessari, aumentando i costi energetici. Infatti la blockchain, tecnologia sulla quale si basa la decentralizzazione, intanto è già... --- - Published: 2024-12-24 - Modified: 2024-12-23 - URL: https://kilobit.it/articolo/basilica-di-san-pietro-virtuale-opportunita-o-minaccia/ - Categorie: News Vaticano, Microsoft e 50 esperti si uniscono per creare il gemello digitale della Basilica di San Pietro, una delle opere d'arte architettoniche più visitate al mondo: questa innovazione digitale rappresenta un'opportunità o una minaccia per la fruizione artistica e culturale? Vi ricordate i gemelli digitali di cui vi abbiamo parlato in questo articolo? Oggi, proprio in occasione della Vigilia di Natale, vi raccontiamo un esempio che oltre a incuriosire ci indica quali sono le possibilità che offrono le tecnologie di riproduzione digitale nel campo del turismo, dell'inclusività, dell'architettura e del restauro. Infatti è stato creato il gemello digitale della Basilica di San Pietro: un modello tridimensionale ad altissima precisione che consente di esplorare virtualmente uno dei luoghi più iconici al mondo dovunque e direttamente dal proprio dispositivo. Soprattutto quest'ultimo punto può far storcere il naso a molte persone, perché la riproduzione digitale rischia di appiattire tutte le esperienze correlate alla fruizione dell'arte. Questo a partire dal viaggio fino alla visita fisica della Basilica di San Pietro: azioni tutte che presuppongono pianificazione, impegno, tempo e che includono esperienze irripetibili, sensazioni, stimoli sensoriali e incontri umani. Ma davvero una riproduzione digitale mira a sostituire o abbattere l'esperienza di fruizione fisica dell'arte? Tecnologia che non sostituisce Esplorare virtualmente la Basilica di San Pietro non sarà mai come andarla a visitare realmente. Questo è chiaro e pacifico per tutti, incluso chi ha sviluppato il gemello digitale. Infatti il messaggio che vuole lanciare questa innovazione non sembra proprio sia quello di scoraggiare le visite fisiche. Nessuno, inclusa soprattutto la Fabbrica di San Pietro, ha interesse che le persone non visitino più fisicamente la Basilica: sarebbe un autogol clamoroso. Gli scopi quindi sono evidentemente altri, che risiedono nel potenziale straordinario e polivalente del gemello digitale. Com'è stato realizzato il gemello digitale della Basilica di San Pietro? Nato dalla collaborazione tra la Fabbrica di San Pietro e Microsoft, questo progetto ha contemplato: la cattura di oltre 400. 000 immagini ad altissima risoluzione, droni, scanner laser, fotocamere 8K. In questo modo si è potuto mappare ogni dettaglio architettonico e artistico. Il numero impressionante di immagini è stato elaborato da una rete di server potenziati con intelligenza artificiale, così da creare un modello 3D con una precisione di 0,2 millimetri. Per la realizzazione ci sono voluti 12 mesi di lavoro e il coinvolgimento di 50 esperti, tra ingegneri, storici dell'arte e sviluppatori. Utile per studio dell'arte, architettura, restauro e per l'inclusività Nel campo dello studio, diventa una risorsa importante e validissima per gli storici dell’arte e gli architetti. Infatti, oltre a poter analizzare la Basilica da qualunque luogo e in qualsiasi momento con precisione e qualità risolutiva altissima, si... --- - Published: 2024-12-19 - Modified: 2024-12-19 - URL: https://kilobit.it/articolo/privacy-e-sicurezza-il-web-decentralizzato-le-garantisce/ - Categorie: Web 3.0 Il mercato dei dati cresce notevolmente in tutto il mondo. Questo ci suggerisce un'attenzione particolare riguardo privacy e sicurezza dei nostri dati personali, in quanto possono essere soggetti a violazioni e utilizzi non autorizzati da parte di terzi. Il Web 3.0 può essere una risposta valida a queste criticità? Oggi privacy e sicurezza dei dati personali sono oggetto di attenzione da parte di una fetta sempre più significativa di utenti. In effetti, viviamo con la crescente consapevolezza di essere registrati e classificati ogni volta che cerchiamo qualsiasi cosa ci interessa su un motore di ricerca, quando navighiamo sui siti, su un social, o quando usiamo varie applicazioni gratuite per divertirci anche solo dieci minuti. E qua non stiamo parlando di fantasiose teorie del complotto, ma di una palese dinamica di mercato. Infatti secondo una stima della Commissione Europea, il valore dell'economia dei dati nell'UE raggiungerà circa 830 miliardi di euro nel 2025. All'interno di questo grande cluster preso in considerazione, non si sa ha una stima esatta del valore specifico dei dati personali. Tuttavia, si sa che questi rappresentano una parte significativa di valore, in quanto tanti colossi del web, specialmente nel settore della pubblicità e dei servizi digitali, si basano proprio sui dati personali per offrire prodotti, servizi e pubblicità mirata. Privacy e sicurezza sono principalmente una questione strutturale La privacy e la sicurezza vengono enfatizzate nella comunicazione di massa e vediamo i primi tentativi seri di regolamentazione web (vedi il Digital Service Act). Tuttavia nessuno di noi ha modo di vedere come sono stati utilizzati i propri dati personali, quali, e quanto valore abbiano generato e per chi. E, allo stesso modo, non esiste nulla che ci chiarisca dove sono raccolti, né se siano sicuri o violabili. Per dire, non esiste un'applicazione diffusa massivamente che offra un servizio al riguardo. Questo perché ci si concentra maggiormente su connettività, intrattenimento e business: migliaia di applicazioni e strumenti che ci attestano l'esistenza di tecnologie e risorse che teoricamente sarebbero adatte a monitorare e tracciare destinazioni, privacy e sicurezza dei nostri dati personali: quindi si potrebbe tutto ridurre a una "semplice" questione strutturale. Infatti andare a cercare ragioni univoche a questa dinamica e aprire una caccia ai moventi rischia di diventare una fuorviante battaglia contro i mulini a vento: una lotta senza una solida risoluzione, che può destinare le persone a percepire minacce anche dove non ci sono e a diffidare degli stessi mezzi che, paradossalmente, continuerebbero a utilizzare ogni giorno. Sviluppando così insoddisfazioni di natura emotiva e psicologica... oppure l'appiattimento. La decentralizzazione punta a trasformare le attuali strutture La decentralizzazione del web si riferisce a una rete in cui i dati e le risorse non sono controllati da un... --- - Published: 2024-12-18 - Modified: 2024-12-18 - URL: https://kilobit.it/articolo/nucleare-google-amazon/ - Categorie: News Google e Amazon comprano nuovi reattori, li prendono in gestione per alimentare i loro data center e investono sulle aziende che li costruiscono. Le azioni di due colossi web possono determinare il futuro della produzione e della fornitura energetica mondiale? Diciamocela tutta: il nucleare, a primo impatto, ancora potrebbe spaventare qualcuno. Sono troppo fresche le cicatrici dei disastri nucleari che hanno fatto la storia. Per non parlare degli effetti sull'immaginario collettivo, che interessano anche chi non vi è mai stato coinvolto in nessuna misura. Questo simbolo che effetto ti fa? Per alcuni non è rassicurante e potrebbe non esserlo mai. Ma per altri, oggi, nel nostro paese, invece lo è... anche per possibili sconti in bolletta. Almeno questo lo dice un'indagine di SWG commissionata e diffusa da iWeek in questo comunicato stampa. Tecnicamente parlando il nucleare può effettivamente essere un'alternativa decisiva rispetto all'evidente insostenibilità del fossile. Potente e pulita (se gestita bene), questa fonte di energia oggi si può produrre e stoccare in impianti molto più sicuri ed efficienti rispetto al passato. Passato che lascia sempre i suoi spettri come monito, mentre si deve fare ancora i conti con lo smaltimento dei rifiuti radioattivi: un processo lento, complesso e costoso, che rischia di generare danni globali per migliaia di anni. Come rimedio, sembra che per per ora si punti principalmente sull'efficienza della produzione di energia nucleare, sostanzialmente per fare in modo che si producano meno rifiuti per ottenere la stessa o maggiore resa. Questa direzione ce la testimonia l'esistenza di nuove tecnologie che dovrebbe funzionare così e che sono già finanziate da diverse multinazionali, tra cui due enormi colossi del web. Google e Amazon finanziano il nucleare: come e perché Google ha siglato un accordo con Kairos Power per lo sviluppo e la costruzione di piccoli reattori nucleari modulari. Amazon invece ha deciso di investire su X-energy, un'altra azienda specializzata nella costruzione di questi particolari reattori, acquistandone quattro e siglando accordi per la loro gestione. I motivi dietro a queste mosse sono abbastanza chiari: ridurre le emissioni di carbonio significa garantire una fornitura energetica stabile e a lungo termine per i loro data center, sostenendo contemporaneamente la transizione energetica. Cosa che potrebbe determinare una maggiore influenza di questi multinazionali web nelle scelte dei governi e nella percezione dei popoli. Ma che vantaggi portano questi piccoli reattori nucleari modulari? Innanzitutto sono progettati per essere costruiti in fabbrica e assemblati sul sito, piuttosto che costruiti interamente in loco. Questo approccio modulare, appunto, riduce i tempi di costruzione e i costi complessivi, migliorando la possibilità di produzione dei reattori. Fattori favoriti anche dalle dimensioni ridotte e dall'inferiore capacità: riduzione di scala che fa... --- - Published: 2024-12-12 - Modified: 2024-12-12 - URL: https://kilobit.it/articolo/brainrot-che-ti-succede-se-stai-troppo-sui-social-male/ - Categorie: Social Un'esposizione esagerata e prolungata ai social minaccia le nostre capacità cognitive, come attestano varie fonti accademiche e scientifiche: approfondiamo il fenomeno del brainrot, andando a scoprire come sono distribuite le responsabilità e cosa possiamo fare per prevenirlo e arginarlo. Minore capacità di concentrazione, riflessione e pensiero critico. Il significato del termine "brainrot", usato spesso ironicamente, definisce il "marciume cerebrale" che segue a un'esposizione assidua a contenuti corti, eccessivamente semplici e sterili. Vedere troppi contenuti diversi ti confonde e disperde le tue energie; vedere sempre gli stessi contenuti genera effetti simili e in più ti rende mentalmente miope. Noi siamo le nostre abitudini, perché è da loro che dipende in gran parte il nostro stato di salute, biologicamente e psicologicamente parlando. Le nostre azioni e i nostri pensieri quotidiani alimentano o sprecano nel tempo il nostro potenziale. E le responsabilità come sono distribuite? Attingendo da ricerche, articoli scientifici e libri, scopriamo il fenomeno del brainrot e cerchiamo di rispondere alla domanda. Questo per capire cosa succede se ci esponiamo troppo sui social in maniera incontrollata e cosa possiamo fare per prevenire. Cos'è il brainrot? Abbiamo detto che spesso si usa in maniera ironica... ma questo termine indica un preoccupante fenomeno reale. Il brainrot si verifica quando una persona consuma contenuti digitali in modo eccessivo e ripetitivo. Vale anche per le maratone di serie tv, ad esempio, ma qui ci focalizziamo in particolare su contenuti brevi, semplici e altamente stimolanti come quelli offerti su piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube Shorts. Questo tipo di stimolazione può saturare la nostra capacità cognitiva, portando a una riduzione della concentrazione e del pensiero critico. Come spiega Nicholas Carr in The Shallows, l’uso prolungato di internet e di contenuti digitali frammentari può indebolire il cervello, inducendolo a cercare gratificazioni rapide e immediate piuttosto che impegnarsi in riflessioni profonde. Carr, scrittore e saggista specializzato in tecnologia e cultura infatti sostiene che: “Il nostro cervello si adatta ai contenuti che consumiamo: più ci affidiamo a contenuti superficiali, più diventa difficile concentrarsi su compiti complessi”. Anche la Teoria del carico cognitivo di Koehler e Sweller conferma che una sovraesposizione a informazioni veloci e disordinate aumenta il rischio di sovraccarico mentale. Quindi si riducono l'efficienza cognitiva e la capacità di apprendere. La nostra responsabilità individuale Le piattaforme social, come vedremo nel prossimo paragrafo, possono avere una grande responsabilità nel favorire il brainrot. Tuttavia, lasciano uno spazio di manovra e di scelta abbastanza significativo. Quindi, prima di declinare tutte le responsabilità a strumenti (che tra l'altro usiamo) è opportuno domandarsi se li gestiamo adeguatamente. Sui social, volendo, si può vedere tutto e nessuno ti costringe fisicamente a starci più del... --- - Published: 2024-12-10 - Modified: 2024-12-19 - URL: https://kilobit.it/articolo/come-la-blockchain-puo-decentralizzare-il-web/ - Categorie: Blockchain, Web 3.0 Siamo ancora all'alba del web decentralizzato: sebbene ci siano già tanti progetti al riguardo, ancora in pochi conoscono questa realtà e le opportunità che offre. Un web decentralizzato è in mano agli utenti. Con la tecnologia blockchain, conosciuta principalmente per le criptovalute, è già possibile creare applicazioni e browser decentralizzati. La decentralizzazione del web è una possibilità più attuale che mai, ma che non tutti conoscono. Oggi andiamo ad ampliare quanto affrontato nell'articolo sul Web 3. 0, dove abbiamo introdotto il web decentralizzato, focalizzandoci sulle opportunità che offre la blockchain. Opportunità che potrebbero contribuire a creare un ambiente digitale più chiaro, regolare e dove gli utenti sono i veri proprietari dei propri dati personali. Cosa che, almeno oggi, è quanto mai lontana dall'essere vera. Infatti le grandi multinazionali che erogano servizi modulari e completi, ad oggi non garantiscono né effettiva proprietà né controllo e monitoraggio sui propri dati. È proprio questo il nervo sensibile che porta molte persone a ricorrere a soluzioni alternative, che già esistono, oppure a crearle e a ricercarle... anche senza saperlo. Questo articolo è specialmente per chi ancora non conosce, ma che potrebbe apprezzare, l'idea di un web decentralizzato. Partiamo allora dal chiarire meglio cosa sia la blockchain. Cos’è la blockchain e come funziona La blockchain è una tecnologia basata su un registro distribuito. Ciò consente di registrare transazioni in modo sicuro e trasparente senza la necessità di un'autorità centrale. Il suo funzionamento si basa su una rete di nodi che partecipano attivamente alla convalida delle transazioni attraverso meccanismi di consenso. Ogni transazione viene raccolta in un blocco. Una volta approvato il blocco, questo viene aggiunto a una catena di blocchi precedenti. In questo si forma così la catena da cui deriva il nome blockchain. I dati quindi sono distribuiti tra tutti i nodi della rete. Ogni partecipante alla blockchain infatti ha accesso a una copia del registro, il che significa che non è necessario fare affidamento su un intermediario per garantire la correttezza delle informazioni. Questo meccanismo riduce la possibilità di manipolazioni o corruzioni dei dati, e soprattutto toglie di mezzo intermediari che con questo sistema, ripetiamo, diventerebbero praticamente inutili. Il fatto è che, però, l'utente che accede alla blockchain deve essere istruito sulla tecnologia che sta usando e, prima, sapere come accedervi e addirittura dove trovare punti di accesso. E questo, almeno oggi, è molto meno immediato del web centralizzato. Il web centralizzato: problemi e limitazioni Il web attuale è fortemente centralizzato, con la maggior parte delle attività online controllate da poche grandi aziende tecnologiche. Loro, grazie all'enorme accesso ai dati degli utenti, esercitano un controllo significativo su ciò che viene visualizzato, condiviso e monetizzato online. Questa concentrazione di potere comporta diversi problemi, tra... --- - Published: 2024-12-05 - Modified: 2024-12-05 - URL: https://kilobit.it/articolo/digital-service-act-di-cosa-si-tratta/ - Categorie: News Conoscevi il Digital Service Act? Se hai un'impresa che opera anche online leggi, perché parliamo di una legge dell'Unione Europea che è entrata in vigore a Gennaio di quest'anno e che sanziona con multe fino al 6% del fatturato annuo contenuti illegali e mancanza di trasparenza. Scopri di più per sapere se hai bisogno di adeguarti e come. Il Digital Service Act è una delle normative più significative degli ultimi anni per quanto riguarda il mondo digitale e l'ecosistema online in Europa. Approvato dall'Unione Europea nel 2022, il Digital Service Act è entrato in vigore quest'anno. Quindi se hai un'azienda, un e-commerce o offri servizi attraverso un sito web, ti conviene continuare a leggere. Il Digital Service Act, infatti, ha stabilito nuove regole a cui le piattaforme digitali devono adeguarsi in termini di sicurezza e trasparenza. Questo significa che non solo le grandi piattaforme come i social network o i marketplace, ma anche le piccole e medie imprese con una presenza digitale devono seguire linee guida per evitare sanzioni. La scadenza era al primo Gennaio, ma oggi (se si agisce rapidamente) ancora ci si può adeguare prima di passare sotto l'occhio dei controlli. Capiamo meglio cos'è il Digital Service Act, cosa richiede e, in pochi minuti, come adeguarsi. Cos'è il Digital Service Act e cosa comporta Il Digital Service Act è una legge dell'Unione Europea. Questa legge introduce regole vincolanti per le piattaforme digitali che operano nel mercato europeo. Il suo scopo principale è quello di regolamentare le responsabilità delle piattaforme in merito ai contenuti generati dagli utenti e alla gestione di beni e servizi offerti online. Tra i focus c'è: l'obbligo di rimuovere rapidamente contenuti illegali, misure per limitare la disinformazione e trasparenza sui loro algoritmi. Inoltre, piattaforme molto grandi, come i social network, avranno l’obbligo di fornire rapporti annuali sulla gestione dei rischi legati alla loro attività, inclusi rischi per la salute mentale degli utenti e l’uso improprio dei dati personali. Infine il Digital Service Act include anche nuove misure per rafforzare la protezione dei consumatori e promuovere la concorrenza leale online. Qualsiasi attività non conforma rischia multe che possono arrivare fino al 6% del fatturato globale annuale. Quando sono previste le multe Oltre a un massimo del 6% del fatturato annuo, ci sono altre misure più lievi proporzionate all'azienda o all'impresa sanzionata. Si è ancora in tempo per agire, quindi intanto osserva i rischi di multa: Contenuti illegali non rimossi. Mancanza di trasparenza. Gestione inadeguata dei rischi per la salute fisica e mentale delle persone. Violazioni nel trattamento dei dati personali. Credits: Commissione Europea Le prospettive che offre il Digital Service Act e come adeguarsi Da agenzia digitale possiamo dire che tra intelligenza artificiale, social e la maggiore facilità di creazione di contenuti che si... --- - Published: 2024-12-04 - Modified: 2024-12-04 - URL: https://kilobit.it/articolo/avere-un-sito-web-responsive-nel-2024-apre-al-futuro/ - Categorie: Siti Web Per rimanere competitivo oggi e nel prossimo futuro un sito web deve essere responsive: si deve adattare a ogni dispositivo creando esperienze utente specifiche. Esperienze positive e ottimizzate, che favoriscono visibilità, traffico, risparmio e conversioni. Oggi la maggior parte delle ricerche online avviene da mobile. E la direzione sembra mantenersi, dal momento che i dispositivi si raffinano tecnologicamente a velocità impressionante. Il metodo di accesso alle informazioni, quindi, è diventato più spontaneo, immediato e facile. Fattori che a loro volta alimentano ricerche che, senza tali vantaggi e condizioni, probabilmente non sarebbero mai state fatte. In altre parole c'è più bacino, richiesta, c'è più mercato per attività online di ogni sorta. Questo perché tutte soddisfano domande che prima non venivano poste. Ma per ascoltare ed entrare in questo mercato così da trarne i vantaggi, bisogna raggiungere le persone che fanno ricerche da mobile e fornire loro formati e modalità di fruizione adatte al loro dispositivo. Questo significa avere un sito web responsive: adattarsi a ogni dispositivo. E qui entra in gioco il lavoro di sviluppatori e designer, sia liberi professionisti che legati a una web agency come la nostra. Ma cosa implica precisamente avere un sito web responsive oggi? Vantaggi SEO: un sito web responsive piace di più ai motori di ricerca Ribadiamo: nel 2024 la maggior parte delle ricerche online avviene da dispositivi mobili. Google, consapevole di questa tendenza, ha implementato il Mobile-first indexing, dando priorità alla versione mobile dei siti web nell'indicizzazione. Un sito web responsive, ottimizzato per tutti i dispositivi, ha quindi maggiori probabilità di ottenere un buon posizionamento nei risultati di ricerca. Questo significa più visibilità, più traffico organico e, di conseguenza, più opportunità di raggiungere il proprio target. Adattarsi fa bene, anche al ranking. Infatti Google (oltre alla responsività) dà priorità ai siti web che offrono generalmente una buona esperienza utente sui dispositivi mobili. Meno abbandoni e più conversioni Un sito web responsive non è solo una questione di formato, ma soprattutto di usabilità. Grazie al responsive design, immagini, testi e elementi interattivi si ridimensionano e si riorganizzano in modo ottimale, evitando che l'utente debba ingrandire, scorrere orizzontalmente o navigare tra diverse versioni del sito. Questo si traduce in una maggiore soddisfazione dell'utente e in un minor tasso di abbandono, elementi fondamentali per il successo di qualsiasi attività online. In più un layout chiaro e intuitivo, insieme a elementi interattivi ben dimensionati, contribuisce a ridurre al minimo i passaggi necessari per raggiungere la conversione. Un sito web responsive fa risparmiare tempo e risorse Avere un sito web responsive significa gestire un unico sito per tutti i dispositivi, semplificando notevolmente la gestione... --- - Published: 2024-12-04 - Modified: 2024-12-04 - URL: https://kilobit.it/articolo/sostenibilita-digitale-dati-e-criticita/ - Categorie: News L'aumento del consumo energetico e la gestione dei big data sono temi caldi che ci fanno interrogare sulla sostenibilità digitale. Ma sostenibilità non significa solo questo. Un altro aspetto riguarda la sostenibilità sociale rispetto allo sviluppo tecnologico. E qui entrano in gioco altre criticità e soluzioni. Oggi i concetti di sostenibilità e insostenibilità si trovano ovunque. Questo perché il sistema economico che oggi governa e regola il mondo sta mostrando le sue criticità. In fondo, è una questione di quantità e velocità. Si produce tanto e troppo velocemente, qualunque cosa, in qualunque parte del mondo, senza necessariamente essere preparati a farlo con un impatto positivo nel tempo. Questo vale naturalmente anche per il digitale e per il web. L'innovazione tecnologica apre opportunità enormi: ma noi siamo pronti a coglierle senza che compromettano la nostra società? Qui sulla base di dati ed esempi ridipingeremo il quadro attuale sulla sostenibilità digitale. Analizzeremo i suoi aspetti e rifletteremo sulla domanda scoprendo che impatto hanno e possono avere gli strumenti e i dispositivi che utilizziamo ogni giorno. Partiamo dall'efficienza energetica I consumi sono i nervi scoperti di tutti, si sa. Ma illusoriamente può sembrare non interessare al web o al digitale (eccetto i dispositivi). Questo perché a volte vengono viste come risorse virtuali, immateriali. Invece hanno dei consumi, anche significativi, che vi mostriamo in rapporto ad altri settori e basandoci su dati forniti da fonti autorevoli. I servizi cloud, i social, le chat, i modelli di intelligenza artificiale e la connettività costante hanno bisogno di energia. Infatti i data center che gestiscono gran parte delle infrastrutture digitali rappresentano tra l'1 e il 1,5% del consumo energetico globale (fonte: IEA). Questo numero è ridicolo rispetto ai trasporti e all'industria manifatturiera, che sempre secondo i rapporti IEA rappresentano il 27% e il 37% dei consumi globali. Però la domanda digitale sale e così si prevede che salgano vertiginosamente i consumi. Nel 2022 i data center globali hanno consumato circa 460 terawattora (TWh) di elettricità e questa cifra potrebbe arrivare a 1. 000 TWh entro il 2026. Un aumento che equivale al consumo energetico di paesi come la Svezia o la Germania. Il tasso di crescita dei carichi di lavoro gestiti dai data center è stimato tra il 20% e il 40% annuo. In più i carichi di lavoro legati all'IA potrebbero far crescere il consumo energetico dei data center a un tasso del 44,7% annuo fino al 2027 (fonti: IEA, DCD e IDC). Cosa si sta facendo al riguardo? Per ridurre questo impatto, molte a grandi aziende stanno adottando strategie innovative. Tra queste, spiccano l'uso di energie rinnovabili per alimentare i data center e l'ottimizzazione dei sistemi di raffreddamento, come il raffreddamento... --- - Published: 2024-11-26 - Modified: 2024-11-26 - URL: https://kilobit.it/articolo/sicurezza-informatica-darkbert-e-alternative/ - Categorie: Intelligenza Artificiale I dati ormai sono il pilastro dell'economia globale, compresi quelli personali. Tra AI, social, cloud e centralizzazione, le minacce per la sicurezza informatica aumentano: e le risposte quali sono? A partire dal nuovissimo DarkBERT, vediamo alcune soluzioni specifiche per la sicurezza informatica. La sicurezza informatica oggi è un settore importantissimo perché i dati personali sono diventati il fulcro dell'economia globale. Vediamo una rapidissima ascesa di svariati modelli di intelligenza artificiale capaci di organizzare e analizzare enormi moli di dati. Abbiamo sempre più presenze sui social media e un utilizzo maggiore di cloud: piattaforme e servizi forniti da multinazionali che centralizzano big data in quantità, modalità e maniere senza precedenti. Dati vulnerabili non solo a utilizzi ambigui e impropri per profilazioni non autorizzate e addestramento di modelli. Ma anche preda di hacker che possono utilizzarli per truffe o per utilizzi illegali nel dark web: parti nascoste, sconosciute e inaccessibili ai più nei quali crescono mercati neri e dai quali possono anche nascere minacce per la sicurezza informatica globale. Quindi la sicurezza informatica è chiamata a stare al passo. Infatti è l'unico settore che può seriamente fare da contraltare al progresso digitale, così da equilibrare le sue conseguenze più pericolose e incontrollabili. Capiamoci bene: ovviamente il progresso non è solo negativo. Restano comunque concrete conseguenze preoccupanti che non solo possono minacciare la sicurezza dei dati e la privacy delle persone... ma che possono determinare tantissimi aspetti dell'intero tessuto socio-economico, andando a influire sull'essere umano, sulla sua percezione e quindi sulla cultura e la civiltà. DarkBERT e alternative avanzate per la sicurezza informatica Vediamo adesso, al di là della teoria, quali sono gli attori che stanno raffinando soluzioni di sicurezza informatica. DarkBERT nasce da un gruppo di ricercatori sudcoreani del KAIST in collaborazione con l'azienda S2W. Questo progetto si propone di affrontare il crescente aumento delle attività illecite che hanno luogo nel dark web. Si tratta di un’intelligenza artificiale che esplora le parti più oscure della rete analizzando in modo proattivo i dati e individuando potenziali vulnerabilità e minacce nascoste, per prevenirle e dare modo di contrastarle. La sua azione include la rilevazione di malware, ransomware e discussioni illegali. Parliamo di un mezzo unico e potente che ha appena iniziato a diffondersi e che non è ancora accessibile al pubblico. Per ora è riservato a fini accademici e di ricerca e si può approfondire in questo paper ufficiale. Crediti: S2W e KAIST Tuttavia è noto che S2W, azienda che collabora col KAIST a DarkBERT, propone soluzioni basate su AI per la sicurezza informatica nazionale e pubblica. DarkBERT. Informazione questa che ci offre uno sguardo su un possibile futuro di DarkBERT e su altri attori diversamente... --- - Published: 2024-11-21 - Modified: 2024-11-21 - URL: https://kilobit.it/articolo/ai-beyond-futuro-intelligenza-artificiale/ - Categorie: Intelligenza Artificiale Oggi trattiamo i risvolti più attesi e d'avanguardia nel campo dell'intelligenza artificiale. Vediamo quello che va oltre le possibilità odierne, tutto riassunto in un approccio definito AI Beyond. Vediamo cosa si prospetta all'orizzonte, tra visioni e realtà. Ormai non si parla d'altro che di intelligenza artificiale. Tecnologie che fino a pochi anni fa per molti erano fantascienza oggi sono a disposizione di tutti: basta avere un pc e una connessione stabile. Tali interventi per rendere l'AI sempre più fruibile, da una parte hanno direzionato lo sviluppo sull'elaborazione del linguaggio naturale e su funzioni multimodali: entrambe funzioni per far interagire più persone possibile. Dall'altra parte tutte le persone che utilizzano l'AI contribuiscono con i loro dati personali e le loro attività a migliorare costantemente i modelli. Quindi abbiamo sviluppo su modelli rivolti a più utenti possibili (non solo tecnologie per uso scientifico, produttivo e militare) e che, in qualche modo, si adattano sempre di più agli utenti stessi. E questo non sorprende, dal momento che oggi quasi tutti i settori si stanno orientando sempre di più sulla personalizzazione. In altre parole, ci si lascia guidare sempre più dalle preferenze degli utenti e certe volte direttamente dalle loro proposte. Da questa prospettiva e sulla base delle ultime novità, dunque, andiamo a disegnare il futuro dell'intelligenza artificiale. Da ChatGPT-5 all'AGI: la base dell'AI Beyond OpenAI è una delle aziende di AI più popolari al mondo. La prossima versione del suo famosissimo modello, ChatGPT-5, è una delle novità più attese nel panorama digitale. Inizialmente l'uscita era prevista per la fine del 2024, ma questa data è stata smentita dal CEO di OpenAI in persona: Sam Altman. Nella stessa occasione si ha avuto modo di approfondire e modulare le aspettative al riguardo. Il modello dovrebbe avere maggiore comprensione contestuale, tempi di risposta più rapidi e migliorare la gestione di input complessi e multimodali, come testo, immagini, audio e video. La cosa più importante, però, è che ChatGPT-5 dovrebbe segnare un passo avanti significativo verso l'intelligenza artificiale generale ovvero l'AGI. L'AGI è una delle evoluzioni più esaltanti e preoccupanti che riguardano l'intelligenza artificiale. Stiamo parlando infatti di un'AI con capacità di ragionamento più avanzate e una maggiore efficienza nel processo decisionale. In sostanza, un'AI capace di ragionare a apprendere come un essere umano. L'AGI, insieme ad altre tecnologie e sviluppi che stiamo per vedere, è la base dell'AI Beyond: il futuro dell'intelligenza artificiale. Le prospettive dell'AI Beyond L'obiettivo dietro al macro approccio definito AI Beyond è di innovare ulteriormente l'interazione uomo-macchina. Oltre l'AGI, che è un pilastro fondamentale dell'AI Beyond ancora lontano dal realizzarsi, troviamo i modelli multimodali, capaci di comprendere e processare... --- - Published: 2024-11-19 - Modified: 2024-11-20 - URL: https://kilobit.it/articolo/progressive-web-app/ - Categorie: News Esistono dal 2015 ma solo oggi se ne sfruttano le potenzialità: parliamo di un'evoluzione delle web app e un'alternativa alle app native. Molte più aziende globali adottano progressive web apps: ma cosa sono? Come funzionano? Perché parlarne oggi? Sostituiranno le app native? Oggi la sostenibilità digitale è una preoccupazione crescente insieme alla centralizzazione del web. In più le applicazioni native, sebbene offrano prestazioni elevate, presentano alcuni limiti. Limiti che diventano, a volte, barriere per la fruizione di alcuni. Fattore che va a influire sul numero di download e di conversioni, ma anche sull'immagine del brand da più punti di vista. Infatti le app native non è detto che siano adatte a tutto. Sono dispendiose e consumano risorse perché necessitano di sviluppi separati per diverse piattaforme e di aggiornamenti frequenti. In questo quadro le progressive web apps hanno un ruolo interessante perché sono più semplici ed economiche da sviluppare da ogni puto di vista. E questo senza sacrificare esperienze utente rapide, affidabili. Con un alto grado di fruibilità e coinvolgimento adottando proprie soluzioni di design. Soluzioni che oltre a influire sull'UX e sull'UI, esprimono l'identità di un marchio e coltivano la sua brand awareness. Cosa sono le progressive web apps? Parliamo di un'evoluzione delle web app sviluppate appositamente per un browser specifico. Le progressive web app si adattano al browser e al dispositivo utilizzato. Questa è la differenza cruciale che le rende più economiche e accessibili, senza passare per gli app store. In più funzionano anche offline, offrendo quindi copertura ottimale, stabile, con le stesse prestazioni delle app native. Ciò lo fanno attraverso principalmente due tecnologie: il Service Worker e il Web App Manifest. Il primo è uno script in background che gestisce la cache, garantendo il funzionamento offline e migliorando le prestazioni della progressive web app, quindi funziona indipendentemente dalla pagina web abilitando notifiche push e sincronizzazioni in background. Il secondo è un file JSON che definisce come una progressive web app appare e si comporta una volta installata, includendo icone, colori e modalità di visualizzazione. Perché parlarne oggi? Le progressive web apps esistono dal 2015 ma solo oggi si sta iniziando a comprendere e sfruttare il loro potenziale. Prima infatti il supporto da parte dei browser non era completo, limitando l’adozione delle 2 tecnologie chiave che fanno funzionare una progressive web app. Solo oggi comincia a esserci attenzione verso la sostenibilità digitale e la decentralizzazione web. Anche l'aumento del lavoro da remoto spinge a cercare soluzioni scalabili per raggiungere un pubblico globale, incluse aree con connessioni lente o dispositivi meno performanti. Quindi le progressive web apps sono più diffuse, sostenibili, economiche, relativamente decentralizzate perché non si passa per app store, efficienti... --- - Published: 2024-11-14 - Modified: 2024-11-21 - URL: https://kilobit.it/articolo/il-declino-di-google-amp/ - Categorie: News, Siti Web Vediamo quali sono le criticità di Google AMP che l'hanno accompagnata verso un declino in favore di altre applicazioni e approcci che qui vi raccontiamo. La velocità e le prestazioni di un sito web, ormai, non sono più a spese della personalizzazione e dell'identità di brand. Lanciato nel 2015, Google AMP è nato per migliorare la velocità di caricamento delle pagine web su dispositivi mobili. Quindi parliamo della soddisfazione di un'esigenza sempre più cruciale nel contesto odierno, dove l'uso del mobile è sempre più significativo. Infatti, secondo il rapporto Digital 2024 di We Are Social, il numero di utenti unici da mobile ha raggiunto 5,61 miliardi, rappresentando il 69,4% della popolazione mondiale. Questo dato evidenzia un incremento di 138 milioni di utenti rispetto all'inizio del 2023. Alla luce di ciò capiamo la necessità di una soluzione come Google AMP. Adottata inizialmente da grandi editori e piattaforme di news ha promesso esperienze di navigazione più rapide, ottimizzate per gli utenti in movimento. Tuttavia, negli ultimi anni, abbiamo assistito a un progressivo declino della sua popolarità, con molti siti che scelgono soluzioni alternative per migliorare le performance senza fare compromessi su personalizzazione e controllo. Per capire meglio questo fenomeno, esaminiamo le criticità di Google AMP, il ruolo delle ultime tecnologie nel migliorare l’esperienza utente e la loro capacità di offrire prestazioni elevate senza sacrificare il branding e la privacy. Le criticità di Google AMP In seguito a un certo successo di Google AMP, chi lo ha adottato ha iniziato a percepire diverse limitazioni da cui consegue il declino di utilizzo che descriviamo. Innanzitutto Google AMP centralizzava i contenuti sui server di Google, conferendo all'azienda un maggiore controllo sui contenuti web. Questo ha sollevato preoccupazioni, specialmente tra gli editori che vedevano ridotto il controllo diretto sulle proprie pagine. Il framework AMP imponeva l’utilizzo di una versione ridotta di HTML, HTML AMP, limitando funzionalità e personalizzazione. Queste restrizioni hanno portato molte aziende a chiedersi se AMP fosse compatibile con un design inclusivo e orientato all’esperienza utente, elementi sempre più fondamentali nella comunicazione moderna. Infine, poiché le pagine AMP spesso apparivano nel formato “Google AMP”, alcuni utenti percepivano i contenuti come appartenenti a Google, con un impatto negativo sulla visibilità del brand originario. Il ruolo dell'esperienza utente e il Core Web Vitals Con il passare del tempo, un approccio più olistico alla velocità e alle performance dei siti web ha surclassato l'importanza di Google AMP. E per rispondere Google ha introdotto il Core Web Vitals. Parliamo di un insieme di metriche che misurano l'esperienza utente in termini di velocità di caricamento, interattività e stabilità visiva. Grazie a questi nuovi parametri, i siti possono ottenere ottime performance senza dover necessariamente adottare AMP.... --- - Published: 2024-11-12 - Modified: 2024-11-12 - URL: https://kilobit.it/articolo/creare-persone-intelligenza-artificiale/ - Categorie: Intelligenza Artificiale Per rispondere a questa domanda parliamo di percezione. Trattiamo il tema dei dati personali, sui quali si basano i gemelli digitali e gli avatar intelligenti: tecnologie di AI sempre più capaci di riprodurre digitalmente una persona vera, che offrono prospettive interessanti e scenari preoccupanti. Così andremo a riflettere sul rapporto impresa/cliente e delle loro rispettive responsabilità nella creazione di persone con intelligenza artificiale. Creare persone vere e proprie con intelligenza artificiale oggi non è possibile. Siamo parecchio lontani da una realizzazione fisica, che da un certo punto di vista non accadrà mai. Ma oggi già accade da un punto di vista percettivo. Ed è la percezione che crea gran parte della realtà. Esistono attualmente due tecnologie già in grado di creare rappresentazioni digitali che simulano comportamenti, emozioni e tratti distintivi di una persona reale. Non parliamo solamente di programmi o software che rispondono meccanicamente a comandi, ma di intelligenze artificiali sempre più sofisticate che danno la percezione di stare parlando con una persona. Percezione, sentita maggiormente da chi è più solo o meno istruito tecnologicamente. Da una parte abbiamo gli avatar intelligenti, utilizzati per interazioni immediate e specifiche. Dall'altra abbiamo i gemelli digitali: rappresentazioni dettagliate di persone reali aggiornate in tempo reale. Cosa sono esattamente e perché queste tecnologie stanno prendendo piede? Avatar intelligenti e gemelli digitali: persone create con l'AI Gli avatar intelligenti sono rappresentazioni digitali, solitamente di tipo grafico o animato, progettate per interagire in tempo reale con gli utenti. Alimentati da modelli di linguaggio naturale e algoritmi di machine learning, questi avatar possono potenzialmente: capire il contesto di una domanda, comprendere la domanda anche se espressa in forma colloquiale o complessa, fornire assistenza precisa rispetto alla domanda, parlare simulando comportamenti umani. I gemelli digitali invece sono repliche virtuali altamente dettagliate di oggetti, processi o di persone creati per monitorare e simulare condizioni reali in tempo reale. Spesso sono usati in AR e VR. Nel caso dei gemelli digitali umani, queste rappresentazioni sono aggiornate continuamente con dati biometrici, comportamentali e ambientali, permettendo di replicare lo stato di salute o di studiare le risposte a specifici stimoli. Si utilizzano principalmente in ambito medico. Prospettive interessanti e scenari preoccupanti In ambito sanitario, i gemelli digitali umani consentono simulazioni dettagliate dei pazienti per testare cure e terapie personalizzate. Nella formazione e nel lavoro, possono replicare risposte comportamentali, migliorando i percorsi di addestramento. Gli avatar intelligenti applicati ai PNG dei videogame porterebbero l'esperienza di gioco a livelli mai visti. Oppure un'impresa potrebbe fornire servizi di assistenza personalizzati sul cliente investendo soltanto in un modello di AI. Un modello di intelligenza artificiale che dichiaratamente non è una persona, ma che ascolta e parla come tale pur se solo nei contesti per cui è programmata. Una "persona" con la quale è facile parlare perché sai che non... --- - Published: 2024-11-07 - Modified: 2024-12-19 - URL: https://kilobit.it/articolo/scopri-il-web-3-0/ - Categorie: Blockchain, Siti Web, Web 3.0 Il Web 3.0 è in via di sviluppo e potrebbe cambiare il mondo digitale attraverso una decentralizzazione su più piani. Per oggi possiamo scoprire le tecnologie su cui si basa, le sue criticità, se è sostenibile e le sue attuali applicazioni. Il Web 3. 0 è un progetto in via di sviluppo che punta a cambiare il mondo digitale per come lo conosciamo oggi. Il focus di questa innovazione infatti è la decentralizzazione del controllo dei dati degli utenti. Cosa che ci restituirebbe piena proprietà delle nostre informazioni personali. In un momento storico come il nostro, dominato da rischi e ambiguità sulla privacy, il Web 3. 0 quindi è più attuale che mai. Tra blockchain, smart contract, criptovalute e protocolli decentralizzati, potrebbe creare uno spazio digitale sicuro e indipendente. Questo perché, tali applicazioni, sostanzialmente tolgono intermediari nello scambio di dati e sono progettate per garantire sicurezza inviolabile. All'interno del sistema tecnologico su cui si basa il Web 3. 0 vediamo ovviamente il supporto importante dell'intelligenza artificiale. Supporto che mira a migliorare l'interpretazione dei dati, l'interattività e la personalizzazione (focus cruciale oggi) attraverso assistenti virtuali e motori di ricerca avanzati. Ricostruiamo bene su cosa si basa il Web 3. 0 e le conseguenze pratiche in vari campi del digitale. Infatti andremo a capire se si sistemi decentralizzati sono sostenibili per tutti. Poi, proveremo a capire se nel Web 3. 0 i siti rimarrebbero gli stessi, se cambierebbero gli e-commerce, se ci si dovrebbe interfacciare in modo diverso con la SEO e se le sponsorizzazioni funzionerebbe come oggi. Su cosa si basa il Web 3. 0 Come accennavamo, al centro troviamo la blockchain. Si tratta di un registro digitale distribuito su nodi indipendenti che verifica e immagazzina transazioni in modo immutabile e trasparente. La blockchain quindi permette di eliminare i tradizionali server centralizzati, rendendo più sicuro il trattamento dei dati e aprendo la strada ad applicazioni indipendenti e decentralizzate, ovvero le DApp. Poi abbiamo gli smart contract. Parliamo di contratti intelligenti, sigillati, che automatizzano le transazioni tra utenti. Quindi sono programmi basati su blockchain che eseguono istruzioni predefinite senza bisogno di intermediari. Su questi già si basa la finanza decentralizzata. Un altro pilastro del Web 3. 0 è rappresentato dai token digitali come le criptovalute e gli NFT. In questi due casi abbiamo a che fare con scambi di valori senza banche e certificati di proprietà digitali su contenuti unici. Anche l'intelligenza artificiale abbiamo detto è alla base di una nuova visione di internet, con l'interpretazione semantica per motori di ricerca avanzati e assistenti virtuali responsivi. Però il vero cuore del Web 3. 0 rimane la decentralizzazione. La decentralizzazione è sostenibile oggi? Avere... --- --- > Per il contenuto completo e aggiornamenti in tempo reale, visita https://kilobit.it Grazie per aver eseguito il crawl! ---